«Uno Stato non è obbligato nel sistema della Convenzione dei diritti umani (alla base della Corte di Strasburgo, ndr) a sposare la laicità», afferma Weiler intervenendo alla Grande Chambre a sostegno delle memorie di Armenia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Lituania, Malta, Federazione russa e Repubblica di San Marino, tra i Paesi che si sono schierati in favore della posizione italiana. «Dall’altra parte del Canale c’è l’Inghilterra nella quale c’è una Chiesa di Stato, in cui il capo dello Stato è anche il capo della Chiesa, i leader religiosi sono membri, di diritto del potere legislativo, nel quale la bandiera reca la croce e l’inno nazionale è una preghiera a Dio di salvare il monarca, e concedergli vittoria e gloria».
Il giurista statunitense non pensa che «tutti coloro che cantano "Dio salvi la regina" credano in Dio», ma pensa che «sarebbero scioccati se si dicesse che questa frase va cambiata o tolta perché offende qualcuno». Magari un giorno la Gran Bretagna deciderà di cambiare o togliere questa frase, ma questa non è una decisione che può essere presa dalla Corte, obietta Weiler. Il punto confutato è l’affermazione di Strasburgo nella sentenza del 3 novembre secondo cui la "neutralità" dello Stato è incompatibile con «qualsiasi tipo di potere da parte sua di valutare la legittimità di convinzioni religiose o i modi di espressione di quelle convinzioni». La domanda è se nel Regno Unito non ci sia di fatto un certo tipo di valutazione di un credo religioso. Ma non è uno splendido isolamento: più della metà della popolazione europea vive in Stati che non possono rientrare nella definizione francese di laicità.
E poi in Inghilterra, secondo la logica di Soile Lautsi – la cittadina italiana di origini finlandesi che ha fatto ricorso alla Corte di Strasburgo chiedendo la rimozione del crocifisso dalle aule – cosa dovrebbero fare ebrei, cattolici, e musulmani di fronte alla foto della regina appese nelle classi?
L’assetto europeo, con la concezione francese della laicità da una parte e sistemi di tipo inglese dall’altra, costituisce secondo l’esperto di diritto una grande lezione di pluralismo e tolleranza. Compito della Corte è preservarla anche di fronte alle sfide della immigrazione. Ma la principale divisione oggi nei nostri Stati, a riguardo della religione «non è, per esempio tra cattolici e protestanti, ma tra i religiosi ed i secolarizzati», continua Weiler. Il secolarismo, la laicità francese, conclude il giurista americano che ha difeso le radici giudeo-cristiane dell’Europa, «non è una categoria vuota che significa assenza di fede». Perciò «è giuridicamente falso adottare una posizione politica che divide la nostra società, e rivendicare che in un certo senso è neutrale».
Dal nostro inviato a Strasburgo Pier Luigi Fornari
© Avvenire - 1 luglio 2010