Viaggio Apostolico di Sua Santità Francesco in Sri Lanka e Filippine (12-19 gennaio 2015) - Incontro Interreligioso nel "Bandaranaike Memorial International Conference Hall" di ColomboVisita di cortesia al Presidente della Repubblica dello Sri Lanka
Nel pomeriggio il Santo Padre ha lasciato la Nunziatura Apostolica di Colombo e si è recato in auto alla Residenza Presidenziale per la visita di cortesia al Presidente della Repubblica dello Sri Lanka, S.E. il Signor Maithripala Sirisena.
Dopo la firma del Libro d’Oro, il Papa e il Presidente hanno raggiunto il primo piano del Palazzo per il colloquio privato, cui hanno fatto seguito la presentazione dei familiari e lo scambio dei doni.
Il Presidente ha presentato poi al Papa autorità e dignitari e, dopo una breve cerimonia per l’emissione filatelica commemorativa del Viaggio, il Santo Padre Francesco si è congedato per recarsi al Centro Congressi BMICH di Colombo per l’incontro interreligioso.
Incontro Interreligioso nel Bandaranaike Memorial International Conference Hall di Colombo
L’incontro Interreligioso si è svolto nel pomeriggio nel Bandaranaike Memorial International Conference Hall di Colombo. Vi hanno preso parte esponenti delle principali famiglie religiose dello Sri Lanka con un migliaio di rappresentanti delle varie Comunità: buddista, hindu, musulmana ed alcune confessioni cristiane.
Dopo la Firma del Libro d’Oro e l’accoglienza con musiche tradizionali, Mons. Cletus Chandrasiri Perera, Vescovo di Ratnapura e incaricato per il Dialogo Interreligioso della Conferenza Episcopale dello Sri Lanka, ha presentato al Papa i partecipanti all’incontro.
Quindi, dopo il canto buddista, le benedizioni hindu e musulmana, la preghiera del Gruppo ecumenico e il discorso di un monaco buddista, il Santo Padre Francesco ha pronunciato il discorso che riportiamo di seguito:
Discorso del Santo Padre
Dear Friends,
I am grateful for the opportunity to take part in this meeting which brings together, among others, the four largest religious communities integral to the life of Sri Lanka: Buddhism, Hinduism, Islam and Christianity. I thank you for your presence and for your warm welcome. I also thank those who have offered prayers and blessings, and in a particular way I express my gratitude to Bishop Cletus Chandrasiri Perera and to the Venerable Vigithasiri Niyangoda Thero for their kind words.
I have come to Sri Lanka in the footsteps of my predecessors Popes Paul VI and John Paul II to demonstrate the great love and concern which the Catholic Church has for Sri Lanka. It is a particular grace for me to visit the Catholic community here, to confirm them in their Christian faith, to pray with them and to share their joys and sufferings. It is equally a grace to be with all of you, men and women of these great religious traditions, who share with us a desire for wisdom, truth and holiness.
At the Second Vatican Council, the Catholic Church declared her deep and abiding respect for other religions. She stated that she "rejects nothing of what is true and holy in these religions. She has a high regard for their manner of life and conduct, their precepts and doctrines" (Nostra Aetate, 2). For my part, I wish to reaffirm the Church’s sincere respect for you, your traditions and beliefs.
It is in this spirit of respect that the Catholic Church desires to cooperate with you, and with all people of good will, in seeking the welfare of all Sri Lankans. I hope that my visit will help to encourage and deepen the various forms of interreligious and ecumenical cooperation which have been undertaken in recent years.
These praiseworthy initiatives have provided opportunities for dialogue, which is essential if we are to know, understand and respect one another. But, as experience has shown, for such dialogue and encounter to be effective, it must be grounded in a full and forthright presentation of our respective convictions. Certainly, such dialogue will accentuate how varied our beliefs, traditions and practices are. But if we are honest in presenting our convictions, we will be able to see more clearly what we hold in common. New avenues will be opened for mutual esteem, cooperation and indeed friendship.
Such positive developments in interreligious and ecumenical relations take on a particular significance and urgency in Sri Lanka. For too many years the men and women of this country have been victims of civil strife and violence. What is needed now is healing and unity, not further conflict and division. Surely the fostering of healing and unity is a noble task which is incumbent upon all who have at heart the good of the nation, and indeed the whole human family. It is my hope that interreligious and ecumenical cooperation will demonstrate that men and women do not have to forsake their identity, whether ethnic or religious, in order to live in harmony with their brothers and sisters.
How many ways there are for the followers of the different religions to carry out this service! How many are the needs that must be tended to with the healing balm of fraternal solidarity! I think in particular of the material and spiritual needs of the poor, the destitute, those who yearn for a word of consolation and hope. Here I think too of the many families who continue to mourn the loss of their loved ones.
Above all, at this moment of your nation’s history, how many people of good will are seeking to rebuild the moral foundations of society as a whole? May the growing spirit of cooperation between the leaders of the various religious communities find expression in a commitment to put reconciliation among all Sri Lankans at the heart of every effort to renew society and its institutions. For the sake of peace, religious beliefs must never be allowed to be abused in the cause of violence and war. We must be clear and unequivocal in challenging our communities to live fully the tenets of peace and coexistence found in each religion, and to denounce acts of violence when they are committed.
Dear friends, I thank you once again for your generous welcome and your attention. May this fraternal encounter confirm all of us in our efforts to live in harmony and to spread the blessings of peace.
Traduzione in lingua italiana
Cari Amici,
sono grato per l’opportunità di partecipare a questo incontro, che riunisce insieme, tra gli altri, le quattro comunità religiose più grandi, parte integrante della vita dello Sri Lanka: Buddhismo, Induismo, Islam e Cristianesimo. Vi ringrazio per la vostra presenza e per il caloroso benvenuto. Ringrazio anche quanti hanno offerto preghiere e benedizioni, e in modo particolare esprimo la mia gratitudine al Vescovo Cletus Chandrasiri Perera e al Venerabile Vigithasiri Niyangoda Thero per le loro cortesi parole.
Sono giunto in Sri Lanka sulle orme dei miei predecessori, i Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II, per dimostrare il grande amore e la sollecitudine della Chiesa Cattolica per lo Sri Lanka. E’ una grazia particolare per me visitare la comunità cattolica locale, confermarla nella fede in Cristo, pregare con essa e condividerne le gioie e le sofferenze. Ed è ugualmente una grazia l’essere con tutti voi, uomini e donne di queste grandi tradizioni religiose, che condividete con noi un desiderio di sapienza, di verità e di santità.
Nel Concilio Vaticano II la Chiesa Cattolica ha dichiarato il proprio rispetto profondo e duraturo per le altre religioni. Ha dichiarato che «nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto [quei] modi di agire e di vivere, [quei] precetti e [quelle] dottrine» (Nostra aetate, 2). Da parte mia, desidero riaffermare il sincero rispetto della Chiesa per voi, le vostre tradizioni e le vostre credenze.
E’ in questo spirito di rispetto che la Chiesa Cattolica desidera collaborare con voi e con tutte le persone di buona volontà, nel ricercare la prosperità di tutti gli srilankesi. Spero che la mia visita aiuterà ad incoraggiare ed approfondire le varie forme di collaborazione interreligiosa ed ecumenica, che sono state intraprese negli anni recenti.
Queste lodevoli iniziative hanno offerto opportunità di dialogo, essenziale se vogliamo conoscerci, capirci e rispettarci l’un l’altro. Ma, come insegna l’esperienza, perché tale dialogo ed incontro sia efficace, deve fondarsi su una presentazione piena e schietta delle nostre rispettive convinzioni. Certamente tale dialogo farà risaltare quanto siano diverse le nostre credenze, tradizioni e pratiche. E tuttavia, se siamo onesti nel presentare le nostre convinzioni, saremo in grado di vedere più chiaramente quanto abbiamo in comune. Nuove strade si apriranno per la mutua stima, cooperazione e anche amicizia.
Tali sviluppi positivi nelle relazioni interreligiose ed ecumeniche assumono un significato particolare ed urgente nello Sri Lanka. Per troppi anni gli uomini e le donne di questo Paese sono stati vittime di lotta civile e di violenza. Ciò di cui ora c’è bisogno è il risanamento e l’unità, non ulteriori conflitti o divisioni. Certamente la promozione del risanamento e dell’unità è un impegno nobile che incombe su tutti coloro che hanno a cuore il bene della Nazione e dell’intera famiglia umana. Spero che la collaborazione interreligiosa ed ecumenica dimostrerà che, per vivere in armonia con i loro fratelli e sorelle, gli uomini e le donne non devono dimenticare la propria identità, sia essa etnica o religiosa.
Quanti modi ci sono per i seguaci delle diverse religioni per realizzare questo servizio! Quanti sono i bisogni a cui provvedere con il balsamo della solidarietà fraterna! Penso in particolare alle necessità materiali e spirituali dei poveri, degli indigenti, di quanti ansiosamente attendono una parola di consolazione e di speranza. Penso qui anche alle molte famiglie che continuano a piangere la perdita dei loro cari.
Soprattutto, in questo momento della storia della vostra Nazione, quante persone di buona volontà cercano di ricostruire le fondamenta morali dell’intera società! Possa il crescente spirito di cooperazione tra i dirigenti delle diverse comunità religiose trovare espressione in un impegno a porre la riconciliazione fra tutti gli srilankesi al cuore di ogni sforzo per rinnovare la società e le sue istituzioni. Per il bene della pace, non si deve permettere che le credenze religiose vengano abusate per la causa della violenza o della guerra. Dobbiamo essere chiari e non equivoci nell’invitare le nostre comunità a vivere pienamente i precetti di pace e convivenza presenti in ciascuna religione e denunciare gli atti di violenza quando vengono commessi.
Cari amici, vi ringrazio ancora per la generosa accoglienza e per la vostra attenzione. Che questo fraterno incontro confermi noi tutti negli sforzi per vivere in armonia e diffondere le benedizioni della pace.
© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino - Bollettino Santa Sede - 13 gennaio 2015