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Convegno TommasodaTolentinoeMatteoRicciProposto da P. Pietro Messa, ofm

Nel viaggio apostolico a Singapore papa Francesco ha ricordato l’apporto di p. Matteo Ricci nello stabilire l’amicizia con il popolo cinese, ripetendo quello che aveva sottolineato nell’Udienza generale dello scorso anno: “Il suo amore per il popolo cinese è un modello… Lui ha portato il cristianesimo in Cina; lui è grande sì, perché è un grande scienziato, lui è grande perché è coraggioso, lui è grande perché ha scritto tanti libri, ma soprattutto lui è grande perché è stato coerente con la sua vocazione, coerente con quella voglia di seguire Gesù Cristo”.

E’ quello che cercherà di raccontare l’incontro a cui interverranno il missionario e sinologo p. Gianni Criveller, direttore del Centro missionario del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere), direttore del giornale online Asianews, che concentrerà il proprio intervento sull’azione missionaria del francescano beato Tommaso da Tolentino e del gesuita venerabile p. Matteo Ricci: ‘Fra Tommaso da Tolentino e padre Matteo Ricci: due missionari marchigiani in Cina’; ed il prof. Dario Grandoni, docente di ‘Business Startup e Corporate Finance’ all’Università Politecnica delle Marche e presidente della Fondazione internazionale ‘P. Matteo Ricci’ di Macerata, che svilupperà la figura del gesuita maceratese: ‘Padre Matteo Ricci, un ponte o un modello?’, confrontandosi sul tema della serata: ‘Fra Tommaso e Padre Matteo in Asia: diplomatici del Vangelo’, che si svolgerà mercoledì 25 settembre alle ore 21.15 nella basilica di san Nicola a Tolentino (MC), nelle Marche, organizzato dal Comitato per le celebrazioni in memoria del beato Tommaso da Tolentino, dal Santuario della Basilica di san Nicola da Tolentino e dal Sermit odv (Servizio missionario Tolentino), che sostiene i missionari in Brasile, in India ed in Burundi.

L’incontro, preludio al convegno del convegno internazionale su ‘Marco Polo e i Francescani in Oriente’ che si svolgerà sempre a Tolentino nei giorni 18/19 ottobre, prende spunto da una lettera del venerabile p. Matteo Ricci scritta al padre nel 1599, in cui esprimeva il suo desiderio di entrare nell’ordine dei Gesuiti per partire verso la Cina, dopo aver letto il martirio del beato Tommaso da Tolentino, avvenuto in India nel 1321:

“Mio padre non ha mai creduto che io fin da bambino sognavo di venire qua in Cina, il misterioso Katai di cui avevo letto nella nostra biblioteca scolastica su quel famoso libro ‘Il Milione’ di Marco Polo e poi anche nelle ‘Memorie di viaggio’ del francescano Odorico da Pordenone, memoria nelle quali avevo trovato il racconto, tra l’altro, del ritrovamento nel 1326 vicino a Bombay, del corpo incorrotto del beato Tommaso da Tolentino, martirizzato… l’11 aprile 1321”. Quindi p. Ricci, seguendo l’esempio del beato Tommaso da Tolentino, è stato un ‘ponte’ tra Oriente ed Occidente, ancora oggi valido, evidenziato nel recente viaggio apostolico di papa Francesco in Asia.

Mentre il beato Tommaso da Tolentino entrò nell’ordine francescano nel 1275 e nel 1287 fu imprigionato come seguace di Angelo Clareno e fatto liberare da Raimondo Gaufridi  nel 1289.

Dopo quell’anno fu inviato con Angelo Clareno, fra Marco da Montelupone, Angelo da Tolentino e Pietro da Macerata come missionario nella Piccola Armenia (o Regno armeno di Cilicia) dato che Re Aitone II d'Armenia aveva fatto richiesta di alcuni religiosi. Il Re desiderava alcuni santi frati, che guidassero spiritualmente tutta la nazione.

In Armenia i missionari svolsero una fruttuosa opera apostolica e pastorale molto apprezzata dal papa Niccolò IV in momenti delicati della sua azione organizzatrice in quel Regno e in Terrasanta.  Tornò in Italia nel 1307 per chiedere aiuti per la missione in Cina di Giovanni da Montecorvino. Passato per Tabriz, in Persia,  nel 1320 si imbarcò per la Cina dal porto Ormuz insieme con i confratelli Giacomo da Padova, Pietro da Siena e il georgiano Demetrio da Tbilisi: il gruppo sbarcò a Salsette, dove i missionari furono accolti e ospitati presso una famiglia di nestoriani. Convocati davanti al cadì di Thane, i francescani illustrarono la dottrina cristiana e attaccarono quella islamica: per questo furono assassinati nel 1321.