Riceviamo e rilanciamo nel rispetto dell'art.3 e art. 27 della CostituzioneDa un post di Maria Verita Boddi
“Oggi mi applicano il braccialetto elettronico, oltraggioso e inutile, a Roma usato solo per criminali violenti e spacciatori”
Dichiarazione di Mario Adinolfi: “Gli atti dell’inchiesta che mi riguarda sono stati forniti istantaneamente e illegalmente ai media nel momento stesso in cui venivo arrestato, ma i miei legali andati subito in tribunale incredibilmente non li hanno trovati depositati.
Il messaggio è chiaro, la difesa è negata. Questa notizia l’ha data solo una testata, che non cito per non metterla in difficoltà e per la stessa ragione non cito (ma ringrazio, commosso) le persone, tra cui alcuni personaggi assai noti e miei avversari, che si sono distinte ricordando le regole base di uno Stato di diritto: presunzione di innocenza e diritto pieno alla difesa. Oggi finalmente i miei avvocati Di Lorenzo e De Luca potranno prendere visione delle accuse e lunedì andremo all’interrogatorio. Ma sarà tutto un rito inutile. L’obiettivo è stato raggiunto: la sentenza definitiva di colpevolezza è stata emessa e marchiata a fuoco da una gogna mediatica spropositata. Ci sono stati quotidiani con la mia foto in prima pagina quattro volte più grande di quella di Trump al vertice di Ankara, tg e giornali hanno forgiato il tatuaggio ormai indelebile: Adinolfi che faceva tanto il cristiano ha truffato 5 milioni con le scommesse e ci si è comprato lo yacht, i Rolex e i lingotti d’oro, poi c’è pure andato alle Maldive e in Egitto, ha i conti in Lituania. E a che serve ora che io dica la verità, che sono accuse platealmente false? Che sono assolutamente innocente, che non ho mai acquistato o posseduto in vita mia beni di lusso, che i ‘conti in Lituania’ sono una carta Revolut con forse 500 euro sopra e le Maldive o l’Egitto li ho visti solo in cartolina? L’associazione a delinquere contro cui ho sporto denuncia ad aprile ha già ottenuto la sua vittoria, ha ucciso la persona sgradita e anche l’assoluzione finale che certamente arriverà tra chissà quanti anni non mi restituirà mai l’onore spazzato via dai titoli di giornali e tg, dai commenti osceni sui social, dalle esultanze sguaiate di chi vede l’avversario a terra e lo calpesta perché non può difendersi. Questa è una vicenda barbara e disumana per il grado di violenza esercitato, la cui intensità è pari solo all’esultanza con cui alcuni ambiti celebrano l’aver zittito una persona che aveva il vizio di non stare zitto, dicendo cose che risuonavano come carta vetrata rispetto a interessi che oggi hanno colpito uno per educarne cento: chi tocca certi fili, muore. Sono colpevole solo di essere un giocatore, mi alzai anche in Parlamento per rivendicare con orgoglio questa mia caratteristica. Ho giocato, sì, tutta la vita e da una vita lo faccio collettivamente, poi nel gioco si vince e si perde: con me tanti ma proprio tanti hanno vinto e si faranno certamente avanti per difendermi in sede processuale, così saranno relativizzate almeno sul piano legale le parole dei pochi che hanno perso e ora si vendicano lamentandosene sui media associandosi alla banda criminale che mi vuole zittito per sempre. Oggi per rendermi chiaro quanto potente sia il Golia che mi è stato scagliato contro, mi sarà materialmente applicato l’inutile ma oltraggioso braccialetto elettronico. Sono già ai domiciliari, cosa temono, che evada? A Roma non c’è un solo indagato (già, io sono solo un indagato, neanche un imputato, meno che mai un condannato, lo ricordo ai distratti) che possa sfoggiare l’ambita cavigliera, se non per crimini violenti o spaccio di droga. Anche su questo sarò un unicum. Offro questa sofferenza al Signore, mentre il mio cuore sanguina perché vede il dolore immane inferto ai miei familiari. Sarò forte nella prova, per quanto ingiusta: Cristo Regna”.