A pensare male si fa peccato, ma come diceva qualcuno, spesso ci si prende. E il tempismo dell’ultimo caso di suicidio assistito appare evidentemente studiato per esercitare sul Parlamento ulteriori pressioni in merito alla legge sul cosiddetto “fine vita” (chiamarla “legge sulla morte” pareva brutto e “suicidio assistito” avrebbe rischiato di aprire troppi occhi). La notizia viene battuta dall’Ansa alle 9.36 di ieri: «Perugia. La giornalista perugina Laura Santi, 50 anni, è morta a casa sua, nel capoluogo umbro dopo essersi auto-somministrata un farmaco letale. Era affetta da una forma progressiva e avanzata di sclerosi multipla. Accanto a lei, suo marito Stefano, che le è sempre stato vicino anche negli ultimi anni di battaglia sul fine vita. A darne notizia è l’associazione Luca Coscioni della quale è stata attivista. “Dopo anni di progressione di malattia e dopo l’ultimo anno di peggioramento feroce delle sue condizioni, le sue sofferenze erano diventate per lei intollerabili” sottolinea il marito».
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