Chiesa del Cimitero Maggiore di Vicenza - Omelia di S. Em. za Card. Agostino MarchettoCarissimi, Eccoci qui a celebrare la S.Messa per i nostri defunti, i vicentini morti e tutti coloro che ardentemente desiderano la nostra preghiera di suffragio.
Ci sarà nella mia Omelia un aspetto di quello che chiamiamo aldilà, potremmo anche dire di "cieli nuovi e terra nuova" che ci aspetta.
E così siamo indirizzati, nel discorso cristiano, tutto intorno al aspetto specifico, quello di risurrezione. Del resto l'iscrizione che campeggia a grandi caratteri su questo nostro Cimitero cittadino, luogo di pace e di silenzio e di preghiera e di dolore e di riconoscenza e di perdono e di misericordia, oltre che di giustizia, è "RESURRECTURIS": a coloro che risorgeranno.
In effetti centro della fede, della morale e soprattutto della S. Liturgia, sommità della vita cristiana e sua fonte, la risurrezione connette un avvenimento, -noi diciamo oggi mistero, con tutta la profondità di questa parola- che riguarda il Signore Gesù, con il "regno" futuro e la vita cristiana del presente. La risurrezione, quotidianamente rievocata, riproposta, ripresentata, e centrale della risurrezione nell'annuncio cristiano, dunque, che trova peraltro molto scetticismo di accettazione e difficoltà di espressione. Ne parliamo poco anche noi preti e con difficoltà. Ne vogliamo invece balbettare oggi con meditato procedere? Tentiamo di balbettare.
Il punto iniziale già ha le sue difficoltà poiché immediatamente risurrezione non è da confondere con immortalità. Anche se i due concetti si richiamano - badate bene - e si attirano reciprocamente, occorre distinguere attentamente, pena la riduzione del cristianesimo a uno spiritualismo magari greco antico che lo appiattirebbe. Nella visione cristiana tale spiritualismo è invece messo in sordina. Gesù stesso infatti trema e grida di fronte alla morte, in un umanissimo (Lui vero Dio e vero uomo) moto di 'ripulsa', mentre Socrate la accetta sorridendo. "Per questa consapevolezza della tragicità della morte il cristianesimo, anche se 'buona novella' (come no!), pure se annuncio profetico di salvezza totale e radicale, conserva tutta la sua umana drammaticità, più vicina alla tragedia greca che a Platone. E lo sperimentiamo oggi, intensamente.
Non tralascio un altro, ulteriore elemento, che distingue la risurrezione cristiana dall' immortalità greco-spiritualista, una certa qual incertezza misteriosa, cioè, del panorama della prima, sul quale noi proiettiamo il nostro vivere di oggi, la vita che continua, il tempo e lo spazio, che possiamo "accettare" fino a un certo punto, come faceva Gesù, però coscienti dello stacco di piani e di realtà.
Ma a quali fonti attingere per conoscere il discorso cristiano sul aldilà e quindi sulla risurrezione? La prima risposta all'interrogativo che ho posto, -confidando nella vostra comprensione della delicatezza necessaria per parlare di queste realtà "ultime" oggi- rinvia ovviamente alle pagine della Bibbia, Antico a Nuovo Testamento. Ma su tale cammino, vedrete, non sarà facile addentrarsi pur aiutati da buoni commentari. Perché? Ne è ragione, in parte, il fatto che la Bibbia parla un linguaggio poetico, diciamo così, pieno di simboli: si pensi a quello centrale del "Regno" di Dio. Mi fermo qui, incoraggiandovi a permettere allo Spirito di guidarvi, aiutati dal Magistero della Chiesa e dai buoni commentari. Coraggio, tentate almeno di non lasciare intonso, prima di andare da Colui che regge l'universo, Redentore e Signore, tutta questa ricchezza e bellezza della Parola di Dio.
+ Agostino Marchetto