Nel giorno dell'incontro tra il segretario generale dell'Onu António Guterres e il Presidente della “nuova Siria” Ahmed al Shaara in una Damasco blindata – solo tre settimane prima, in occasione della visita del Presidente francese Macron, l'esplosione di due bombe nei pressi del suo hotel ha provocato un morto e decine di feriti - lasciamo la Capitale per Maaloula, sulle montagne del Qalamoun a nord est di Damasco, vicino al confine con il Libano.
Maaloula è un antichissimo villaggio cristiano fatto di case aggrappate alla roccia a 1400 metri sul livello del mare, noto perché è uno dei pochi luoghi al mondo - tra Siria, Iraq e Turchia - in cui si parla ancora l'aramaico, la lingua parlata al tempo di Gesù. Al di là dell'immagine da cartolina, però, Maaloula, è forse anche il luogo che racconta meglio le violenze, le atrocità, le contraddizioni di quasi quindici anni di guerra siriana. Tra il settembre 2013 e l'aprile del 2014 il villaggio fu interessato da violenti scontri tra l'esercito di Assad e i jihadisti di al Nusra, di cui fecero le spese decine di civili residenti (tra venti e settanta morti secondo le fonti, di cui tre giustiziati in odium fidei dagli estremisti per non essersi convertiti all'islam).
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