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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
francesco-abbraccia-il-lebbrosodi MAURO PAPALINI

Spiegava efficacemente Tommaso d’Aquino nel 1272: «Anche se l’inizio del giorno avviene in diversi modi, infatti alcuni lo fanno cominciare dal mezzogiorno, alcuni dal tramonto, altri dalla mezzanotte, altri dal sorgere del sole; tuttavia la Chiesa, secondo il costume dei romani, fa iniziare il giorno dalla mezzanotte; pertanto se dopo mezzanotte qualcuno prendesse un po’ di cibo o di bevanda, in quel giorno non potrebbe ricevere questo sacramento, lo può ricevere invece se lo prende prima di mezzanotte».
I modi principali per far iniziare il giorno erano però due: dalla mezzanotte e dal tramonto. I digiuni eucaristici, vigiliari e quaresimali, nonché la cessazione dei lavori servili, cominciavano dalla mezzanotte; invece la liturgia, le indulgenze e la storiografia usavano come inizio del giorno il tramonto del sole. Quanto solida fosse questa seconda consuetudine lo dimostrano molte testimonianze di cronisti, agiografi e scrittori. Un ottimo esempio è il transito di san Francesco d’Assisi, perché è molto ben documentato e consente di risalire all’ora esatta con buona approssimazione. La fonte più particolareggiata sia per la data sia per l’ora della morte del santo è l’ Epistola enciclica che frate Elia da Cortona scrisse nel pomeriggio di domenica 4 ottobre 1226 da Assisi, diretta a tutti i ministri provinciali dell’Ordine dei frati minori: « IV nonas octobris (il quarto giorno avanti le none di ottobre), domenica, nella prima ora della notte precedente, il nostro padre e fratello Francesco è migrato a Cristo» (n. 8). Tommaso da Celano, nel Tractatus de miraculis , aggiunge un altro particolare: Cum iam esset noctis secuturae crepusculum (essendo già il crepuscolo della notte seguente). Come è evidente, sono presenti ancora la datazione e la cronometria romana, nella quale si separava nettamente il “giorno artificiale” (le ore di luce) dalla notte. Frate Elia intende dunque la “prima ora della notte” che precedeva la domenica 4 ottobre 1226 ( IV nonas octobris , il quarto giorno retrocedendo dalle nonae , che in questo mese cadevano il giorno 7 secondo il calendario romano riformato da Giulio Cesare). Il fatto poi che c’era il crepuscolo vuol dire che il sole era già tramontato da un tempo presumibilmente variabile tra mezz’ora e un’ora. Ricordiamo per inciso che il sistema romano (e di conseguenza quello della Chiesa cattolica) si fermava alle ore, non computando i minuti, tanto meno i secondi (salvo dilatare o restringere le horae inaequales a seconda delle stagioni). Assisi si trova a una latitudine di 43.07 gradi, quindi sabato 3 ottobre il sole tramonta, diremmo oggi, alle 17 e 47. La prima ora della notte, quindi, finisce alle 18 e 47. Si deve tener conto anche della longitudine, oggi largamente impiegata, ma non in passato. Assisi si trova a una longitudine di 12.61 gradi, pertanto bisogna operare una correzione di 9 minuti e 32 secondi: quindi, verosimilmente, il santo m i g ra v i t ad Christum verso le ore 18.20-18.30 attuali; e considerando che, ormai dal 1994, il 3 ottobre rientra nel periodo in cui è in vigore l’ora legale estiva, possiamo affermare che Francesco, povero e umile, è entrato ricco nei cieli verso le odierne 19.20-19.30, minuto più minuto meno. Solo frate Elia riporta l’ora della morte del santo in quanto testimone diretto. Tommaso da Celano, sia nella Vita prima che nella Vita seconda , indica solo la data, così espressa: «Nell’anno 1226 dall’Incarnazione del Signore, indizione X I V , quarto giorno avanti le none di ottobre, domenica». Si fa qui riferimento allo stile fiorentino ab incarnatione , convenzione che fa iniziare l’anno il 25 marzo, arretrandolo rispetto al nostro stile attuale, a circumcisione , secondo cui l’anno inizia l’1 gennaio. L’indizione era un ciclo di quindici anni consecutivi, che acquisì vigore nel passaggio dal tardoantico al medioevo forse per l’incertezza di altri sistemi di datazione, modulandosi a sua volta secondo stili diversi. L’indizione romana, o pontificia, era la più diffusa. In tanta precisione, però, Tommaso da Celano omette qualsiasi indicazione oraria, per cui sembra che san Francesco sia morto di domenica, non essendoci alcun riferimento alla notte, presente invece in frate Elia. Una cosa, però, è comune a tutte le fonti: l’indicazione del giorno. A rigore, secondo il calendario romano, il 3 ottobre corrisponderebbe a quinto nonas octobris (il quinto giorno avanti le none di ottobre), ma nessuna fonte riporta questa espressione. Tutti scrivono quarto nonas ; semplicemente, benché il computo del giorno fosse generalmente dal tramonto del sole, per alcuni era già «giorno di domenica» e per altri «giorno di sabato», come per Tommaso da Celano nella Legenda ad usum chori : «Nell’anno 1226 dall’Incarnazione del Signore, il quarto giorno avanti le None di ottobre, san Francesco, in giorno di sabato la sera, migrò felicemente a Dio, fu sepolto in giorno di domenica». San Bonaventura nella sua Legenda maior Sancti Francisci e le altre biografie usano più o meno le stesse parole. Naturalmente tutti i biografi concentrano l’attenzione sull’atteggiamento di Francesco di fronte alla morte: ne ricostruiscono molto dettagliatamente le fasi in maniera assai omogenea, sebbene ognuno vi sottolinei qualche particolare, ad esempio Tommaso da Celano nella Vita seconda narra come Francesco «amò i suoi fino alla fine e accolse la morte cantando». La questione relativa alla data e all’ora del “felice transito” di Francesco è invece un esempio significativo di come i due modi di computo del giorno si intrecciassero tra loro dando luogo a confusioni che sarebbero proseguite anche nei secoli successivi. Il 16 luglio 1228 Gregorio IX (Ugo di Segni, grande amico di Francesco) lo canonizzò solennemente ad Assisi e ne istituì la festa al 4 ottobre. Nell’anno 1582, proprio il giorno della festa di san Francesco sarebbe entrata in vigore la riforma gregoriana per il riallineamento del calendario (quello oggi in uso), che prevedeva per quell’anno il taglio degli 11 giorni seguenti il 4 ottobre. Santa Teresa d’Avila, che morì esattamente in quella data, fu sepolta il giorno successivo: il 15 ottobre.

© Osservatore Romano - 4 ottobre 2014