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Catechesi Santo Padre
papa_arrivo_compostela.jpgDi seguito tutti gli interventi, gli scritti, le catechesi del Santo Padre nel suo viaggio apostolico:



TELEGRAMMI A CAPI DI STATO

Nel momento di lasciare il territorio italiano e nel sorvolare poi lo spazio aereo della Francia, il Santo Padre Benedetto XVI fa pervenire ai rispettivi Capi di Stato i seguenti messaggi telegrafici:

A SUA ECCELLENZA

ON. GIORGIO NAPOLITANO

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

PALAZZO DEL QUIRINALE

ROMA

MI È CARO RIVOLGERE A LEI SIGNOR PRESIDENTE UN DEFERENTE SALUTO NEL MOMENTO IN CUI LASCIO ROMA PER RECARMI IN SPAGNA IN OCCASIONE DELL’ANNO COMPOSTELANO E PER LA DEDICAZIONE DELL’IMPONENTE CHIESA DELLA SACRA FAMIGLIA A BARCELLONA (.) MENTRE INVOCO SULL’INTERA NAZIONE COPIOSI DONI DI BENE INVIO A LEI E AL POPOLO ITALIANO LA MIA BENEDIZIONE

BENEDICTUS PP. XVI


SON EXCELLENCE MONSIEUR NICOLAS SARKOZY

PRÉSIDENT DE LA RÉPUBLIQUE FRANÇAISE
PARIS

AU MOMENT OÙ JE SURVOLE LA FRANCE POUR ME RENDRE EN VOYAGE APOSTOLIQUE EN ESPAGNE J’ADRESSE À VOTRE EXCELLENCE MES SALUTATIONS CORDIALES (.) QUE DIEU BÉNISSE LA FRANCE ET DONNE À TOUS SES HABITANTS PROSPÉRITÉ ET BONHEUR 

BENEDICTUS PP. XVI




Trascrizione integrale delle parole del Papa in aereo



Nostra trascrizione integrale del colloquio del Papa con i giornalisti durante il volo verso Santiago de Compostela:

Santità, benvenuto per questo abituale incontro con i colleghi giornalisti all’inizio di questo bel viaggio. E’ un viaggio breve, un viaggio che suscita molto interesse. Posso dire che secondo le informazioni dei giorni scorsi, in Spagna ci sono più di 3.000 giornalisti accreditati per seguire, tra Santiago e Barcellona, di oltre 300 testate diverse. Quindi, è veramente molto interesse. E qui, nel volo, con lei, abbiamo 61 giornalisti, 61 colleghi, e c’è una grossa rappresentanza spagnola, naturalmente: otto sono i colleghi spagnoli accreditati a Roma, che viaggiano con lei, e otto sono i colleghi spagnoli venuti apposta dalla Spagna per fare tutto il viaggio, compreso questo volo, con lei. Voglio segnalare la presenza della televisione di Galizia, della televisione di Catalogna che garantiranno la copertura completa degli eventi di questo viaggio, anche con il loro lavoro, e ne siamo molto grati. Allora, come al solito, le propongo alcune domande che sono state formulate dai colleghi in questi giorni e che poi abbiamo scelto con un criterio di interesse comune per illuminare il significato di questo viaggio. Partiamo naturalmente da Santiago:

Santità, nel messaggio per il recente Congresso dei Santuari che si svolgeva proprio a Santiago de Compostela, Lei ha detto di vivere il suo pontificato “con i sentimenti del pellegrino”. Anche nel Suo stemma, c’è la conchiglia del pellegrino. Vuole dirci qualcosa sulla prospettiva del pellegrinaggio, anche nella Sua vita personale e nella Sua spiritualità, e sui sentimenti con cui si reca come pellegrino a Santiago?

Buongiorno! Potrei dire che l’essere in cammino è già iscritto nella mia biografia – Marktl, Tittmoning, Aschau, Traunstein, München, Freising, Bonn, Münster, Tübingen, Regensburg, München, Roma – ma forse questa è una cosa esteriore. Tuttavia, mi ha fatto pensare all’instabilità di questa vita, l’essere in cammino … Naturalmente, contro il pellegrinaggio uno potrebbe dire: Dio è dappertutto, non c’è bisogno di andare in un altro luogo. Ma è anche vero che la fede, secondo la sua essenza, è un essere pellegrino. La Lettera agli Ebrei dimostra che cosa è fede nella figura di Abramo che esce nella sua terra e rimane un pellegrino verso il futuro per tutta la vita, e questo movimento abramico rimane nell’atto della fede, è un essere pellegrino soprattutto interiormente, ma deve anche esprimersi esteriormente. Qualche volta, uscire dalla quotidianità, dal mondo dell’utile, dell’utilitarismo, uscire solo per essere realmente in cammino verso la trascendenza, trascendere se stesso, trascendere la quotidianità e così trovare anche una nuova libertà, un tempo di ripensamento interiore, di identificazione di se stesso, di vedere l’altro, Dio, e così è anche il pellegrinaggio sempre: non solo un uscire da se stesso verso il più grande ma anche un andare insieme. Il pellegrinaggio riunisce: andiamo insieme verso l’altro e così ci troviamo reciprocamente. Basta dire che i cammini di San Giacomo sono un elemento nella formazione dell’unità spirituale del Continente europeo. Qui peregrinando si sono trovati, hanno trovato l’identità comune europea, e anche oggi rinasce questo movimento, questo bisogno di essere in movimento spiritualmente e fisicamente, di trovarsi l’un l’altro e di trovare così silenzio, libertà, rinnovamento, e di trovare Dio.

Quale significato può avere la consacrazione di un tempio come la Sagrada Familia all’inizio del secolo XXI? E c’è qualche aspetto specifico della visione di Gaudí che L’ha colpita in particolare?

In realtà, questa cattedrale è un anche segno proprio per il nostro tempo. Trovo nella visione di Gaudí soprattutto tre elementi. Il primo, questa sintesi tra continuità e novità, tradizione e creatività. Gaudí ha avuto questo coraggio di inserirsi nella grande tradizione delle cattedrali, di osare nel suo secolo, con una visione totalmente nuova, di nuovo questa realtà: cattedrale luogo dell’incontro tra Dio e l’uomo in una grande solennità, e questo coraggio di stare nella tradizione, ma di un creatività nuova che rinnova la tradizione e dimostra così l’unità e il progresso della storia, è una cosa bella. Secondo, Gaudí voleva questo trinomio: libro della Natura, libro della Scrittura, libro della Liturgia. E questa sintesi è proprio oggi di grande importanza. Nella liturgia, la Scrittura diventa presente, diventa realtà oggi, non è più una Scrittura di duemila anni fa ma va celebrata, realizzata. E nella celebrazione della Scrittura parla la creazione, parla il creato e trova la sua vera risposta perché, come ci dice San Paolo, la creatura soffre, e invece di essere distrutta, disprezzata, aspetta i figli di Dio, cioè quelli che la vedono nella luce di Dio. E così questa sintesi tra senso del creato, Scrittura e adorazione è proprio un messaggio molto importante per l’oggi. E finalmente, terzo punto, è nata questa cattedrale da una devozione tipica dell’Ottocento: San Giuseppe, la Sacra Famiglia di Nazareth, il mistero di Nazareth, ma proprio questa devozione di ieri, si potrebbe dire, è di grandissima attualità perché il problema della famiglia, del rinnovamento della famiglia come cellula fondamentale della società è il grande tema di oggi e ci indica dove possiamo andare sia nella costruzione della società sia nella unità tra fede e vita, tra religione e società. Famiglia è il tema fondamentale che si esprime qui, dicendo che Dio stesso si è fatto figlio in una famiglia e ci chiama a costruire e vivere la famiglia.

Gaudí e la Sagrada Familia rappresentano con particolare efficacia il binomio fede-arte. Come può la fede ritrovare oggi il suo posto nel mondo dell’arte e della cultura? E’ questo uno dei temi importanti del Suo pontificato?

E’ così. Voi sapete che io insisto molto sulla relazione tra fede e ragione, che la fede, e la fede cristiana, ha la sua identità solo nell’apertura alla ragione, e che la ragione diventa se stessa se si trascende verso la fede. Ma ugualmente importante è la relazione tra fede e arte, perché la verità, scopo e meta della ragione, si esprime nella bellezza e diventa se stessa nella bellezza, si prova come verità. E quindi dove c’è la verità deve nascere la bellezza, dove l’essere umano si realizza in modo corretto, buono, si esprime nella bellezza. La relazione tra verità e bellezza è inscindibile e perciò abbiamo bisogno della bellezza. Nella Chiesa, dall’inizio, anche nella grande modestia e povertà del tempo delle persecuzioni, l’arte, la pittura, l’esprimersi della salvezza di Dio nelle immagini del mondo, il canto, e poi anche l’edificio, tutto questo è costitutivo per la Chiesa e rimane costitutivo per sempre. Così la Chiesa è stata madre delle arti per secoli e secoli: il grande tesoro dell’arte occidentale - sia musica sia architettura sia pittura - è nato dalla fede nella Chiesa. Oggi c’è un certo dissenso, ma questo fa male sia all’arte sia alla fede: l’arte che perdesse la radice della trascendenza, non andrebbe più verso Dio, sarebbe un’arte dimezzata, perderebbe la radice viva; e una fede che avesse l’arte solo nel passato, non sarebbe più fede nel presente, ed oggi deve esprimersi di nuovo come verità che è sempre presente. Perciò il dialogo o l’incontro, direi, l’insieme tra arte fede è inscritto nella più profonda essenza della fede; dobbiamo fare di tutto perché anche oggi la fede si esprima in autentica arte, come Gaudí, nella continuità e della novità, e perché l’arte non perda il contatto con la fede.

In questi mesi si sta avviando il nuovo Dicastero per la “nuova evangelizzazione”. E molti si sono domandati se proprio la Spagna, con gli sviluppi della secolarizzazione e della diminuzione rapida della pratica religiosa, sia uno dei Paesi a cui lei ha pensato come obiettivo per questo nuovo Dicastero, o addirittura se non ne sia l’obiettivo principale:

Con questo dicastero ho pensato, di per sé, al mondo intero perché la novità del pensiero, la difficoltà di pensare nei concetti della Scrittura e della teologia, è universale, ma c’è naturalmente un centro e questo è il mondo occidentale con il suo secolarismo, la sua laicità, e la continuità della fede che deve cercare di rinnovarsi per essere fede, oggi, e per rispondere alla sfida della laicità. Nell’Occidente, tutti i grandi Paesi hanno il loro proprio modo di vivere questo problema: abbiamo avuto ad esempio i viaggi in Francia, nella Repubblica Ceca, nel Regno Unito, dove dappertutto è presente in modo specifico per ciascuna nazione, per ciascuna storia, lo stesso problema, e questo vale anche in modo forte per la Spagna. La Spagna era sempre da una parte un Paese originario della fede: pensiamo che la rinascita del cattolicesimo nell’epoca moderna avviene soprattutto grazie alla Spagna. Figure come Sant’Ignazio di Loyola, Santa Teresa e San Giovanni d’Avila, sono figure che hanno realmente rinnovato il cattolicesimo e formato la fisionomia del cattolicesimo moderno. Ma è ugualmente vero che in Spagna è nata anche una laicità, un anticlericalismo, un secolarismo forte e aggressivo come abbiamo visto proprio negli anni Trenta, e questa disputa, più questo scontro tra fede e modernità, ambedue molto vivaci, si realizza anche oggi di nuovo in Spagna: perciò per il futuro della fede e dell’incontro – non scontro, ma incontro – tra fede e laicità, ha un punto centrale anche proprio nella cultura spagnola. In questo senso, ho pensato a tutti i grandi Paesi dell’Occidente ma soprattutto anche alla Spagna.

Con il viaggio a Madrid dell’anno prossimo per la Giornata Mondiale della Gioventù, Lei avrà fatto tre viaggi in Spagna, cosa che non avviene per nessun altro Paese. Come mai questo privilegio? E’ un segno di amore o di particolare preoccupazione?

Naturalmente è un segno di amore. Si potrebbe dire che è per caso che vengo tre volte in Spagna. La prima, è stata per il grande Incontro internazionale delle famiglie, a Valencia: come il Papa potrebbe essere assente, se le famiglie del mondo si incontrano? Il prossimo anno c’è la Gmg, l’incontro della gioventù del mondo a Madrid: il Papa non può essere assente in questa occasione. E in fine abbiamo l’Anno Santo di San Giacomo, abbiamo la consacrazione – dopo più di cento anni di lavoro – della cattedrale della Sagrada Familia di Barcellona: come potrebbe non venire il Papa? Di per sé, quindi, le occasioni sono delle sfide, quasi una necessità di andarci. Ma proprio il fatto che proprio in Spagna si concentrino tante occasioni, mostra anche che è realmente un Paese pieno di dinamismo, pieno di forza della fede, e la fede risponde alle sfide che sono ugualmente presenti in Spagna. Perciò, diciamo il caso ha fatto sì che venga, ma questo caso dimostra una realtà più profonda: la forza della fede e la forza della sfida per la fede.

C’è un messaggio particolare che Lei spera di dare alla Spagna e al mondo di oggi con questo viaggio?

Io direi che questo viaggio ha due temi. Ha il tema del pellegrinaggio, dell’essere in cammino, e ha il tema della bellezza, della espressione della verità nella bellezza, della continuità tra tradizione e rinnovamento. Io penso che questi due temi del viaggio siano anche un messaggio: essere in cammino, non perdere il cammino della fede, cercare la bellezza della fede, la novità e la tradizione della fede che sa esprimersi e sa incontrarsi con la bellezza moderna, con il mondo di oggi. Grazie.

Grazie a Lei, Santità, per avere passato questo tempo con noi e per averci dato queste risposte così belle. Credo che questo viaggio sia, in particolare, un bel viaggio per i temi che affronta, per le circostanze che andremo a vivere insieme e credo che tutti noi che siamo qui presenti come comunicatori, cercheremo di accompagnare e di collaborare nel mondo migliore perché Lei possa dare il Suo messaggio di gioia e di speranza. Grazie, Santità!


© Radio Vaticana - 6 novembre 2010

Benedetto XVI è giunto nella mattina di sabato 6 novembre a Santiago de Compostela, prima tappa del suo diciottesimo viaggio internazionale. Il velivolo con a bordo il Papa è atterrato intorno alle 11.20 all'aeroporto internazionale della città galiziana, dove si è svolta la cerimonia di benvenuto. Dopo il saluto rivoltogli dal principe delle Asturie, il Pontefice ha pronunciato il primo discorso in terra spagnola. Eccone qui di seguito il testo.

La Chiesa è trasparenza di Cristo in mezzo agli uomini


Nella tarda mattinata di sabato 6 novembre il Papa ha visitato la cattedrale di Santiago de Compostela, per pregare davanti alla tomba dell'apostolo Giacomo. Dopo il saluto rivoltogli dall'arcivescovo Julián Barrio Barrio, il Pontefice ha pronunciato il seguente discorso.

Senza verità non c'è autentica libertà

Papa nel pomeriggio di sabato 6 novembre, durante la messa a Santiago de Compostela
Non si può avere cura di Dio senza avere cura dell'uomo

Alle ore 10.00, il Santo Padre Benedetto XVI presiede la Santa Messa durante la quale ha luogo la Dedicazione della chiesa e dell’altare della Sagrada Família di Barcelona. Nel tempio della Sagrada Família, che al termine della celebrazione odierna viene dichiarato Basilica minore, sono presenti anche le Loro Maestà i Reali di Spagna.

La Celebrazione Eucaristica è introdotta dall’indirizzo di saluto dell’Arcivescovo di Barcelona, Em.mo Card. Lluís Martínez Sistach, e da una breve presentazione del progetto e dei lavori da parte dell’architetto Jordi Bonet i Armengol. Il Papa consegna poi le chiavi della porta al sacerdote responsabile della chiesa.

Dopo il rito di aspersione dell’altare ha inizio la Liturgia della Parola. Al termine della proclamazione del Santo Vangelo, il Papa pronuncia l’omelia che riportiamo di seguito:


SANTA MESSA E DEDICAZIONE DELLA CHIESA E DELL’ALTARE DELLA SAGRADA FAMILÍA A BARCELONA


Al termine della Celebrazione Eucaristica, il Santo Padre Benedetto XVI esce dalla Porta della Carità della chiesa della Sagrada Família di Barcelona, appena dichiarata Basilica minore, e si affaccia dal terrazzo sulla Plaza Antoni Gaudí - di fronte alla facciata della Natività - dove sono radunati i fedeli per la recita dell’Angelus. 
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

Angelus 7 novembre 2010


Visita all'opera «Nen Déu»

INCONTRO PRIVATO CON IL PRESIDENTE DEL GOVERNO, SIG. JOSÉ LUIS RODRIGUES ZAPATERO ALL’AEROPORTO INTERNAZIONALE DI BARCELONA

Terminato l’incontro privato del Santo Padre Benedetto XVI con il Presidente del Governo, Sig. José Luis Rodriguez Zapatero, nel grande hangar del nuovo terminal dell’aeroporto ha luogo la cerimonia di congedo, alla presenza delle Loro Maestà i Reali di Spagna.

Dopo l’esecuzione degli inni nazionali, gli onori militari, e il discorso di Sua Maestà il Re Juan Carlos I, il Papa pronuncia il discorso che pubblichiamo di seguito:

 DISCORSO DEL SANTO PADRE

Majestades,

Señor Cardenal Arzobispo de Barcelona,

Señor Cardenal Presidente de la Conferencia Episcopal Española,

Señores Cardenales y Hermanos en el Episcopado,

Señor Presidente del Gobierno,

Distinguidas Autoridades Nacionales, Autonómicas y Locales,

Queridos hermanos y hermanas,

Amigos todos

Muchísimas gracias. Desearía que estas breves palabras pudieran condensar los sentimientos de gratitud que albergo en mi interior al concluir mi visita a Santiago de Compostela y a Barcelona. Muchísimas gracias, Majestades, por haber querido estar aquí presentes. Agradezco las amables palabras que Vuestra Majestad ha tenido la gentileza de dirigirme y que son expresión del afecto de este noble pueblo hacia el Sucesor de Pedro. Asimismo, quiero manifestar mi cordial agradecimiento a las Autoridades que nos acompañan, a los Señores Arzobispos de Santiago de Compostela y de Barcelona, al Episcopado español y a tantas personas que, sin ahorrar sacrificios, han colaborado para que este viaje culmine felizmente. Agradezco vivamente a todos las continuas y delicadas atenciones que han tenido en estos días con el Papa, y que ponen de relieve el carácter hospitalario y acogedor de las gentes de estas tierras, tan cercanas a mi corazón.

En Compostela he querido unirme como un peregrino más a tantas personas de España, de Europa y de otros lugares del mundo, que llegan a la tumba del Apóstol para fortalecer su fe y recibir el perdón y la paz. Como Sucesor de Pedro, he venido además para confirmar a mis hermanos en la fe. Esa fe que en los albores del cristianismo llegó a estas tierras y se enraizó tan profundamente que ha ido forjando el espíritu, las costumbres, el arte y la idiosincrasia de sus gentes. Preservar y fomentar ese rico patrimonio espiritual, no sólo manifiesta el amor de un País hacia su historia y su cultura, sino que es también una vía privilegiada para transmitir a las jóvenes generaciones aquellos valores fundamentales tan necesarios para edificar un futuro de convivencia armónica y solidaria.

Los caminos que atravesaban Europa para llegar a Santiago eran muy diversos entre sí, cada uno con su lengua y sus particularidades, pero la fe era la misma. Había un lenguaje común, el Evangelio de Cristo. En cualquier lugar, el peregrino podía sentirse como en casa. Más allá de las diferencias nacionales, se sabía miembro de una gran familia, a la que pertenecían los demás peregrinos y habitantes que encontraba a su paso. Que esa fe alcance nuevo vigor en este Continente, y se convierta en fuente de inspiración, que haga crecer la solidaridad y el servicio a todos, especialmente a los grupos humanos y a las naciones más necesitadas.

En catalán:

A Barcelona, he tingut el gran goig de dedicar la Basílica de la Sagrada Família, que Gaudí va concebre com una lloança en pedra a Déu, i he visitat també una significativa institució eclesial de caràcter benèfico-social. Són com dos símbols en la Barcelona d’avui de la fecunditat d’aquesta mateixa fe, que va marcar també les entranyes d’aquest poble i que, a través de la caritat i de la bellesa del misteri de Déu, contribueix a crear una societat més digna de l’home. En efecte, la bellesa, la santedat i l’amor de Déu porten l’home a viure en el món amb esperança.

[En Barcelona, he tenido la inmensa alegría de dedicar la Basílica de la Sagrada Familia, que Gaudí concibió como una alabanza en piedra a Dios, y he visitado también una significativa institución eclesial de carácter benéfico-social. Son como dos símbolos en la Barcelona de hoy de la fecundidad de esa misma fe, que marcó también las entrañas de este pueblo y que, a través de la caridad y de la belleza del misterio de Dios, contribuye a crear una sociedad más digna del hombre. En efecto, la belleza, la santidad y el amor de Dios llevan al hombre a vivir en el mundo con esperanza.]

Regreso a Roma habiendo estado sólo en dos lugares de vuestra hermosa geografía. Sin embargo, con la oración y el pensamiento, he deseado abrazar a todos los españoles, sin excepción alguna, y a tantos otros que viven entre vosotros, sin haber nacido aquí. Llevo a todos en mi corazón y por todos rezo, en particular por los que sufren, y los pongo bajo el amparo materno de María Santísima, tan venerada e invocada en Galicia, en Cataluña y en los demás pueblos de España. A Ella le pido también que os alcance del Altísimo copiosos dones celestiales, que os ayuden a vivir como una sola familia, guiados por la luz de la fe. Os bendigo en el nombre del Señor. Con su ayuda, nos veremos en Madrid, el año próximo, para celebrar la Jornada Mundial de la Juventud. Adiós.

 

 TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA

In spagnolo:

Maestà,

Signor Cardinale Arcivescovo di Barcellona,

Signor Cardinale Presidente della Conferenza Episcopale Spagnola,

Signori Cardinali e Fratelli nell’Episcopato,

Signor Presidente del Governo,

Distinte Autorità Nazionali, Regionali e Locali,

Cari fratelli e sorelle,

Amici tutti.

Moltissime grazie. Desidererei che queste brevi parole potessero racchiudere i sentimenti di gratitudine che porto nel cuore nel concludere la mia visita a Santiago di Compostela e a Barcellona. Moltissime grazie, Maestà, per aver voluto essere qui presenti. Sono riconoscente per le cortesi parole che Vostra Maestà ha avuto la gentilezza di rivolgermi e che sono espressione dell’affetto di questo nobile popolo verso il Successore di Pietro. Insieme, voglio manifestare la mia cordiale gratitudine alle Autorità che ci accompagnano, ai Signori Arcivescovi di Santiago di Compostela e di Barcellona, all’Episcopato spagnolo e a tante persone che, senza risparmiare sacrifici, hanno collaborato perché questo viaggio riuscisse felicemente. Ringrazio vivamente per tutte le continue e delicate attenzioni che avete riservato in questi giorni al Papa, e che mettono in rilievo l’ospitalità e l’accoglienza delle genti di queste terre, tanto vicine al mio cuore.

A Compostela ho voluto unirmi, come un pellegrino tra gli altri, alle tante persone della Spagna, dell’Europa e di altri luoghi del mondo che giungono alla tomba dell’Apostolo per afforzare la propria fede e ricevere il perdono e la pace. Come successore di Pietro, sono inoltre venuto per confermare i miei fratelli nella fede. Quella fede che agli albori del cristianesimo giunse a queste terre e si radicò tanto profondamente che è venuta forgiando lo spirito, le usanze, l’arte e il carattere delle genti che vi abitano. Preservare e accrescere questo ricco patrimonio spirituale, è segno non solo dell’amore di un Paese verso la propria storia e cultura, ma è anche una via privilegiata per trasmettere alle giovani generazioni quei valori fondamentali tanto necessari per edificare un futuro di convivenza armoniosa e solidale.

Le strade che attraversavano l’Europa per raggiungere Santiago erano molto diverse tra loro, ciascuna con la propria lingua e le proprie peculiarità, ma la fede era la stessa. C’era un linguaggio comune, il Vangelo di Cristo. In qualsiasi luogo, il pellegrino poteva sentirsi come a casa sua. Al di là delle differenze nazionali, era consapevole di essere membro di una grande famiglia, alla quale appartenevano gli altri pellegrini e abitanti che incontrava sul suo cammino. Che questa fede trovi nuovo vigore in questo Continente, e si trasformi in fonte di ispirazione, facendo crescere la solidarietà e il servizio verso tutti, specialmente i gruppi umani e le Nazioni più bisognose.

In catalano:

A Barcellona, ho avuto l’immensa gioia di dedicare la Basilica della Sacra Famiglia, che Gaudí concepì come una lode in pietra a Dio, e ho visitato anche una significativa istituzione ecclesiale di carattere benefico e sociale. Sono come due simboli, nella Barcellona di oggi, della fecondità di quella stessa fede, che segnò anche le profondità di questo popolo e che, attraverso la carità e la bellezza del mistero di Dio, contribuisce a creare una società più degna dell’uomo. In effetti, la bellezza, la santità e l’amore di Dio portano l’uomo a vivere nel mondo con speranza.

In spagnolo:

Rientro a Roma dopo aver visitato solo due luoghi della vostra meravigliosa terra. Ciò nonostante, con la preghiera e il pensiero ho desiderato abbracciare tutti gli spagnoli, senza eccezione alcuna, e tanti altri che vivono in mezzo a voi senza essere nati qui. Porto tutti nel mio cuore e prego per tutti, in particolare per coloro che soffrono, e li metto sotto la protezione materna di Maria Santissima, tanto venerata e invocata in Galizia, in Catalogna e nelle altre regioni della Spagna. A Lei chiedo anche che vi ottenga dall’Altissimo copiosi doni celesti, che vi aiutino a vivere come una sola famiglia, guidati dalla luce della fede. Vi benedico nel nome del Signore. Con il suo aiuto, ci rivedremo a Madrid il prossimo anno, per celebrare la Giornata Mondiale della Gioventù. Arrivederci.

  © Bollettino Santa Sede - 7 novembre 2010


TELEGRAMMI A CAPI DI STATO 

L’aereo con a bordo il Santo Padre Benedetto XVI, di ritorno dal Viaggio Apostolico a Santiago de Compostela e a Barcelona, è decollato dall’aeroporto internazionale di El Prat (Barcelona) alle ore 19.15.

Nel viaggio di ritorno verso Roma, sorvolando lo spazio aereo della Francia, e rientrando infine in Italia, il Papa ha fatto pervenire ai rispettivi Capi di Stato i seguenti messaggi telegrafici:

SON EXCELLENCE MONSIEUR NICOLAS SARKOZY
PRÉSIDENT DE LA RÉPUBLIQUE FRANÇAISE
PARIS

ALORS QUE JE SURVOLE LE TERRITOIRE FRANÇAIS AU RETOUR DE MON VOYAGE APOSTOLIQUE QUI M’A CONDUIT À SAINT JACQUES DE COMPOSTELLE ET À BARCELONE J’ADRESSE DE NOUVEAU À VOTRE EXCELLENCE ET À SES COMPATRIOTES MES VŒUX LES MEILLEURS (.) QUE DIEU ACCORDE À LA FRANCE ET À SES HABITANTS D’ABONDANTES BÉNÉDICTIONS 

BENEDICTUS PP. XVI

 

 

A SUA ECCELLENZA
ON. GIORGIO NAPOLITANO
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
PALAZZO DEL QUIRINALE
ROMA

AL RIENTRO DAL VIAGGIO APOSTOLICO IN SPAGNA DOVE HO POTUTO INCONTRARE NUMEROSI FEDELI FAMIGLIE E GIOVANI PROVENIENTI DA VARI PAESI TRA CUI PELLEGRINI ITALIANI ESPRIMO A LEI SIGNOR PRESIDENTE IL MIO CORDIALE SALUTO ED ASSICURO UNA SPECIALE PREGHIERA PER IL BENE E LA CONCORDIA DELLA DILETTA NAZIONE ITALIANA SULLA QUALE INVOCO LA BENEDIZIONE DI DIO

BENEDICTUS PP. XVI

 

  © Bollettino Santa Sede - 7 novembre 2010