A cura di P. Pietro Messa, ofm
Il tema per il sinodo dei vescovi del 2018, ossia I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, è stato argomento di considerazione fin dai Padri della Chiesa. Infatti a volte accade di confondere l’entusiasmo della conversione con una vocazione alla vita monastica, oppure di lasciare il mondo inteso come realtà concreta senza però abbandonare la mondanità. Ecco ad esempio come san Basilio Nisseno, in base anche alle esperienze altrui – compì un viaggio per conoscere la vita monastica in Siria, Palestina, Egitto e Mesopotamia – e vissute personalmente, risponde nelle Regole diffuse riguardo all’accoglienza e all’accompagnamento vocazionale di coloro che chiedono di far parte di una comunità monastica.
Domanda: - 10 - Bisogna accogliere tutti coloro che si presentano, oppure chi bisogna accogliere? Occorre ammetterli subito o dopo una prova, e quale prova?
Risposta - Nella sua divina Bontà il nostro Signore Gesù Cristo ha detto e proclamato: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mt 11,28).
Non è dunque senza pericolo il respingere coloro che vengono da noi per servire il Signore e per prendere, con il suo soave giogo, il fardello dei suoi comandamenti che ci innalzano fino al cielo.
Certamente non dobbiamo accogliere chi si presenta agli insegnamenti di fede con piedi non lavati (Gv 13,10): imiteremo invece il nostro Signore che interrogò sulla propria vita il giovane uomo che venne a lui. Avendo appreso che la sua vita passata era stata buona, gli mostrò ciò che rimaneva da fare per raggiungere la perfezione e quindi gli concesse di seguirlo.
Così dobbiamo ovviamente informarci sul passato di coloro che si presentano.
A quelli che avranno già praticato il bene, occorrerà mostrare la perfezione dei comandamenti. Per gli altri, che si convertono dopo una vita di peccato, o che abbandonano uno stato d'indifferenza per cercare la vita di perfezione nella conoscenza di Dio, occorre esaminare il loro carattere, per paura che siano instabili e cambino idea facilmente. Costoro che sono incostanti sono infatti ambigui, poiché essi stessi non arrivano ad alcun risultato, e inoltre vengono a nuocere agli altri, spargendo sul nostro tipo di vita menzogne, colpe e malvagie calunnie.
Tuttavia, siccome tutto si corregge con lo zelo, ed il timore di Dio ha ragione di tutte le mancanze dell’anima, non occorre neppure respingerli, bensì metterli in grado di esercitarsi adeguatamente e, col tempo e con continui sforzi, diano prova della loro buona volontà. Se si constata allora in loro qualche fermezza, potranno essere accolti senza pericolo; altrimenti, intanto che non fanno parte della fraternità, saranno rinviati. Così questa prova non arrecherà alcun danno alla comunità.
Qualcuno ha vissuto fino ad allora nel peccato? Occorre allora bene esaminare se la vergogna non gli impedisce di riconoscere le sue colpe segrete e di confessarle, se detesta e disconosce i complici delle sue malefatte, secondo questa parola: “Via da me, voi tutti che fate il male” (Sal 6,9), e infine se, per il futuro, offre garanzie che in seguito non si lascerà più trascinare dalle sue passioni.
Un genere di prova che conviene a tutti, è di vedere se accettano senza arrossire qualsiasi umiliazione, al punto da accettare i compiti più vili, quando la ragione ne riconosce l'utilità.
Infine, quando qualcuno è stato provato in ogni modo da spiriti prudenti e quando lo si riconosce come uno strumento utile al Signore, pronto a qualsiasi buona azione, può essere ammesso fra coloro che si sono consacrati al Signore.
In particolare, a colui che vuole lasciare una situazione visibile nel mondo, per venire a praticare l'umiltà sull'esempio del nostro Signore Gesù Cristo, occorrerebbe imporre un esercizio considerato come dei più umilianti da parte della gente del mondo, e vedere se dà piena certezza che lavora per Dio senza arrossire.
Per un approfondimento cfr.
https://it.zenit.org/articles/vieni-e-vedrai-i-giovani-la-fede-e-il-discernimento-vocazionale