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Famiglia-4La traduzione in italiano del discorso di Benedetto XVIa vescovi della Conferenza episcopale francese in visita «ad limina»

Pubblichiamo una nostra traduzione in italiano del discorso di Benedetto XVI a vescovi francesi ricevuti venerdì mattina, 21 settembre, a Castel Gandolfo, in visita ad limina Apostolorum.

Signor Cardinale,
Cari Fratelli nell’Episcopato,
Grazie, Eminenza, per le sue parole.

È la prima volta che ci ritroviamo insieme dalla mia visita apostolica del 2008 nel vostro bel Paese, caro al mio cuore. Avevo allora tenuto a sottolineare le radici cristiane della Francia che, fin dalle origini, ha ac-colto il messaggio del Vangelo. Que-sta antica eredità costituisce un basa-mento solido sul quale potete fonda-re i vostri sforzi per continuare in-stancabilmente ad annunciare la Pa-rola di Dio, nello spirito che anima la nuova evangelizzazione, tema del-la prossima Assemblea sinodale. La Francia possiede una lunga tradizio-ne spirituale e missionaria, al punto da poter essere definita dal beato Giovanni Paolo II «educatrice dei popoli» (Omelia, Le Bourget, 30 giu-gno 1980). Le sfide di una società largamente secolarizza invitano ora a ricercare con coraggio e ottimismo, una risposta proponendo con auda-cia e inventiva la novità permanente del Vangelo. È in questa prospettiva, per spro-nare i fedeli del mondo intero, che ho proposto l’Anno della Fede, se-gnando in tal modo il cinquantesi-mo anniversario dell’apertura dei la-vori del Concilio VaticanoII: «L’An-no della fede è un invito ad un’au-tentica e rinnovata conversione al Si-gnore, unico Salvatore del mondo» (Porta fidei, n. 6). La figura del Buon Pastore che conosce le sue pe-core, parte alla ricerca di quella che si è persa, e le ama fino a dare la propria vita per loro, è una delle più suggestive del Vangelo (cfr. Gv10). Si applica in primo luogo ai Vescovi nella loro sollecitudine per tutti i fe-deli cristiani, ma anche ai sacerdoti, loro cooperatori. Il sovraccarico di lavoro che grava sui vostri sacerdoti crea un obbligo maggiore di vegliare sul «loro benessere materiale e so-prattutto spirituale» (Presbyterorum Ordinis , n. 7), poiché voi avete rice-vuto la responsabilità della santità dei vostri sacerdoti, sapendo bene che, come vi ho detto a Lourdes «la loro vita spirituale è il fondamento della loro vita apostolica» e, di con-seguenza, garante della fecondità di tutto il loro ministero. Il vescovo diocesano è dunque chiamato a ma-nifestare una sollecitudine particola-re verso i suoi sacerdoti (cfr. CIC, can. 384), e più in particolare verso quanti hanno ricevuto l’ordinazione di recente e quanti sono nel bisogno o anziani. Non posso non incorag-giare i vostri sforzi per accoglierli senza mai stancarvi, per agire verso di loro con un cuore di padre e di madre e considerarli «come figli e amici» (Lumen gentium, n. 28). Vi starà a cuore mettere a loro disposi-zione i mezzi di cui hanno bisogno per alimentare la loro vita spirituale e intellettuale e per trovare anche il sostegno della vita fraterna. Apprez-zo le iniziative che avete preso in tal senso e che si presentano come un prolungamento dell’Anno sacerdota-le, posto sotto il patrocinio del santo Curato d’Ars. È stata un’eccellente occasione per contribuire a sviluppa-re questo aspetto spirituale della vita del sacerdote. Proseguire in tale di-rezione non può che recare grande beneficio alla santità dell’intero Po-polo di Dio. Ai nostri giorni, indub-biamente, gli operai del Vangelo so-no pochi. È dunque urgente chiede-re al Padre d’inviare operai per la sua messe (cfr. Lc10, 2). Occorre pregare e far pregare a tal fine e v’incoraggio a seguire con maggiore attenzione la formazione dei semina-risti. Voi volete che i gruppi parroc-chiali che vi trovate a organizzare consentano una migliore qualità del-le celebrazioni e una ricca esperienza comunitaria, facendo al contempo appello a una nuova valorizzazione della domenica. L’avete evidenziato nella vostra nota sui «laici in missio-ne ecclesiale in Francia». Io stesso ho avuto l’opportunità di sottolinea-re in diverse occasioni questo punto essenziale per ogni battezzato. Tut-tavia, la soluzione dei problemi pa-storali diocesani che si presentano non dovrebbe limitarsi a questioni organizzative, per quanto importanti esse siano. Si rischia di porre l’ac-cento sulla ricerca dell’efficacia con una sorta di «burocratizzazione del-la pastorale», concentrandosi sulle strutture, sull’organizzazione e sui programmi, che possono diventare «autoreferenziali», a uso esclusivo dei membri di quelle strutture. Que-ste ultime avrebbero allora scarso impatto sulla vita dei cristiani allon-tanatisi dalla pratica regolare. L’evangelizzazione richiede, invece, di partire dall’incontro con il Signo-re, in un dialogo stabilito nella pre-ghiera, poi di concentrarsi sulla te-stimonianza da dare al fine di aiuta-re i nostro contemporanei a ricono-scere e a riscoprire i segni della pre-senza di Dio. So anche che un po’ ovunque nel vostro Paese vengono proposti ai fedeli tempi di adorazio-ne. Me ne rallegro profondamente e v’incoraggio a fare di Cristo presente nell’Eucaristia la fonte e il culmine della vita cristiana (cfr.Lumen gen-tium, n. 11). È dunque necessario che nella riorganizzazione pastorale sia sempre confermata la funzione del sacerdote che «in quanto strettamen-te vincolata all’ordine episcopale, partecipa della autorità con la quale Cristo stesso fa crescere, santifica e governa il proprio corpo» (P re s b y t e -rorum ordinis, n. 2). Rendo omaggio alla generosità dei laici chiamati a partecipare a uf-fici e a incarichi nella Chiesa (cfr. CIC, can. 228 § 1), dando così prova di una disponibilità per la quale quest’ultima è profondamente rico-noscente. È però opportuno, d’altra parte, ricordare che il compito speci-fico dei fedeli laici è l’animazione cristiana delle realtà temporali all’in-terno delle quali agiscono di propria iniziativa e in modo autonomo, alla luce della fede e dell’insegnamento della Chiesa (cfr. Gaudium et spes, n. 43). È dunque necessario vegliare sul rispetto della differenza esistente tra il sacerdozio comune di tutti i fedeli e il sacerdozio ministeriale di quanti sono stati ordinati al servizio della comunità, differenza non solo di grado ma anche di natura (cfr. Lu-men gentium, n. 10). D’altro canto occorre restare fedeli al deposito in-tegrale della fede così come è inse-gnata dal Magistero autentico e pro-fessata da tutta la Chiesa. In effetti, «la stessa professione della fede è un atto personale ed insieme comunita-rio. È la Chiesa, infatti, il primo soggetto della fede» (Porta fidei, n. 10). Tale professione di fede trova nella liturgia la sua espressione più alta. È importante che questa colla-borazione si situi sempre nel quadro della comunione ecclesiale attorno al Vescovo, che ne è il garante, comu-nione per la quale la Chiesa si mani-festa come una, santa, cattolica e ap ostolica. Quest’anno celebrate il sesto cen-tenario della nascita di Giovanna d’Arco. A tale proposito ho sottoli-neato che «uno degli aspetti più ori-ginali della santità di questa giovane è proprio questo legame tra espe-rienza mistica e missione politica. Dopo gli anni di vita nascosta e di maturazione interiore segue il bien-nio breve, ma intenso, della sua vita pubblica: un anno di azionee un an-no di passione» (Udienza generale, 26 gennaio 2011). Avete in lei un mo-dello di santità laica al servizio del bene comune. Vorrei inoltre sottolineare l’i n t e rd i -pendenza esistente tra «il perfezio-namento della persona umana e lo sviluppo della stessa società» (Gau-dium et spes, n. 25), dal momento che la famiglia «è il fondamento del-la società» (Ibidem, n. 52). Quest’ul-tima è minacciata in molti luoghi, come conseguenza di una concezio-ne della natura umana che si dimo-stra manchevole. Difendere la vita e la famiglia nella società non è asso-lutamente un atto retrogrado, ma piuttosto profetico, poiché significa promuovere valori che permettono il pieno sviluppo della persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio (cfr.Gn1, 26). Abbiamo qui di fronte una vera sfida da raccogliere. In effetti, «grande è il bene che la Chiesa e l’intera società s’attendono dal matrimonio e dalla famiglia su di esso fondata per non impegnarsi a fondo in questo specifico ambito pastorale. Matrimonio e famiglia so-no istituzioni che devono essere pro-mosse e difese da ogni possibile equivoco sulla loro verità, perché ogni danno arrecato ad esse è di fat-to una ferita che si arreca alla convi-venza umana come tale» (S a c ra m e n -tum caritatis, n. 29). D’altro canto, al Vescovo diocesa-no spetta il dovere di «difendere l’unità della Chiesa universale» (CIC, can. 392 § 1), nella porzione del Po-polo di Dio che gli è stata affidata, anche se al suo interno si esprimono legittimamente sensibilità diverse che meritano di essere oggetto di un’eguale sollecitudine pastorale. Le attese particolari delle nuove genera-zioni esigono che venga proposta lo-ro una catechesi adeguata, affinché trovino il proprio posto nella comu-nità dei credenti. Mi ha fatto piacere di aver incontrato un numero consi-derevole di giovani francesi nella Giornata mondiale della gioventù a Madrid, con molti loro pastori, se-gno di un nuovo dinamismo della fede, che apre la porta alla speranza. Vi incoraggio a continuare nel vostro impegno tanto promettente, nono-stante le difficoltà. Per finire, vorrei ancora una volta rivolgere il mio incoraggiamento per l’iniziativa Diaconia 2013, mediante la quale volete esortare le vostre co-munità diocesane e locali, e anche ogni fedele, a rimettere al centro del dinamismo ecclesiale il servizio al fratello, in particolare a quello più fragile. Che il servizio al fratello, ra-dicato nell’amore di Dio, susciti in tutti voi diocesani la preoccupazione di contribuire, ognuno secondo le proprie possibilità, a fare dell’umani-tà, in Cristo, un’unica famiglia, fra-terna e solidale! Cari Fratelli nell’Episcopato, co-nosco il vostro amore e il vostro ser-vizio alla Chiesa, e rendo grazie a Dio per gli sforzi che realizzate ogni giorno per annunciare e rendere effi-cace nelle vostre comunità la Parola di vita del Vangelo. Che, per inter-cessione della Beata Vergine Maria, patrona del vostro caro Paese, e quella delle sante co-patrone Gio-vanna d’Arco e Teresa di Lisieux, Dio vi benedica e benedica la Francia!

© Osservatore Romano - 22 settembre 2012