
Nella Chiesa è necessario «un maggiore impegno» per eliminare definitivamente il «flagello» degli abusi; e occorre farlo «a qualsiasi costo, morale, e di sofferenza». A pochi giorni dalla Lettera al popolo di Dio, una nuova severa denuncia dei «crimini ripugnanti» di cui si sono macchiati membri della comunità ecclesiale nei confronti di minori ha scandito i primi momenti del viaggio del Papa in Irlanda.
Durante l’incontro con i rappresentanti del mondo politico e civile del paese, svoltosi sabato mattina, 25 agosto, nel castello di Dublino, il Pontefice è tornato a esprimere «sofferenza» e «vergogna» per «il grave scandalo» che negli anni scorsi ha scosso la Chiesa irlandese. Una denuncia accompagnata dall’ammissione del «fallimento delle autorità ecclesiastiche — vescovi, superiori religiosi, sacerdoti e altri — nell’affrontare adeguatamente» questi casi e dall’invito a «rimediare agli errori passati» adottando «norme stringenti volte ad assicurare che non accadano di nuovo».
Nel primo appuntamento pubblico della visita — che vivrà i suoi momenti più intensi con la veglia di preghiera nella serata di sabato e con la solenne celebrazione eucaristica di domenica pomeriggio a conclusione dell’incontro mondiale delle famiglie — Francesco ha anche reso omaggio all’antica storia di fede dell’Irlanda. E ha ribadito che la famiglia ha bisogno di essere promossa e tutelata «con ogni mezzo», perché costituisce «il collante della società» e indica la strada per «convivere in armonia» e «riconciliare le diversità».
© Osservatore Romano - 26 agosto 2018