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Lo devo dire: credo che l’operazione della Global Sumud Flottilla di Greta Thunberg non abbia come reale intenzione quella di “portare via mare aiuti alla popolazione civile di Gaza”, ma voglia provocare la marina israeliana per ottenere magari grazie a un incidente un’ulteriore ondata di indignazione contro il blocco navale che da tempo è praticato da Tel Aviv su quelle coste.
Non credo sia il modo migliore per affrontare il tragico nodo delle condizioni della popolazione palestinese nella Striscia. È la prosecuzione della logica di Hamas con altri mezzi. Lo slogan risuonato incessantemente “from the river to the sea, Palestine will be free” d’altronde evoca esplicitamente la cancellazione di Israele dalle mappe, esattamente l’obiettivo che Hamas vuole centrare con la pianificazione avviata con il massacro dei civili israeliani del 7 ottobre 2023 atto a indurre la reazione spietata che Tel Aviv sta attuando a Gaza. La questione ora deve essere: come si ferma questa spirale di orrore in cui pagano solo i più indifesi? Non con la provocazione di far arrivare cinquanta imbarcazioni con le bandiere palestinesi al vento davanti alla Marina militare israeliana schierata in assetto di guerra. Questo è utile per dare tanta visibilità a Greta Thunberg e ai suoi accoliti anche del media system italiano, ma ditelo e non raccontateci che la finalità è alleviare la fatica degli abitanti di Gaza perché non è vero, l’obiettivo è solo politico e non va mascherato. Le insegne rosse della Cgil, del Pd, dei sindacati di base di sinistra a Genova per la partenza delle imbarcazioni spiegavano bene la natura e la matrice dell’iniziativa, con il consueto strisciante antisemitismo di fondo, quello che fa insultare la Brigata Ebraica quando sfila il 25 aprile alle manifestazioni organizzate dagli stessi che oggi fanno il pugno chiuso davanti alla Global Sumud Flottilla e a Greta Thunberg.