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Catechesi Santo Padre
papa-francesco-giovaniPubblichiamo di seguito una nostra traduzione del testo del videomessaggio che Papa Francesco ha registrato — parlando a braccio — in occasione della Pascua de la juventud promossa in Argentina dalla pastorale regionale per i giovani, che ha coinvolto l’arcidiocesi di Buenos Aires insieme alle diocesi di Avellaneda-Lanús, Quilmes, Lomas de Zamora, San Justo, Gregorio de Laferrere, Morón, Merlo-Moreno, San Miguel, San Martín e San Isidro. Il videomessaggio è stato trasmesso al Planetario di Buenos Aires, nella serata di sabato 26 aprile, alla vigilia della canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.

Cari ragazzi e ragazze, un saluto e Buona Pasqua! Tutta la settimana è Pasqua! «È il grande giorno che ha fatto il Si- g n o re ! » Desidero starvi vicino, me lo ha chiesto l’Arcivescovo di Buenos Ai- res, e lo faccio con piacere. Deside- ro accompagnarvi un istante in que- sta giornata, in questa Pasqua della Gioventù. Mentre scendevo per fare questa registrazione, pensavo a cosa vi avrei detto. «Fate chiasso» ve l’ho già detto. «Non abbiate paura di nulla» ve l’ho già detto. «Siate libe- ri» ve l’ho già detto. Allora mi è ve- nuta in mente la figura di alcuni giovani del Vangelo. Alcuni giovani che incrociarono Gesù o dei quali Egli parlò. Forse può aiutarvi. Se vi serve, lo tenete, se non vi serve, lo buttate. Ho pensato ai giovani apostoli, ho pensato al giovane ricco, ho pen- sato al giovane che andò a cercare una nuova vita con l’eredità del pa- dre, ho pensato al giovane morto. Gli apostoli erano giovani, alcuni non tanto, altri sì. Giovanni era un ragazzetto. E restarono colpiti dalla figura di Gesù, entusiasti, con quel- lo stupore che si prova quando s’in- contra Gesù. E di corsa vanno dagli amici e dicono loro: «Abbiamo in- contrato il Messia! Abbiamo trovato Colui di cui parlano i profeti!». Incontrare Gesù! Guardate quale fu la condotta degli apostoli: dopo cedettero, non si comportarono tan- to bene. Pietro lo rinnegò, Giuda lo tradì, gli altri fuggirono. Vale a dire che bisogna lottare per essere fedeli a questo incontro, all’incontro con Gesù. Io ti chiedo: «Tu, quando hai in- contrato Gesù? Com’è stato l’incon- tro con Gesù? Hai avuto un incontro con Gesù o lo stai avendo ora? I giovani apostoli! Pensate a Pietro, Giacomo, Giovanni, Natanaele, co- me incontrarono Gesù. Un altro giovane che mi è venuto in mente è il giovane ricco, quello che si avvicina a Gesù con una vita irreprensibile, un ragazzo buono, e gli dice: «Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?». Gesù gli risponde: «Os- serva i comandamenti e vai avanti». « Ma se li ho sempre osservati!». Il Vangelo dice: «Gesù lo amò» e allo- ra gli disse «Guarda, ti manca una cosa: dai tutto quello che hai ai po- veri e vieni con me, a predicare il Vangelo». E quel giovane se ne an- dò triste. Se ne andò triste perché aveva molte ricchezze e non ebbe il coraggio di lasciarle per Gesù. E se ne andò con il suo denaro e con la sua tristezza. I primi stavano con la loro gioia, con quella bella gioia che dava l’incontro con Gesù. Quello se ne andò con la sua tristezza. L’altro giovane, quello che volle fare il furbo, che volle scrivere la propria vita, che volle ribellarsi alla autorità paterna, e affrontò il padre e gli disse: «Dammi quello che mi spetta che me ne vado». E se ne an- dò. Tutti quegli anni furono anni di baldoria. Spese il denaro in locali, in vizi, si divertì. Sperperò i soldi e li finì. E per giunta arrivò una crisi economica, dovette cercare lavoro. Ma non c’era lavoro, e accettò di badare ai porci. E questo giovane, che aveva avuto tanto denaro, che lo aveva tolto a suo padre dall’e re d i - tà, che sapeva che cosa significava stare negli alberghi migliori e alle feste migliori, che aveva vissuto alla grande, conobbe una cosa che non aveva mai conosciuto prima: la fame. Ma Dio è molto buono. Dio ap- profitta dei nostri insuccessi per parlare al nostro cuore. Dio non disse a quel giovane: «Sei un fallito, guarda cosa hai fatto». Lo fece ra- gionare. Dice il Vangelo che «Rien- trò in se stesso». Cosa faccio con questa vita? La baldoria non mi è servita a nulla. Quanti operai nella fabbrica di mio padre guadagnano uno stipendio e hanno da mangiare! Io ho fame e sono il figlio del Pa- drone; mi alzerò, andrò da mio pa- dre e dirò la mia verità: «Ho pecca- to contro il cielo e contro di te». E tornò. La grande sorpresa che ebbe fu che il padre lo stava aspettando, da anni! Il Vangelo dice che lo vide ar- rivare da lontano, perché il vecchio saliva ogni pomeriggio sulla terraz- za per vedere se il ragazzo arrivava. E il padre lo abbracciò e gli fece fe- sta. E quel grande peccatore, quel grande sperperatore di quanto il pa- dre aveva guadagnato, trovò qualco- sa di cui non era mai stato consape- vole: l’abbraccio della misericordia. Un altro giovane del Vangelo: ho pensato anche al giovane morto, all’uscita della città di Nain, a quan- do lo stavano sotterrando, figlio unico di una madre vedova. Gesù ebbe compassione della madre, non del ragazzetto. Mai il ragazzetto, grazie alla madre, ebbe il miracolo e re s u s c i t ò . Tu chi sei? L’entusiasta, come gli apostoli, prima d’iniziare il cammi- no? Quello che vuole seguire Gesù perché gli piace ma è bloccato da tante cose che lo legano e non può seguirlo, come il giovane ricco dalla mondanità, da tante cose? Come quello che sperperò tutta l’e re d i t à del padre, ma che ebbe il coraggio di tornare e sta provando in questo momento l’abbraccio della miseri- cordia? O sei morto? Se sei morto, sappi che la Madre Chiesa sta pian- gendo per te, e Gesù è capace di re- suscitarti. Dimmi, chi sei tu? Dillo a te stesso e ciò ti darà forza. «Padre, è ingiusto — mi diranno le ragazze — perché gli esempi che dà sono per i ragazzi, e noi?». Voi aspirate a consolidare con la vostra vita la tenerezza e la fedeltà. Voi state sul cammino di quelle donne che seguivano Gesù, nella buona e nella cattiva sorte. La donna ha questo grande tesoro di poter dare la vita, di poter dare tenerezza, di poter dare pace e gioia. C’è un solo modello per voi: Maria, la donna della fedeltà, quella che non capiva cosa stava succedendo ma obbedì. Quella che, quando seppe ciò di cui sua cugina aveva bisogno, andò di corsa da lei, la Vergine della Pron- tezza. Quella che fuggì come rifu- giata in un paese straniero per sal- vare la vita di suo figlio. Quella che aiutò suo Figlio a crescere e lo ac- compagnò, e quando suo Figlio ini- ziò a predicare, lo seguì. Quella che subì tutto ciò che stava accadendo a quel bambino, a quel ragazzo gran- de. Quella che stava accanto a suo Figlio e gli diceva quali erano i pro- blemi: «Guarda, non hanno vino». Quella che, nel momento della Cro- ce, era accanto a Lui. La donna ha una capacità di dare vita e di dare tenerezza che noi uo- mini non abbiamo. Voi siete donne di Chiesa. Di Chiesa, o “del” Chie- sa? No, non è “il” Chiesa, è “la” Chiesa. La Chiesa è femminile, è come Maria. Questo è il vostro luo- go. Essere Chiesa, formare Chiesa, stare accanto a Gesù, dare tenerez- za, accompagnare, lasciar crescere. Che Maria, la Signora della Ca- rezza, la Signora della Tenerezza, la Signora della Prontezza a servire, vi indichi il cammino. Bene, ora non siate più arrabbiate, che siete uscite vincitrici sui maschi. Vi auguro che questo giorno termini bene. Che ognuno di voi incontri Gesù, quel Gesù risorto. E vi dico una cosa: Non abbiate paura! Guardate Gesù, guardate Maria, e andate avanti! «Padre, sono peccatore, sono pec- catrice!» Lui ti perdona! Andate avanti, buona Pasqua e non dimen- ticatevi di pregare per me. Che Ge- sù vi benedica e la Vergine si prenda cura di voi.

Francesco

© Osservatore Romano - 28-29 aprile 2014