Dopo il discorso all’Assemblea del Programma Alimentare Mondiale (cfr Boll N. 432), il Santo Padre ha incontrato nel giardino del Palazzo romano del PAM i dipendenti dell’organizzazione con le loro famiglie e i bambini che frequentano la scuola dell’infanzia, ed ha loro rivolto un saluto a braccio.
Di seguito riportiamo la trascrizione delle parole pronunciate da Papa Francesco e il testo del discorso preparato in precedenza e dato per letto:
Parole del Santo Padre
Io dovrei fare un discorso in spagnolo, ma la maggioranza di voi non capisce lo spagnolo, capisce l’italiano, perché vivete in Italia. E i discorsi sono anche noiosi! Così io consegno il discorso, perché vi sia dato dopo, alla Signora, e dirò alcune parole che mi vengono spontaneamente dal cuore.
La prima cosa che voglio dirvi, nel mio brutto italiano, è grazie. Grazie perché voi fate il lavoro nascosto, il lavoro “dietro”, quello che non si vede, ma che rende possibile che tutto vada avanti. Voi siete come le fondamenta di un palazzo: senza fondamenta il palazzo non sta in piedi. Tanti progetti, tante cose si possono fare, e si fanno nel mondo, nella lotta contro la fame, e li fanno tanta gente coraggiosa. Ma questo grazie al vostro sostegno, al vostro aiuto nascosto. I vostri nomi appaiono soltanto nella lista del personale - e alla fine del mese in quella dello stipendio –, ma al di fuori nessuno sa come vi chiamate. Eppure i vostri nomi rendono possibile questo grande lavoro, questo grande lavoro della lotta contro la fame. Grazie ad un piccolo lavoro, ad un piccolo sacrificio, un vostro sacrificio nascosto, piccolo o grande, tanti bambini possono mangiare, tanta fame viene vinta. Vi ringrazio tanto.
Quando ho sentito parlare la Direttrice del Programma, ho pensato tra me e me: questa è una donna coraggiosa! E credo che questo coraggio tutti voi lo abbiate: il coraggio di portare avanti un’opera da “dietro le quinte” e aiutare. C’è il coraggio di quelle persone che si vedono, perché in un corpo ci sono i piedi, ci sono le mani, c’è anche la faccia: si vede la faccia, ma i piedi non si vedono, perché sono nascosti dentro le scarpe; ma voi siete i piedi, le mani, che sostengono il coraggio di tutti quelli che vanno avanti, che hanno sostenuto anche il coraggio dei vostri “martiri”, diciamo così, dei vostri testimoni. Mai, mai dimenticare i nomi di quelli che sono scritti lì, all’entrata. Loro hanno potuto fare quelle cose per il coraggio che avevano, per la fede che avevano nel loro lavoro, ma anche perché erano sostenuti dal vostro lavoro. Grazie tante. E vi chiedo di pregare per me, perché anch’io possa fare qualcosa contro la fame. Grazie!
Discorso preparato dal Santo Padre
Signore e Signori, amici tutti, buongiorno!
Sono lieto di incontrarvi in un clima semplice e famigliare, riflesso dello stile che anima la vostra dedizione nel servizio a molti nostri fratelli che oggi trovano in voi uno dei volti solidali dell’umanità. Vorrei anche ricordare i vostri colleghi, che sparsi in tutto il mondo, collaborano con il Programma Alimentare Mondiale. A tutti voi, grazie per la vostra calorosa vicinanza e accoglienza.
La Signora Direttrice Esecutiva mi ha spiegato l’importanza del lavoro che voi sviluppate con grande competenza e non pochi sacrifici, in maniera generosa, anche in situazioni difficili e spesso poco sicure per cause naturali o umane. L’ampiezza e la gravità dei problemi che il PAM affronta vi chiedono di andare avanti, mettendo entusiasmo in tutto ciò che fate, senza risparmiarvi, sempre pronti a servire. Per questo conta molto la formazione permanente, una fine intuizione e soprattutto un grande senso di compassione, senza il quale tutto ciò che si è detto prima perderebbe di forza e di senso.
Il PAM ha posto un’alta missione nelle vostre mani. Il risultato di essa dipende in gran parte dal non lasciarsi vincere dall’inerzia e mettere in tutto capacità d’iniziativa, immaginazione e professionalità, al fine di cercare ogni giorno vie nuove ed efficaci per sconfiggere la malnutrizione e la fame che soffrono molti esseri umani in diverse parti del mondo. Sono loro che stanno chiedendo che diamo loro la nostra attenzione. Per questo è importante che voi non vi lasciate soffocare dai dossier e riusciate a scoprire che in ogni carta c’è una storia particolare, spesso dolorosa e delicata. Il segreto è quello di vedere dietro ogni pratica un volto umano che chiede aiuto. Ascoltare il grido del povero vi permetterà di non lasciarvi incasellare in freddi formulari. Tutto è poco al fine di sconfiggere un fenomeno così terribile come la fame.
La fame è una delle più grandi minacce alla pace e alla serena convivenza umana. Una minaccia che non possiamo limitarci solamente a denunciare o studiare. Bisogna affrontarla con determinazione e risolverla con urgenza. Ognuno di noi, con la propria responsabilità, deve agire nella misura delle sue possibilità per raggiungere una soluzione definitiva a questa miseria umana, che degrada e consuma l’esistenza di un gran numero di nostri fratelli e sorelle. E, al momento di aiutare coloro che la patiscono crudelmente, nessuno è di troppo e può limitarsi a presentare una scusa, pensando che è un problema che lo oltrepassa o non lo riguarda.
Lo sviluppo umano, sociale, tecnico ed economico è la via obbligata per garantire che ogni persona, famiglia, comunità o popolo possa affrontare le proprie necessità. E questo ci dice che dobbiamo lavorare non per un’idea astratta, non per una difesa teorica della dignità, ma per tutelare la vita concreta di ogni essere umano. Nelle zone più povere e depresse, ciò significa disporre di cibo in caso di emergenze, ma anche fornire l’accesso a mezzi e strumenti tecnici, a posti di lavoro, al microcredito, e così fare in modo che la popolazione locale rafforzi la propria capacità di risposta alle crisi che si presentano all’improvviso.
Parlando di questo non mi riferisco solamente alle questioni materiali. Si tratta prima di tutto di un impegno morale che permetta di guardare con responsabilità la persona che ho accanto, come pure l’obiettivo generale di tutto il Programma. Voi siete chiamati a sostenere e difendere questo impegno attraverso un servizio che solo a prima vista può sembrare puramente tecnico. Invece, ciò che voi portate avanti sono azioni che hanno bisogno di una grande forza morale, perché contribuiscono all’edificazione del bene comune in ogni paese e in tutta la comunità internazionale.
Di fronte a tante sfide, davanti ai pericoli e ai problemi che sorgono continuamente, si ha l’impressione che il futuro dell’umanità consisterà soltanto nel rispondere a prove e rischi sempre più concatenati e difficili da prevedere, sia nella loro ampiezza che nella loro complessità. Lo sapete bene per esperienza. Ma questo non deve scoraggiarci. Incoraggiatevi e aiutatevi a vicenda a non lasciare entrare nel vostro cuore la tentazione della sfiducia o dell’indifferenza. Piuttosto, credete fermamente che l’azione quotidiana di tutti voi sta aiutando a trasformare il nostro mondo in un mondo dal volto umano, in uno spazio che abbia come punti cardinali la compassione, la solidarietà, l’aiuto reciproco e la gratuità. Quanto più grande sarà la vostra generosità, la vostra tenacia, la vostra fede, tanto più la cooperazione multilaterale potrà trovare soluzioni adeguate ai problemi che tanto ci preoccupano, potrà allargare le visuali parziali e interessate e aprire nuove strade alla speranza, all’equo sviluppo umano, alla sostenibilità e alla lotta per arginare le ingiuste disuguaglianze economiche, che tanto feriscono i più vulnerabili.
Su ciascuno di voi, sulle vostre famiglie e sul lavoro che svolgete nel PAM, invoco abbondanti benedizioni divine.
Vi chiedo di pregare per me, ognuno dentro di sé, o almeno che quando pensate a me lo facciate in positivo. Ne ho molto bisogno. Grazie.
© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 13 giugno 2016