Si chiama Oltre lo sguardo. Guida pratica su varianza di genere, orientamenti sessuali e omogenitorialità per un ambulatorio pediatrico accogliente ed è stata scritta dalla Società Italiana di Pediatria (Sip) e dall’Associazione Culturale Pediatri, ma avrebbe potuto scriverla l’Arcigay. Infatti la Sip in questa guida si mostra totalmente a favore dell’omosessualità, della transessualità e dell’intersessualità dei minori, bambini compresi, senza nessuna riserva di carattere scientifico.
Qualche citazione dal testo: «Comunicando con assertività che un orientamento non eterosessuale è un esito possibile e non preoccupante dello sviluppo [si tratta della cosiddetta terapia affermativa di genere], il pediatra contribuisce a creare una cultura inclusiva per lo sviluppo di tutte le individualità» (p. 8); si consiglia l’«uso di nomi e pronomi elettivi», ossia scelti dal minore, nonché l’adozione della carriera alias a scuola e occorre, persino «in epoca prepuberale, sostenere l’affermazione di genere», cioè la transessualità (p. 10); «sul piano normativo, in Italia manca una legge specifica che riconosca la condizione intersex e che vieti interventi chirurgici normalizzanti» (p. 15), quindi che vieti la possibilità, in realtà più che legittima, di tentare di rimediare alle anomalie somatiche quando la conformazione dei genitali non è allineata all’identità sessuale genetica; in merito all’omogenitorialità, «il riconoscimento del legame di filiazione è cruciale per garantire diritti e sicurezza dei figli» (p. 16); «la comunità scientifica concorda: i genitori omosessuali sono adeguati quanto quelli eterosessuali. I figli di coppie omogenitoriali mostrano un adattamento emotivo, comportamentale e sociale sovrapponibile agli altri, senza danni legati all’orientamento sessuale dei genitori. L’unico rischio dimostrato in cui possono incorrere è l’esposizione al minority stress (stress delle minoranze), dovuto a stigma sociale e discriminazioni» (p. 17).
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