Catechesi Santo Padre

Il Papa con la delegazione della Hebrew University di GerusalemmeQuesta mattina, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Leone XIV ha ricevuto in Udienza i membri del Board of Governors della Hebrew University di Gerusalemme.

Pubblichiamo di seguito il saluto che il Papa ha rivolto ai presenti nel corso dell’incontro:

Cari amici,

sono lieto questa mattina di salutare tutti voi, che rappresentate il Consiglio di amministrazione della Hebrew University di Gerusalemme mentre visitate il Vaticano e visitate Roma. E spero che il tempo che trascorrerete qui vi consentirà di approfondire la vostra conoscenza sia della Città del Vaticano sia di Roma, un luogo che non è solo centrale alle origini e alla crescita della fede cristiana, ma che per millenni ha pure favorito gli incontri tra culture e popoli.

Anche le università sono da sempre luoghi d’incontro, che riuniscono studenti e docenti per crescere in sapere attraverso lo studio accademico e la ricerca, come anche attraverso le amicizie e i legami professionali che si instaurano spontaneamente. Sebbene non sia sempre facile, le università devono lavorare costantemente per assicurare che continuino ad esservi opportunità per incontri significativi. È una parte essenziale della vita di qualsiasi istituto di educazione superiore, poiché le nostre relazioni con gli altri, le nostre lingue e le nostre culture sono estremamente importanti per quel che siamo come esseri umani (cfr. Discorso ai docenti e agli studenti dell’università “Sapienza” di Roma, 14 maggio 2026).

In quanto luoghi naturali d’incontro, dunque, le università sono state tradizionalmente anche luoghi privilegiati di dialogo, in cui la ricerca della conoscenza è intrinsecamente legata agli scambi di idee tra tutti i membri della comunità accademica. In un clima in cui il dialogo rispettoso è possibile, tutti possono crescere nella conoscenza imparando dai punti di vista e dalle vive testimonianze degli altri, anche di coloro con cui si può essere in disaccordo. In questi ambienti, con paziente perseveranza, è possibile lavorare gradualmente per abbattere qualunque barriera di fraintendimento e di sfiducia possa sorgere.

A questo riguardo, in un tempo spesso caratterizzato dalla violenza e da pungente retorica, i membri della vostra variegata comunità universitaria possono continuare a essere “artigiani della pace vera: pace disarmata e disarmante, umile e perseverante, lavorando alla concordia tra i popoli” (Ibidem). I Salmi ci dicono che Dio che ci ama incondizionatamente parla di pace al suo popolo e a coloro che si rivolgono a lui nel loro cuore (cfr. Sal 85, 8-9). Dio ci chiede di essere suoi strumenti per portare pace al mondo, ma dobbiamo iniziare da noi stessi. Come ha scritto sant’Agostino d’Ippona, “Se volete attirare gli altri alla pace, abbiatela voi per primi; siate voi anzitutto saldi nella pace. Per infiammarne gli altri dovete averne voi, all’interno, il lume acceso” (Discorso 357, 3). Invece di pensare che la pace sia impossibile e fuori dalla nostra portata, dobbiamo cercare di promuoverla nelle nostre comunità e di accoglierla e riconoscerla nella nostra vita (cfr. Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 2026). Prego perché, formando artigiani di pace, la comunità universitaria possa continuare a essere un faro di speranza e di unità in un mondo sempre più diviso.

Miei cari amici, con questi sentimenti vi ringrazio per la vostra presenza e invoco su tutti voi e sui vostri cari le divine benedizioni della sapienza e dell’armonia.

Grazie.

______________________________

L'Osservatore Romano, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 137, giovedì 18 giugno 2026, p. 3.

© Bollettino Santa Sede - 18 giugno 2026