Tratto da Amici Domenicanihttps://www.amicidomenicani.it/cosa-significa-vivere-in-grazia-di-dio-qual-e-la-sua-importanza-si-perde-col-peccato-grave-ma-quali-sono-i-peccati-gravi-specialmente-nellambito-della-sessualita/
Quesito
Buonasera Padre Angelo!
Le scrivo per chiederLe se avrebbe tra le varie domande che Le hanno posto negli anni un quesito che posso far girare a dei miei giovani amici dove si insegna l’importanza del cristiano di rimanere in stato di grazia e dove si parla di che cos’è e delle conseguenze del peccato mortale?
Avrebbe poi un elenco sintetico dei peccati mortali più gravi in particolari quelli legati alla sfera sessuale?
Le chiedo questo perché noto una ignoranza sempre più dilagante tra i miei amici cattolici sulla differenza tra stato di grazia / peccato mortale che invece è fondamentale per Comunicarsi e progredire nella strada della santità. Grazie dell’attenzione, scusi l’ora, buona notte! Dio la benedica e la Madonna la custodisca!
Francesco
Risposta del sacerdote
Caro Francesco,
1. Per grazia di Dio si intende uno stato di amicizia tra l’uomo e Dio.
È qualcosa di più che il legame di affetto che unisce una persona ad un’altra.
Perché l’amicizia umana è una relazione affettiva che nasce da noi e spinge a stare vicini o insieme agli amici.
Nell’amicizia con Dio c’è una realtà nuova, di ordine soprannaturale (i teologi parlano di qualcosa di ontologico) che Dio infonde in noi e che non solo spinge a stare insieme con gli amici, ma porta la sua presenza personale dentro di noi.
A motivo di questa sua presenza, che non è inerte, ma attiva, si parla di grazia santificante, che rende santi e amici di Dio.
2. Come quando una realtà o una persona è molto bella e si dice che è graziosa, così si parla di grazia perché questa realtà conferisce una bellezza e uno splendore straordinario alla nostra anima.
Un’immagine può far comprendere tutto questo: si pensi ad un lampadario in cristallo impolverato, sporco e spento.
Quando lo si pulisce, e si toglie la sporcizia e lo si accende, diventa luminoso, pieno di splendore. Riceve la luce dentro di sé e proprio per questo gli viene donata una bellezza e uno splendore incomparabile che non soltanto lo rende bello ma conferisce bellezza anche a tutto ciò che lo circonda.
3. La nostra anima è già bella per sua natura perché è fatta di immagine e somiglianza di Dio, ma viene sporcata e macchiata dal peccato.
Quando viene pulita e quando Dio entra personalmente dentro di lei riceve analogamente al cristallo illuminato uno splendore soprannaturale, che supera ogni bellezza delle cose di questo mondo.
Questa bellezza non se la dà da se stessa, ma la riceve da Dio come il cristallo non si illumina e non diventa luminoso da se stesso, ma da una luce che gli si infonde.
Proprio perché si tratta di una realtà infusa è un dono, è una grazia.
Anzi, è la grazia per eccellenza.
4. La grazia è il dono più bello e più prezioso che possiamo ricevere da Dio.
Non è il primo dono ricevuto da lui. Il primo è quello dell’esistenza, che è fondamentale ed è la premessa insostituibile per ricevere tutti gli altri doni.
Abbiamo ricevuto poi il dono di poter pensare, di amare, di essere liberi, di lavorare, di stringere amicizie, di formare delle famiglie, di generare figli.
Ma il dono della grazia è il più bello e il più prezioso perché portando la presenza personale di Dio dentro di noi dischiude la vita eterna, il paradiso.
Anche in questo senso va interpretato quel versetto di Davide: “Poiché la tua grazia vale più della vita” (Sal 63,2). Oggi al posto di la tua grazia hanno tradotto il tuo amore. La sostanza però è la stessa perché l’accoglienza dell’amore del Signore ci rende i suoi amici.
5. Lo stato di grazia si perde con il peccato grave o mortale perché con questo peccato di fatto ci si separa da Dio contraddicendo la sua volontà.
L’accordo con la volontà di Dio è essenziale per godere della sua amicizia. L’ha detto il Signore stesso nell’ultima cena: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama” (Gv 14,21) e “Se uno mi ama, osserverà la mia parola” (Gv 14,23).
La grazia di Dio è quel vestito nuziale degno di Dio che consente di stare alla sua presenza e di nutrirci del suo Corpo e del suo Sangue. È Gesù che ne ha parlato in questi termini nella parabola degli invitati a nozze quando disse: “Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: «Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?». Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: «Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti»” (Mt 22,1-13).
Fare la Santa Comunione privi di questa veste nuziale è la stessa cosa che fingere di essere in comunione. Ci si accosta senza essere purificati. Si compie un sacrilegio e si peggiora la propria condizione.
Ugualmente questa veste nuziale è indispensabile per poter entrare in paradiso. Nell’Apocalisse si legge che nella Gerusalemme celeste non vi entra nulla di impuro (cfr. Ap 21,7).
6. Sul peccato grave e sulle sue conseguenze è sufficiente ricordare quanto afferma il catechismo della chiesa cattolica: “Scegliere deliberatamente, cioè sapendolo e volendolo, una cosa gravemente contraria alla legge divina e al fine ultimo dell’uomo, è commettere un peccato mortale. Esso distrugge in noi la carità, senza la quale la beatitudine eterna è impossibile. Se non ci si pente, conduce alla morte eterna” (CCC 1874).
“Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola «inferno»” (CCC 1033).
“Colui che è consapevole di aver commesso un peccato mortale non deve ricevere la santa Comunione, anche se prova una grande contrizione, senza aver prima ricevuto l’assoluzione sacramentale, a meno che non abbia un motivo grave per comunicarsi e non gli sia possibile accedere a un confessore” (CCC 1457).
7. Il Signore stesso prevedendo la nostra fragilità e instabilità ci onora della possibilità di ricuperare lo stato di grazia nel sacramento della riconciliazione o della penitenza, cioè nella confessione.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica scrive: “Cristo ha istituito il sacramento della Penitenza per tutti i membri peccatori della sua Chiesa, in primo luogo per coloro che, dopo il Battesimo, sono caduti in peccato grave e hanno così perduto la grazia battesimale e inflitto una ferita alla comunione ecclesiale. A costoro il sacramento della Penitenza offre una nuova possibilità di convertirsi e di recuperare la grazia della giustificazione. I Padri della Chiesa presentano questo sacramento come «la seconda tavola dopo il naufragio della grazia perduta»” (CCC 1446).
“L’Eucaristia non è ordinata al perdono dei peccati mortali. Questo è proprio del sacramento della Riconciliazione” (CCC 1395).
8. I peccati gravi che fanno perdere lo stato di grazia sono compendiati grosso modo nei 10 comandamenti.
Comunemente possono essere questi: la bestemmia, non partecipare alla Messa nel giorno di domenica e nelle altre feste di precetto senza grave motivo, ricevere la Santa Comunione in stato di peccato grave e pertanto senza la previa confessione dei peccati gravi, fare uso di sostanze stupefacenti, uccidere, consigliare aborto, ubriacarsi, impurità varie nell’ambito della sessualità, rubare o danneggiare gravemente i beni altrui, calunniare, covare e alimentare odio e divisione, accedere a pratiche che mettono in contatto con il nemico dell’uomo (maleficio, spiritismo, magia e altre pratiche superstiziose).
9. Specificando ulteriormente i peccati gravi nell’ambito sessuale il Catechismo della Chiesa Cattolica vi annovera “la masturbazione, la fornicazione, la pornografia e le pratiche omosessuali” (CCC 2396), la contraccezione all’interno del matrimonio, la sterilizzazione contraccettiva, l’adulterio, “l’inseminazione e la fecondazione artificiale sia omologa che eterologa” (CCC 2376 e 2377).
Per fornicazione si intende “l’unione carnale tra un uomo e una donna liberi, al di fuori del matrimonio” (CCC 2353).
Vi sono compresi i rapporti sessuali prima del matrimonio.
Ugualmente sono peccato grave le libere unioni e cioè le convivenze, che di fatto sono un concubinato.
10. In particolare va ricordata questa affermazione: “L’atto sessuale deve aver posto esclusivamente nel matrimonio; al di fuori di esso costituisce sempre un peccato grave ed esclude dalla Comunione sacramentale” (CCC 2390).
Penso di averti detto l’essenziale.
Con l’augurio che questa la risposta girata tra gli amici possa fare del bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo