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Catechesi Santo Padre
Benedetto XVI ha ricevuto oggi, venerdì 2 ottobre, alle ore 11, in solenne udienza nel Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo, Sua Eccellenza la signora Mercedes Arrastia Tuason, nuovo Ambasciatore delle Filippine presso la Santa Sede, che ha presentato le Lettere con le quali viene accreditata nell'alto ufficio. L'Ambasciatore, rilevato alla sua residenza da un Gentiluomo di Sua Santità e da un Addetto di Anticamera, era giunto poco prima al Cortile del Palazzo Pontificio, ove un reparto della Guardia Svizzera Pontificia rendeva gli onori.
Ricevuto da un Gentiluomo di Sua Santità, l'Ambasciatore saliva al secondo piano, dove si trovavano ad attenderlo gli Addetti di Anticamera e i Sediari. Il corteo si dirigeva quindi alla Sala degli Svizzeri, da dove il rappresentante diplomatico veniva accompagnato nella Sala dei Papi, accolto dal prefetto della Casa pontificia, l'arcivescovo James Michael Harvey, il quale lo introduceva alla presenza del Pontefice.
Dopo la presentazione delle Credenziali, avevano luogo lo scambio dei discorsi e il colloquio privato.
Al termine dell'udienza l'Ambasciatore discendeva nel cortile del Palazzo e si recava in Vaticano per incontrare il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato. Dopo il colloquio, il diplomatico discendeva nella Basilica Vaticana, dove - ricevuto da una delegazione del Capitolo - si recava nella Cappella del Santissimo Sacramento per un breve atto di adorazione, poi passava a venerare l'immagine della Beatissima Vergine e, infine, la tomba di San Pietro.
Questo è il testo del discorso del Papa.

Madam Ambassador,
Grateful for the kind words which you have addressed to me, I gladly accept the Letters of Credence accrediting you as Ambassador Extraordinary and Plenipotentiary of the Republic of the Philippines to the Holy See. I would like to reciprocate the warm greetings which you have extended to me on behalf of Her Excellency, President Gloria Macapagal-Arroyo, and I would ask you to convey to her and to all the beloved Filipino people the assurance of my spiritual closeness and prayers, especially for the victims of Typhoon Ketsana.
For over half a century, the Holy See and the Philippines have maintained excellent diplomatic relations, strengthening their long-standing cooperation for the promotion of peace, human dignity and freedom. The spirit of good will which has brought us to this day will surely enkindle a fresh desire to work together so that justice and freedom go hand-in-hand, and that democratic principles be grounded in truth. For her part, in the midst of the many changing social, economic and political conditions around the globe, the Church continues to hold out the Gospel as the path to authentic human progress (cf. Spe Salvi, 23). I am confident that the faith of the Filipino people - a faith, as Your Excellency has indicated, which gives them the "resilience" to face any hardship or difficulty - will arouse in them a desire to participate ever more fervently in the worldwide task of building up a civilization of love, the seed of which God has implanted in every people and every culture.
Your Excellency, I am pleased to note the various development initiatives under way in your country, including the modernization of irrigation systems, the improvement of public transportation and the reform of social assistance programs. As the Philippines continues to implement these and other plans for a just and sustainable development, I am confident that she will draw upon all her resources - spiritual as well as material - so that her citizens may flourish in body and soul, knowing the goodness of God and living in solidarity with their neighbors. Such programs, of course, are primarily aimed at improving the actual living conditions of the poorest, thus enabling them to fulfill their responsibilities towards their families and to carry out the duties which fall to them as members of the wider community. Above all, the struggle against poverty calls for honesty, integrity and an unwavering fidelity to the principles of justice, especially on the part of those directly entrusted with the offices of governance and public administration.
In an age when the name of God is abused by certain groups, the "work of charity" (Caritas in Veritate, 57) is particularly urgent. This is especially true in regions that have been sadly scarred by conflicts. I encourage all to persevere so that peace may prevail. As you have mentioned, Madam Ambassador, initiatives that aim at facilitating dialogue and cultural exchange are particularly effective, for peace can never come about merely as the product of a technical process engineered through legislative, judicial or economic means. In the conviction that evil is only conquered with good (cf. Rom 12: 21), many in your country are taking courageous steps to bring people together in order to foster reconciliation and mutual understanding. I am thinking in particular of the commendable work of the Bishops Ulama Conference (buc), the Mindanao People's Conference, as well as that of many grassroots organizations. The Special Non-Aligned Movement Ministerial Meeting on Interfaith Dialogue and Cooperation for Peace and Development, which your country will host in December, also holds out the promise of advancing peace in Mindanao and throughout the world.
In closing, Madam Ambassador, I would like to take this opportunity to reassure the Filipino people of my affection and continued prayers for them. I encourage them to allow their deep faith, their cultural heritage and the democratic values that have been a part of their patrimony from the time of their independence to shine as an example to all.
Extending a cordial welcome to you and to your distinguished family, I offer you my best wishes that your stay in Rome may be pleasant, and that the important mission entrusted to you may consolidate relations between the Holy See and the Republic of the Philippines, to the benefit of all. Through the intercession of Our Lady of Truth, Justice and Holiness, may God bless the efforts of the authorities and citizens, so that your nation may walk the way of authentic human progress in an atmosphere of harmony and peace.

Questa è una nostra traduzione italiana del discorso del Pontefice.

Signora Ambasciatore,
Grato delle gentili parole che mi ha rivolto, accetto volentieri le Lettere Credenziali che L'accreditano come Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Repubblica delle Filippine presso la Santa Sede. Desidero ricambiare i cordiali saluti che mi ha rivolto a nome di Sua Eccellenza il Presidente Gloria Macapagal-Arroyo, e le chiedo di assicurare lei e a tutto l'amato popolo filippino della mia vicinanza spirituale nella preghiera, specialmente per le vittime del tifone Ketsana.
Per oltre mezzo secolo la Santa Sede e le Filippine hanno intrattenuto eccellenti relazioni diplomatiche, rafforzando la loro antica cooperazione per la promozione della pace, della dignità umana e della libertà. Lo spirito di buona volontà che ci ha condotti a questo giorno certamente ravviverà un nuovo desiderio di lavorare insieme affinché pace e libertà vadano mano nella mano e i principi democratici siano fondati sulla verità. La Chiesa, da parte sua, tra le molte condizioni sociali, economiche e politiche in cambiamento nel mondo, continua a indicare il Vangelo come cammino verso il progresso umano autentico (cfr. Spe salvi, n. 23). Sono fiducioso che la fede del popolo filippino - una fede che, come lei, Eccellenza, ha indicato, dà loro la "resistenza" per affrontare qualsiasi avversità o difficoltà - susciterà in esso il desiderio di partecipare con sempre maggiore fervore al compito universale di edificare una civiltà dell'amore,  il  cui  seme  Dio  ha piantato in ogni popolo e in ogni cultura.
Eccellenza, sono lieto di apprendere delle diverse iniziative per lo sviluppo in corso nel suo Paese, compresa la modernizzazione dei sistemi d'irrigazione, il miglioramento del trasporto pubblico e la riforma dei programmi di assistenza sociale. Mentre le Filippine continuano a mettere in atto questi e altri piani per uno sviluppo giusto e sostenibile, sono fiducioso che continueranno ad attingere a tutte le loro risorse - sia spirituali sia materiali - perché i cittadini possano prosperare nel corpo e nell'anima, conoscendo la bontà di Dio e vivendo in solidarietà con il prossimo. Questi programmi, naturalmente, sono tesi soprattutto a migliorare le condizioni di vita concrete dei più poveri, consentendo loro in tal modo di adempiere alle loro responsabilità nei confronti delle proprie famiglie e ai doveri che hanno in quanto membri della società in senso più ampio. Soprattutto, la lotta contro la povertà esige onestà, integrità e una salda fedeltà ai principi della giustizia, specialmente da parte di coloro ai quali sono affidate direttamente le funzioni di governo e di pubblica amministrazione.
In un tempo in cui certi gruppi abusano del nome di Dio, "l'opera della carità" (Caritas in veritate, n. 57) è particolarmente urgente. Ciò vale in modo speciale per le regioni che sono state tristemente deturpate dai conflitti. Incoraggio tutti a perseverare affinché possa prevalere la pace. Come lei ha osservato, Signora Ambasciatore, le iniziative tese a facilitare il dialogo e lo scambio culturale sono particolarmente efficaci, poiché la pace non si può ottenere come mero prodotto di un processo tecnico elaborato solo attraverso strumenti legislativi, giuridici o economici. Convinti che il male possa essere vinto solo con il bene (cfr. Rm 12, 21), in molti nel suo Paese stanno compiendo passi coraggiosi per riunire le persone al fine di favorire la riconciliazione e la comprensione reciproca. Penso in modo particolare al lodevole lavoro della Bishops Ulama Conference (buc), della Mindanao People's Conference, nonché a quello di numerose organizzazioni di base. Anche lo Special Non-Aligned Movement Ministerial Meeting on Interfaith Dialogue and Cooperation for Peace and Development, che il suo Paese ospiterà a dicembre, promette di promuovere la pace nel Mindanao e nel mondo.
Per concludere, Signora Ambasciatore, vorrei cogliere questa opportunità per rassicurare il popolo filippino del mio affetto e delle mie costanti preghiere. Lo incoraggio a consentire alla sua fede profonda, al suo retaggio culturale e ai valori democratici che sono parte del suo patrimonio dai tempi dell'indipendenza, di risplendere come esempio per tutti noi.
Porgendo un cordiale benvenuto a lei e alla sua distinta famiglia, formulo i migliori auspici affinché la sua permanenza a Roma possa essere piacevole e l'importante missione che le è stata affidata possa consolidare le relazioni tra la Santa Sede e la Repubblica delle Filippine a beneficio di tutti. Per intercessione di Nostra Signora della Verità, della Giustizia e della Santità, possa Dio benedire gli sforzi delle autorità e dei cittadini affinché la sua nazione possa percorrere il cammino del progresso umano autentico in un clima di armonia e di pace!

(©L'Osservatore Romano - 3 ottobre 2009)