Senza intimità con Dio non vi è intimità
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"Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?»." (Mt. 14,28-31)Senza intimità con Dio non vi è intimità. Non vi è intimità con sé stessi. Non vi è intimità con la sposa e con lo sposo, non vi è intimità e appartenenza ecclesiale, non vi è intimità nell'amicizia, non vi è intimità nelle nostre relazioni. Si vive ai margini e di surrogati.
Senza Dio l'intimità è una parvenza di intimità perché, certo, ci può essere contatto liminale, ma l'intimità non è un accarezzamento dei sensi fisici e psicologici, un ben-essere, magari convulsamente cercato, tra le varie "cisterne screpolate", ma è piuttosto l'appartenenza più profonda e perfettamente risonante che dona senso, peso, colore, forma e bellezza ad ogni intimità. Ed è cammino continuo di trasfigurazione nella Grazia. La trasfigurazione senza la prova, la scrostazione dei residui di paura e l'abbatimento delle maschere e senza la disciplina nella grazia, non si svela e non trasfigura. È piuttosto metanoia, è conversione, è smettere di fuggire.
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