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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
agnus deidi SERGE-THOMAS BONINO*

Sinodalità, fede e sacramenti, libertà religiosa. Su queste tematiche si sono concentrati i lavori della seconda sessione plenaria del nono quinquennio della Commissione teologica internazionale, svoltisi da lunedì 30 novembre a venerdì 4 dicembre in Vaticano. Va ricordato che già nel dicembre 2014, durante la prima sessione plenaria, i trenta teologi e teologhe che compongono la Commissione avevano scelto tre argomenti di grande attualità su cui riflettere. Sono state quindi costituite tre sottocommissioni di dieci membri ciascuna, con l’incarico di preparare, in sintonia con l’insieme della Commissione, un documento su ognuno di questi temi. Il primo dei tre argomenti scelti è «La sinodalità oggi, nella vita e nella missione della Chiesa».
Papa Francesco ha confermato l’attualità del tema quando, in occasione della commemorazione del cinquantesimo anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi (17 ottobre 2015), ha dichiarato: «Il mondo in cui viviamo, e che siamo chiamati ad amare e servire anche nelle sue contraddizioni, esige dalla Chiesa il potenziamento delle sinergie in tutti gli ambiti della sua missione. Proprio il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio ». La nozione di sinodalità è venuta alla ribalta nella teologia cattolica dopo il rinnovamento dell’ecclesiologia operato dal concilio Vaticano II. Essa esprime il mistero della Chiesa come comunione sul piano dinamico dell’agire ecclesiale. Partendo da un esame delle fonti della nozione e da uno sguardo sulle sue realizzazioni storiche, ci si propone di precisare la natura teologica della sinodalità, di definire la sua specificità rispetto ad altre nozioni a essa affini, quali ad esempio la collegialità, di chiarire le sue applicazioni ai diversi livelli della vita ecclesiale e, senza sottovalutare la sua dimensione istituzionale, di sottolinearne l’intima dimensione spirituale. Il secondo argomento scelto è il rapporto tra «Fede e sacramenti». L’attuale situazione pastorale, benché diversa a seconda dei vari Paesi, lascia intravvedere, infatti, un certo “divorzio” tra fede e sacramenti. Da una parte, tante persone che pure si ritengono credenti non provano il bisogno di incarnare la loro fede nella pratica sacramentale ecclesiale. D’altra parte, molti non credenti, per diversi motivi, chiedono di ricevere i sacramenti senza avere la fede richiesta perché essi diano frutto e, forse, per la stessa validità del sacramento. Questa situazione pone difficili problemi ai pastori. In tal senso, la Commissione vorrebbe fornire alcuni elementi in vista di un discernimento, sia mettendo in rilievo il legame teologico intrinseco tra fede e “sacramenti della fede”, sia riflettendo sul grado di fede necessario alla verità delle celebrazioni sacramentali. Infine, il terzo argomento è «La libertà religiosa oggi». Non si tratta di tornare sul problema già controverso dalla continuità tra la Dignitatis humanae e il magistero dei Papi dell’Ottocento, ma di illuminare, a partire dai principi della dichiarazione conciliare, le diverse problematiche sul tema emerse negli ultimi cinquant’anni. Difatti, se l’ancora incompiuto declino dei totalitarismi comunisti rappresenta un guadagno per la libertà religiosa in diversi Paesi, in altro senso, il crescere dei fondamentalismi teocratici costituisce una nuova minaccia. Inoltre, certe evoluzioni culturali nel modo di comprendere i diritti della persona (disinseriti dal loro fondamento nella universale natura umana), la cosiddetta “neutralità” o “laicità” dello Stato (interpretata come un agnosticismo che deve escludere la religione dallo spazio comune), o ancora la democrazia (talvolta ridotta a una mera procedura formale senza fondamenti sostanziali) conducono spesso a una limitazione preoccupante del diritto delle persone e delle comunità alla libertà religiosa. In realtà, quest’ultima appare sempre più come diritto fondamentale che, secondo Giovanni Paolo II, è garanzia di tutti gli altri diritti e rappresenta un’esigenza più grande del bene comune, contribuendo a rendere giusta e pacifica la convivenza sociale. Ciascuna delle tre sottocommissioni — che si erano già riunite a Roma, nella primavera di quest’anno, per mettere in comune i primi elementi di riflessione sui vari temi — durante questa sessione plenaria ha presentato i frutti del suo lavoro. E arricchendolo attraverso i rilievi critici e le suggestioni degli altri membri della Commissione, è arrivata a un primo abbozzo dei futuri documenti. Oltre a essere dei momenti intensi di studio e di discussione teologica, le sessioni della Commissione teologica internazionale rappresentano anche un esercizio concreto di vita fraterna tra teologi e teologhe molto diversi per provenienza geografica, stato di vita e tradizione intellettuale. In questo contesto, la celebrazione quotidiana comune dell’Eucarestia, sacramento originario dell’unità ecclesiale, ha acquisito un significato particolare. Il primo giorno, nella festa di sant’Andrea, il segretario generale ha celebrato la messa e nella sua omelia ha offerto un paragone tra il ruolo mediatore dell’ap ostolo e quello del teologo. Nel vangelo di Giovanni, Andrea è colui che conduce a Gesù, che porta a Cristo suo fratello Pietro, il ragazzo con i cinque pani d’orzo e i greci che vogliono vedere Gesù. In modo simile, il teologo gioca un ruolo mediatore tra la fede e le culture. Egli è colui che cerca di ricondurre al Logos incarnato le multiformi ricerche della ragione umana espresse nelle varie culture. Mercoledì 3 dicembre, la Commissione teologica internazionale è stata invitata all’udienza generale in piazza san Pietro e i suoi membri hanno avuto la gioia di incontrare il Papa appena tornato dall’Africa. Infine, nella mattinata di giovedì 4, il cardinale Gerhard Ludwig Müller, presidente della Commissione, insieme con gli arcivescovi Luis Francisco Ladaria Ferrer e Joseph Augustine Di Noia, ha presieduto la concelebrazione eucaristica nelle Grotte vaticane presso la tomba dell’apostolo Pietro, richiamando fra l’altro lo specifico servizio petrino cui è chiamata la Commissione teologica internazionale.

*Domenicano, segretario generale della Commissione teologica internazionale

© Osservatore Romano - 6 dicembre 2015