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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
ecumene 4di ANDRZEJ CHOROMANSKI *

Non sarà possibile raggiungere la piena comunione ecclesiale fino a quando non verranno risolte le controversie dottrinali che continuano a dividere le Chiese. Al centro stesso della controversia ecumenica figura la Chiesa: la visione della sua natura, della sua missione e della sua unità. La ricerca dell’unità dei cristiani comporta dunque, inevitabilmente, la ricerca di prospettive comuni sull’ecclesiologia. Pubblicato nel 2013, il documento La Chiesa: verso una visione comune (Fede e costituzione, n. 214) è il frutto più recente della lunga storia del dialogo multilaterale sulla Chiesa all’interno della commissione Fede e costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese. Come sottolinea l’intro duzione, il documento intende essere «più di uno strumento per stimolare ulteriori studi. Cerca piuttosto di esprimere fino a che punto le comunità cristiane sono arrivate nella loro comprensione comune della Chiesa, mostrando i progressi realizzati e indicando il lavoro che deve ancora essere compiuto». Senza pretendere di aver raggiunto il pieno accordo, il testo illustra il crescente consenso su questioni controverse riguardanti l’interpretazione ecclesiologica.
All’interno dei circoli ecumenici, esso è considerato come un importante punto di riferimento o addirittura una pietra miliare sulla strada verso una piena comunione ecclesiale tra le Chiese. Dal momento della sua pubblicazione, le Chiese di tutto il mondo sono state coinvolte nel processo di commento al testo, sollecitate a inviare le loro reazioni alla segreteria di Fede e costituzione a Ginevra. A oggi, sono pervenute circa settanta risposte da parte di Chiese, consigli di Chiese, istituti teologici e singoli individui. Le risposte sono state analizzate da un gruppo ecumenico di esperti nominati dalla commissione Fede e costituzione, tra cui anche teologi cattolici. I risultati di questo lavoro serviranno a valutare lo status quaestionis e a redigere linee guida appropriate per il dialogo ecumenico futuro sul tema ecclesiologico. Al termine del processo di raccolta e di valutazione delle risposte, è prevista la loro pubblicazione. Il Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani ha preso attivamente parte al processo di ricezione del testo nella Chiesa cattolica e in particolare alla preparazione di una risposta ufficiale. È stata condotta una consultazione a livello mondiale sul documento, nella quale sono stati interpellati conferenze episcopali, facoltà teologiche ed esperti nella materia. L’abbondante materiale raccolto dal Pontificio consiglio sarà analizzato da una commissione speciale che stilerà un progetto di risposta. Una volta approvata dall’autorità competente, la risposta sarà inviata a Fede e costituzione. Un impulso decisivo per lo studio dell’ecclesiologia portato avanti nell’ambito della commissione Fede e costituzione è stato impartito, nel 1982, dalla pubblicazione del documento di consenso su Battesimo, eucaristia e ministero , noto come Bem o Testo di Lima (Fede e costituzione, n. 111). Il documento si basa sui risultati di studi biblici, patristici e liturgici, che hanno contribuito ad appianare le controversie storiche riguardanti questi tre elementi essenziali della vita della Chiesa. Bem ha aiutato le Chiese a comprendere che, lasciandosi alle spalle le ostilità del passato, nonostante le innegabili differenze a livello di espressioni teologiche della fede, possono pervenire a convergenze promettenti nelle loro rispettive interpretazioni teologiche. Le circa centottanta risposte su Bem inviate a Fede e costituzione hanno rivelato significative convergenze circa la natura e il ruolo della Chiesa nel mistero della salvezza, ma hanno anche messo in luce l’esistenza di differenti presupposti teologici alla base delle visioni ecclesiologiche delle diverse tradizioni. È risultato evidente che le Chiese divise, al fine di conseguire l’obiettivo dell’unità visibile, avrebbero dovuto accordarsi sul significato da loro attribuito al concetto di “Chiesa”. Negli anni novanta, la commissione ha condotto diversi studi su aspetti controversi dell’ecclesiologia, quali l’autorità, il primato, la cattolicità e l’apostolicità. Tutti questi sviluppi hanno portato alla pubblicazione, nel 1998, del documento La natura e lo scopo della Chiesa (Fede e costituzione, n. 181), che ha rappresentato il primo passo verso l’attuale documento di consenso. Negli anni successivi alla pubblicazione, Fede e costituzione ha proseguito lo studio sull’ecclesiologia, analizzando le cinquantadue risposte ricevute. Alla luce di tali reazioni, il testo è stato rielaborato e pubblicato nuovamente nel 2005 in una versione ampiamente rivista dal titolo La natura e la missione della Chiesa. Una fase sul cammino verso una dichiarazione comune (Fede e costituzione, n. 198). Ancora una volta, la commissione ha ricevuto una cinquantina di commenti al testo. Diversi incontri di studio e consultazioni hanno avuto luogo per analizzare e riformulare il testo in base alle osservazioni avanzate. Tra il 2010 e il 2012 il testo è stato rivisto più di dieci volte dalla commissione di redazione prima di essere approvato dalla plenaria di Fede e costituzione nel 2012 e pubblicato un anno dopo con il titolo La Chiesa: verso una visione comune . Questo documento è molto più breve rispetto alle versioni precedenti, da cui differisce notevolmente nella struttura e nei contenuti. È composto da sessantanove paragrafi suddivisi in quattro capitoli preceduti da un’introduzione e seguiti da una nota storica che illustra il lungo processo che ha condotto alla sua pubblicazione. Il primo capitolo, «La missione di Dio e l’unità della Chiesa», situa la Chiesa all’interno del piano salvifico di Dio e sviluppa una visione della sua missione e della sua unità riferendosi a fonti bibliche comuni. Il secondo capitolo, «La Chiesa del Dio uno e trino», espone una visione trinitaria della Chiesa ricorrendo alle immagini bibliche del popolo di Dio, del Corpo di Cristo e del tempio dello Spirito santo. Questa visione è confermata dalla tradizione comune espressa nel Credo di Nicea, che menziona i quattro “segni” della Chiesa: unità, santità, cattolicità e apostolicità. Il terzo capitolo, «La Chiesa: crescere nella comunione», invita le Chiese divise ad avvicinarsi le une alle altre in ciò che il testo chiama “gli elementi essenziali della comunione”, ovvero la fede apostolica, la vita sacramentale e il ministero. L’ultimo capitolo, «La Chiesa: nel mondo e per il mondo», esorta le Chiese ad affrontare insieme le nuove sfide che le dividono esternamente e internamente, ivi comprese le questioni morali e le questioni legate alla presenza della Chiesa nella società moderna. Lo status specifico di La Chiesa: verso una visione comune quale documento di convergenza ecumenica rende necessarie alcune osservazioni preliminari, essenziali per un’i n t e r p re t a z i o n e fruttuosa del testo. In primo luogo, il lettore deve tener presente che si tratta di uno sforzo di convergenza su uno dei temi più controversi nel dialogo ecumenico: la Chiesa, la sua natura, la sua missione e la sua unità. In secondo luogo, è necessario ricordare che il documento è un “pro dotto” del lavoro congiunto di teologi che rappresentano varie tradizioni e che utilizzano linguaggi teologici diversi. Nel lungo processo della sua stesura, il testo è stato rivisto e modificato molte volte dalla commissione Fede e costituzione. È quindi comprensibile che non abbia sempre la fluidità tipica di un testo prodotto da un unico autore e rispecchiante un’unica visione della Chiesa. In terzo luogo, il documento è un testo di convergenza ecumenica scritto al fine di superare le divisioni circa la comprensione dottrinale della Chiesa. Esso tenta di sviluppare un argomento teologico che permetta il passaggio delle Chiese dalla divisione alla comunione. Data la sua origine e la sua natura “ecumeniche”, non corrisponde pienamente a nessuna visione ecclesiologica “confessionale”, ma offre nuove intuizioni e nuovi concetti dottrinali che potranno essere approfonditi nel dialogo futuro per superare le divergenze rimanenti. Tuttavia, il documento presenta molti tratti significativi che rispecchiano la visione cattolica della Chiesa espressa nei documenti del concilio Vaticano II e del magistero post-conciliare. Il testo sviluppa una visione della Chiesa come comunione fondata su una confessione di fede trinitaria. L’affermazione di un’ecclesiologia di comunione, con riferimento alla santa Trinità, corrisponde pienamente alla comprensione cattolica della Chiesa e della sua unità. Essa costituisce una solida base teologica per crescere nella comunione ecclesiale. Analogamente, la visione della Chiesa universale come comunione di varie Chiese locali è in linea con l’ecclesiologia del Vaticano II . Essa fornisce un quadro adatto per un più completo apprezzamento e un arricchimento reciproco delle Chiese locali in virtù delle rispettive tradizioni spirituali, liturgiche e teologiche. Tale interpretazione dell’unità come “diversità riconciliata” di varie tradizioni cristiane è allo stesso tempo un invito rivolto alle Chiese a riconoscere sempre più la comune fede apostolica alla base delle sue espressioni ecclesiali particolari. Un’altra importante caratteristica del documento da un punto di vista cattolico è la sua idea di ministero ecclesiale. Pur affermando l’esistenza di diverse forme di ministero nelle Chiese, il testo, in continuità con la testimonianza del Nuovo Testamento e della tradizione, propone una visione della Chiesa strutturata intorno al triplice ministero di episcopos p re s b y t e ro s diakonos . Riconosce anche la necessità di un ministero universale di unità che sia allo stesso tempo personale e conciliare. Questo aspetto è presentato nel documento come una caratteristica voluta da Cristo per la sua Chiesa. L’integrazione nel documento della triplice visione del ministero è il risultato di un dialogo durato decenni e costituisce uno dei principali passi avanti nella discussione ecumenica sulla Chiesa. Sebbene permangano divergenze sul ministero, le Chiese hanno raggiunto un più ampio accordo sul ruolo costitutivo del ministero della supervisione ( episkopè ) nella vita della Chiesa, in particolare per il mantenimento dell’unità nella Chiesa locale e nella Chiesa universale. Alle Chiese che non prevedono il ministero ordinato dell’episcopato viene chiesto di considerare se e come il triplice ministero possa contribuire alla realizzazione di un’unità piena e visibile. Il documento apre un nuovo orizzonte al dialogo ecumenico su uno degli aspetti più importanti della Chiesa secondo la visione cattolica. Un altro aspetto significativo è l’enfasi posta sulla missione: la Chiesa non è fine a se stessa, ma è segno e strumento dell’azione salvifica di Dio nel mondo e per il mondo. Essa partecipa alla missione di Dio ( missio Dei ). In un mondo dilaniato, la Chiesa è segno e strumento di riconciliazione universale. Questa visione è conforme alla comprensione cattolica del ruolo della Chiesa nel mondo e per il mondo espressa nel magistero. Infine, il documento La Chiesa: verso una visione comune è animato da un concetto di piena unità che è in accordo con l’insegnamento cattolico nella materia. La piena unità, sebbene non sia uniformità, deve abbracciare tutti gli aspetti della vita della Chiesa. Una visione così ampia di unità comporta diversi elementi fondamentali che devono essere armonizzati tra loro: confessione comune della fede apostolica, mutuo riconoscimento del battesimo, riconoscimento dei rispettivi ministeri, strutture decisionali comuni, testimonianza comune del Vangelo, servizio reso congiuntamente al mondo e, soprattutto, comunione eucaristica. Il processo di stesura di La Chiesa: verso una visione comune ha richiesto un lungo periodo di studio e di discussione. Il documento illustra la ricca realtà della Chiesa da vari punti di vista e integra i contributi di diverse tradizioni. Esso testimonia la capacità di proporre, in un documento ecumenico, una visione equilibrata della Chiesa, compatibile con le ecclesiologie specifiche delle varie Chiese con i loro diversi approcci “confessionali”. Frequenti riferimenti alle sacre Scritture come fonte comune di fede rendono credibile la visione della Chiesa offerta nel documento. Allo stesso tempo, come risulta evidente dalle risposte pervenute alla commissione Fede e costituzione, prima che si possa giungere a un pieno consenso occorrerà approfondire lo studio di vari aspetti. In base ai commenti ricevuti, sono state individuate le seguenti tematiche come punti ancora controversi che richiedono un’ulteriore discussione teologica: il ministero (specialmente ordinato), il ruolo dei laici, il ruolo delle donne nella Chiesa, la legittima diversità e i suoi limiti, la sacramentalità (specialmente in relazione ai sacramenti), il rapporto tra Chiesa locale e Chiesa universale, il concetto di comunione ( koinonìa ), gli aspetti etici della fede e il loro impatto sull’unità della Chiesa, e il rapporto tra la Chiesa e il mondo. Ci auguriamo che il documento La Chiesa: verso una visione comune continui a suscitare interesse e sia un proficuo stimolo per approfondire lo studio dell’ecclesiologia nel dialogo ecumenico, mentre le Chiese proseguono il loro cammino verso l’unità piena e visibile, secondo la preghiera di Gesù: «Perché tutti siano una sola cosa [...] perché il mondo creda che tu mi hai mandato» ( Giovanni , 17, 21).

* Assistente per la sezione occidentale del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani

© Osservatore Romano - 26 gennaio 2018