Viaggio Apostolico di Sua Santità Francesco in Sri Lanka e Filippine (12-19 gennaio 2015) - Cerimonia di benvenuto all’aeroporto di Colombo Cerimonia di benvenuto all’aeroporto di Colombo (Sri Lanka)Al Suo arrivo all’aeroporto internazionale Bandaranaike di Colombo pochi minuti prima delle ore 9, dopo un volo aereo da Roma di quasi dieci ore, il Papa è stato accolto dal neo eletto Presidente della Repubblica S.E. il Signor Maithripala Sirisena, con alcune Autorità dello Stato, dall’Arcivescovo di Colombo e Presidente della Conferenza Episcopale dello Sri Lanka, Card. Albert Malcolm Ranjith Patabendige Don, con i Vescovi dello Sri Lanka, un gruppo di fedeli, un coro e numerosi bambini.
Dopo l’esecuzione degli inni nazionali e gli onori militari, introdotto dal discorso del Presidente della Repubblica dello Sri Lanka Maithripala Sirisena, il Papa ha pronuncia il discorso che riportiamo di seguito:
Mr President,
Honourable Government Authorities,
Your Eminence, Your Excellencies,
Dear Friends,
I thank you for your warm welcome. I have looked forward to this visit to Sri Lanka and these days which we will spend together. Sri Lanka is known as the Pearl of the Indian Ocean for its natural beauty. Even more importantly, this island is known for the warmth of its people and the rich diversity of their cultural and religious traditions.
Mr President, I extend to you my best wishes for your new responsibilities. I greet the distinguished members of the government and civil authorities who honour us by their presence. I am especially grateful for the presence of the eminent religious leaders who play so important a role in the life of this country. And of course, I would like to express my appreciation to the faithful, the members of the choir, and the many people who helped make this visit possible. I thank you all, from the heart, for your kindness and hospitality.
My visit to Sri Lanka is primarily pastoral. As the universal pastor of the Catholic Church, I have come to meet, encourage and pray with the Catholic people of this island. A highlight of this visit will be the canonization of Blessed Joseph Vaz, whose example of Christian charity and respect for all people, regardless of ethnicity or religion, continues to inspire and teach us today. But my visit is also meant to express the Church’s love and concern for all Sri Lankans, and to confirm the desire of the Catholic community to be an active participant in the life of this society. It is a continuing tragedy in our world that so many communities are at war with themselves. The inability to reconcile differences and disagreements, whether old or new, has given rise to ethnic and religious tensions, frequently accompanied by outbreaks of violence. Sri Lanka for many years knew the horrors of civil strife, and is now seeking to consolidate peace and to heal the scars of those years. It is no easy task to overcome the bitter legacy of injustices, hostility and mistrust left by the conflict. It can only be done by overcoming evil with good (cf. Rom 12:21) and by cultivating those virtues which foster reconciliation, solidarity and peace. The process of healing also needs to include the pursuit of truth, not for the sake of opening old wounds, but rather as a necessary means of promoting justice, healing and unity.
Dear friends, I am convinced that the followers of the various religious traditions have an essential role to play in the delicate process of reconciliation and rebuilding which is taking place in this country. For that process to succeed, all members of society must work together; all must have a voice. All must be free to express their concerns, their needs, their aspirations and their fears. Most importantly, they must be prepared to accept one another, to respect legitimate diversities, and learn to live as one family. Whenever people listen to one another humbly and openly, their shared values and aspirations become all the more apparent. Diversity is no longer seen as a threat, but as a source of enrichment. The path to justice, reconciliation and social harmony becomes all the more clearly seen.
In this sense, the great work of rebuilding must embrace improving infrastructures and meeting material needs, but also, and even more importantly, promoting human dignity, respect for human rights, and the full inclusion of each member of society. It is my hope that Sri Lanka’s political, religious and cultural leaders, by measuring their every word and action by the good and the healing it will bring, will make a lasting contribution to the material and spiritual progress of the Sri Lankan people.
Mr President, dear friends, I thank you once again for your welcome. May these days we spend together be days of friendship, dialogue and solidarity. I invoke an abundance of God’s blessings upon Sri Lanka, the Pearl of the Indian Ocean, and I pray that its beauty may shine forth in the prosperity and peace of all its people.
Signor Presidente,
Onorevoli Autorità di Governo,
Eminenza, Eccellenze,
Cari amici,
grazie per la vostra calorosa accoglienza. A lungo ho atteso questa visita in Sri Lanka e questi giorni che trascorreremo assieme. Lo Sri Lanka è conosciuto come la Perla dell’Oceano Indiano per le sue bellezze naturali. Ma soprattutto quest’Isola è conosciuta per il calore del suo popolo e la ricca varietà delle sue tradizioni culturali e religiose.
Signor Presidente, Le formulo i miei migliori auguri per la Sua nuova responsabilità. Saluto i distinti membri del governo e le autorità civili che ci onorano con la loro presenza. Sono grato in modo speciale per la presenza degli eminenti esponenti religiosi, che hanno un ruolo così importante nella vita di questo Paese. Ed evidentemente desidero esprimere il mio apprezzamento ai fedeli, ai membri del coro, come pure alle molte persone che si sono prestate per rendere possibile questa visita. Ringrazio tutti, dal profondo del cuore, per la vostra cortesia e ospitalità.
La mia visita nello Sri Lanka è anzitutto pastorale. Quale pastore universale della Chiesa Cattolica, sono giunto per incontrare ed incoraggiare i cattolici di quest’Isola, come pure per pregare con loro. Un punto centrale di tale visita sarà la canonizzazione del beato Joseph Vaz, il cui esempio di carità cristiana e di rispetto per ogni persona, senza distinzione di etnia o di religione, continua ancor oggi ad ispirarci e ammaestrarci. Ma la mia visita vuole anche esprimere l’amore e la preoccupazione della Chiesa per tutti gli srilankesi, e confermare il desiderio della comunità cattolica di essere attivamente partecipe della vita di questa società.
E’ una costante tragedia del nostro mondo che molte comunità siano in guerra tra di loro. L’incapacità di riconciliare le diversità e le discordie, antiche o nuove che siano, ha fatto sorgere tensioni etniche e religiose, accompagnate frequentemente da esplosioni di violenza. Per molti anni lo Sri Lanka ha conosciuto gli orrori dello scontro civile, ed ora sta cercando di consolidare la pace e di curare le ferite di quegli anni. Non è un compito facile quello di superare l’amara eredità di ingiustizie, ostilità e diffidenze lasciata dal conflitto. Si può realizzare soltanto superando il male con il bene (cfr Rm 12,21) e coltivando quelle virtù che promuovono la riconciliazione, la solidarietà e la pace. Il processo di risanamento richiede inoltre di includere il perseguimento della verità, non con lo scopo di aprire vecchie ferite, ma piuttosto quale mezzo necessario per promuovere la loro guarigione, la giustizia e l’unità.
Cari amici, sono convinto che i seguaci delle varie tradizioni religiose hanno un ruolo essenziale da giocare nel delicato processo di riconciliazione e di ricostruzione che è in corso in questo Paese. Perché tale processo avvenga, bisogna che tutti i membri della società lavorino assieme; che tutti abbiano voce. Tutti devono essere liberi di esprimere le proprie preoccupazioni, i propri bisogni, le proprie aspirazioni e le proprie paure. Ma soprattutto devono essere pronti ad accettarsi l’un l’altro, a rispettare le legittime diversità ed imparare a vivere come un’unica famiglia. Ogni volta che le persone si ascoltano tra loro umilmente e apertamente, possono emergere i valori e le aspirazioni comuni. La diversità non sarà più vista come una minaccia, ma come fonte di arricchimento. La strada verso la giustizia, la riconciliazione e l’armonia sociale appare ancora più chiaramente.
In questo senso, la grande opera di ricostruzione deve comprendere il miglioramento delle infrastrutture e provvedere ai bisogni materiali, ma anche, e soprattutto, promuovere la dignità umana, il rispetto dei diritti dell’uomo e la piena inclusione di ogni membro della società. Formulo voti che i dirigenti politici, religiosi e culturali dello Sri Lanka, misurando ogni loro parola ed azione sul bene e sul risanamento che ne verrà, diano un contributo duraturo al progresso materiale e spirituale del popolo dello Sri Lanka.
Signor Presidente, cari amici, ancora una volta vi ringrazio per il vostro benvenuto. Possano questi giorni che trascorreremo insieme essere giorni di amicizia, di dialogo e di solidarietà. Invoco abbondanti benedizioni di Dio sullo Sri Lanka, la Perla dell’Oceano Indiano, e prego che la sua bellezza risplenda a beneficio della prosperità e della pace di tutti i suoi abitanti.
© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino - Bollettino Santa Sede - 13 gennaio 2015