
Non sono modalità applicabili, ovviamente,
all'ambito della Gerarchia
voluta Divinamente,
ma trae da essa alcuni laicissimi criteri.
“Il Signore rispose a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né all'imponenza della sua statura. Io l'ho scartato, perché io non guardo ciò che guarda l'uomo. L'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuore».” (1Sam. 16,7)
La comunità cristiana nello scegliere un leader, su qualunque piano, non si affida al solo e giusto discernimento umano. Tanto più non si affida a tecniche di inciucio a manovrine mondane a scavalcamenti impropri. A pugni iniqui. Certo non bisogna scandalizzarci se questo accade. E’ la nostra natura ferita. Che pur essendo in cammino di conversione non è sopita, non è guarita e di tanto in tanto viene fuori sotto tante forme.
Asprezza, mancanza di affabilità, mormorazione, denigramenti, termini e modi impropri, giudizi temerari, discriminazioni. Condanne più che giudizi. Fissismi e stereotipie, mentali e spirituali. Vere e proprie cantonate.
Non bisogna turbarsi perché Dio, per guarire, aiuta a tirar fuori e far vedere le zone d’ombra per poterle sanare.
D’altronde “Dio che ti ha creato senza di te non ti salva senza di te” (Sant'Agostino, Sermo CLXIX, 13) cioè Dio non opera la tua salvezza senza la tua graduale auto-coscienza e collaborazione attiva e docile alla grazia.
Ma proprio questo è il punto: la collaborazione alla grazia.
La comunità che sceglie un leader deve poter anzitutto confidare sulle scelte che Dio opera in quella situazione. Quindi ecco i criteri che propongo:
1 – Deve poter ascoltare Dio e rimettere tutto in Dio. La preghiera è fondamentale. Non come corollario o cornice di un momento a garanzia dei nostri desideri e delle nostre categorie ma alla disponibilità reale del pieno stravolgimento di esse. Noi, Signore, vediamo e pensiamo questo ma Tu che sai il vero bene stravolgi e cambia quello che credi, se credi.
La differenza è che si sceglie affidando le situazioni immergendole in Dio.
Magari avallando una scelta umana già intuita o pensata ma lo si fa non nell’ottica “sia fatta la mia volontà con l’aiuto di Dio”.
Neanche nell’ottica del “Regnum Dei” di Teologia politica (qui ne accennavo) “Dio lo vuole”, ma del continuo “Arrendersi alla Signoria di Cristo”; sia personalmente che comunitariamente. Questo primo aspetto è fondamentale e sebbene le situazioni spingano ad una certa celerità, non bisogna avere fretta, umana fretta.
Ma piuttosto l’urgenza di abbandonarsi in Dio; de facto. Senza essere gelosi dell’agire stravolgente di Dio (Nm 11,25-29).
2 – Dio può avere altre vie di giudizio. “Guarda il cuore” (1Sam. 16,7). Dio di certo non guarda i pur necessari criteri umanissimi di integrità, di esperienza, estetici, di prestanza fisica, di aplomb, di “curriculum” di provenienza.. ma guarda il cuore della persona e il cuore delle situazioni.
Per questo è importante che coloro che sono scelti tra una rosa di leader ricevano un annuncio esterno, in “spirito e potenza” che ricordi i fondamenti della Diakonia.
La via Kenotica, presente comunque in ogni seconda chiamata specifica, come quella del Leader; sia esso leader di una comunità, di un gruppo e di un partito politico.
Occorre un annuncio Kerygmatico che ricordi nel Nome di chi si serve la comunità e quella porzione di comunità.
Fosse anche un partito politico. La democrazia va formata, nella retta ed illuminata coscienza.
2 – Il leader non è per sempre. “Dio fa morire e fa vivere” (Dt. 32,39). La poltrona non è per sempre ma è transeunte.
Può accadere come per Saul, che uno smette di esserne degno.
Può accadere che la tua funzione è per un tempo e poi devi passare il testimone ad un altro.
La gara non è per il primo posto ma per l’ultimo. Per la Diakonia. Per lo scomparire, come Giovanni Battista. È una gara di “resa in Dio”.
3 – Anche il leader viene giudicato dal Vero. Il dono della “Sapienza” (1Re 3,6-13). Poiché il leader è chiamato al servizio deve poter chiedere a Dio di vedere come Dio vede. Qualunque sia l’ambito del leader. Anche in quello politico. Il primo che vive il sano compromesso della gradualità (non del principio ma del cammino di incarnazione) è Dio. E lo fa con noi, con ciascuno di noi. Il leader è colui che vive a pieno, in certo qual modo, la sua dimensione sacerdotale ricevuta con il battesimo.
È tra Dio e l’uomo, con reciproca comunicazione e con ineludibile sofferenza. A suo modo vive una dimensione profetica, sacerdotale e regale. La Sapienza, inoltre, come vita di Salomone insegna, va custodita. Per il bene proprio e delle persone affidate.
Nessuno ha la "sapienza in tasca" ma è importante lo "stare in ginocchio". Umili ed in ascolto. Sempre.
Onde evitare di frequentare la santa Messa il mattino e firmare leggi contro l'uomo e il bene comune, il pomeriggio.
Inoltre il leader è figura che "ascolta".
Non è un solipsista, un "one-man-band", ma il punto di incontro della grazia umanissima di Dio che si rivela nella comunità e si fa voce e scelta.
Il leader ha consiglieri e aiuti fidati, come suggerisce la vicenda di Mosè e del suocero Ietro (Es.18,13ss).
4 – La vocazione da leader deve essere “utile” anche al leader. È vocazione. È conversione. È servizio. È mandato (nessuno si manda da sé). “Signore cosa vuoi che io faccia?” (San Francesco, FF 587; FF 1032; FF 1401; FF 1492) La vocazione alla guida è anche un bene per il leader, per la sua maturazione umano-cristiana.
Questo bene non viene dopo, ma accanto.
Qui, in questa dimensione di servizio a cui è chiamato per volere profondo di Dio e volere esplicito del popolo, egli si realizza, si compie, matura.
Fintanto che Dio e situazione lo voglia.
5 – Il leader deve rispettare il linguaggio del proprio ambito. Sia esso pastorale, sia esso se politico. Piani distinti, anche se comunicanti. “Dare a Cesare quel che è di Cesare e dare a Dio quel che è di Dio” (Mt 22,15-21) Un conto è un leader di un movimento laicale, di una corrente di spiritualità, di un cammino, un conto è un leader politico.
Sono ambiti distinti con linguaggio distinto. Con modalità diverse.
Non si può e non si deve fare una catechesi durante un annuncio sociale e politico, durante un raduno di piazza.
Né viceversa immettere in una catechesi aspetti programmatici, politici, sociali, operativi, ecc. Ovvio che vi possono essere talvolta dei punti di incontro ma gli ambiti devono essere chiaramente distinti. Il Regno di Dio ha un ampio respiro, quello politico del contingente e dell’immanente.
Fare distinzione e sintesi è, talvolta, arduo e occorre molto equilibrio e facilmente ci si può ingannare ma saper distinguere i piani ed i linguaggi è essenziale.
E’ la prima forma di incarnazione.
Ovvio che stiamo parlando di “cattolici in politica”, cioè di fedeli laici che hanno la marcia in più, la Luce che aiuta ed attua l’umanissimo discernimento.
Ma occorre purificare il linguaggio negli ambiti proprio per evitare che un partito, ad esempio, sia una proiezione della "civitas Dei" o di un "cammino o movimento spirituale" e non la ricerca di tutto il bene possibile alla luce della Morale Naturale che è pre-evangelica.
Come da altra parte evitare che tale autonomia diventi l'occasione per negare ed immanentizzare la sete di trascendente presente nella Morale Naturale. Equilibrio. (Vd. Apostolicam Actuositatem, cap. II, n° 7 "L'animazione cristiana dell'ordine temporale", Conc. Vat. II)
Per tale motivo se un leader politico viene da un movimento o da un cammino dovrà purificare il linguaggio da quegli elementi che ne connotano la dimensione carismatico-religiosa. Viceversa il leader che viene da una esperienza strettamente politica dovrà maturare quei criteri sapienziali di discernimento di cui abbiamo precedentemente parlato e che amplificano al massimo, pur incarnandole, quella triplice dimensione battesimale del sacerdozio, della profezia e della regalità.
Detti comunque questi "semplici" cinque punti, Dio, come è noto, saprà scrivere bene nonostante noi e le nostre miserie. Il suggerimento è di tenerli sempre a mente non solo come incipit ma anche obiettivo.
Ove situazione non li ha permessi (può accadere)
è bene che vengano vissuti sempre come sana tensione.
Buon cammino.
Paul Freeman