Due donne che svolgono lo stesso lavoro. Eppure cos'è che le fa diverse? Cos'è che opera un distinguo nella grazia?
La capacità di vegliare.
La capacità di attendere, cioè di fare di sé stessi "una tenda per il Signore".
Le letture che segnano l'inizio del nuovo anno liturgico con l'avvento ci ricordano il cuore delle cose.
Non è il lavoro che pone una scelta ma il come si lavora. Non è ciò che si fa ma come si è realmente in attesa di Gesù che fa la differenza.
La differenza la fa l'amore e il desiderio non l'opera in sé. Se desideri e ami e chiedi che Gesù venga, ti prepari al Santo Natale altrimenti ti stai distraendo e stai usando male il tuo tempo e le tue energie. Stai realmente perdendo tempo. Non sei utile né a te stesso né ai fratelli.
Non fai tenda; piuttosto fai il circo il che, evidentemente, è un'altra cosa.
Non stai cercando il bambino ma stai cercando di essere "adulto" nella scorciatoia della vanità tutto orientato o orientata a crearti una identità senza comprendere che nell'appartenenza a Cristo si svela chi sei. Nella attesa di Lui si compie il tuo sé e lì, si compie, la poesia armonica del "noi".
Ti perdi in gozzoviglie e ubriachezze, in dissipazioni e piccinerie. Perché le ubriachezze non sono solo quelle degli alcolici ma quello dei fittizzi riempimenti di nulla con cui trascini le tue giornate, dal mattino alla sera. Stai alla mola con il cuore sulla mola e non nell'attesa di Lui e del Suo splendore.
Non respiri la grazia della Sua Venuta ma l'ossido di carbonio del tuo sguardo riflesso, del costruirti con le tue mani, dell'abitudine al peccato, del fondarti sulle sabbie mobili di un sé ipertrofico ed ego-riferito. I tuoi passi e il tuo vagare fondati su ciò che vuoi in un perenne spettacolo e non su ciò che è Bene. Dando ignobile spettacolo a te stesso, a Dio e agli angeli.
Ipocrita e stolto!
Come mai sai distinguere l'aria pura dal veleno per i tuoi polmoni e non cerchi di respirare e desiderare nello Spirito Santo la venuta di Gesù?
Se i tuoi gesti non dicono: Maranathà! Vieni Signore Gesù... ti condanni a morire già da adesso.
Ipocrita e stolto!
Non guardare cosa fa il tuo fratello... ma guarda se, e con Maria, attendi il Figlio.
Sali volentieri sul "monte del Signore" e non temere la fatica. Anzi lì, in quel "luogo teologico dell'attesa", tra le lacrime e l'arsura, se presenti e con autenticità, si svela il tuo tesoro.
"Sono sfinito dal gridare,
riarse sono le mie fauci;
i miei occhi si consumano
nell'attesa del mio Dio." (Sl. 69,4)
Fissa il tuo sguardo sulla vita che viene; la vera vita e smettila di lamentarti o di vivere nello smarrimento dell'annaspare aria di catrame e rivestiti di gioia.
"L'anima mia attende il Signore
più che le sentinelle l'aurora.
Israele attenda il Signore,
perché presso il Signore è la misericordia
e grande presso di lui la redenzione." (Sl. 130,6-7)
Nella tua casa proclama, con la parola e il silenzio:
Maranathà, Vieni Signore Gesù!
Nel lavoro, nella preghiera, nell'impegno, nella carità fraterna educa nello Spirito il tuo cuore a seguire il fiume della grazia che grida: Maranathà, Vieni Signore Gesù!
Il gorgoglio nello Spirito e con la sposa siano l'ocassione preziosa dell'attimo: Maranathà, Vieni Signore Gesù!
Paul Freeman