Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
Nel momento in cui un amico muore è sempre difficile trovare le ragioni per fermare il pianto, ma se questo amico è Giuseppe De Carli il modo più efficace per consolarsi consiste nel pensare alla fortuna che si è avuta nell’averlo incontrato. De Carli, per tutto il pubblico televisivo della Rai, nonché per i lettori de Il Tempo, è stato un grande giornalista, vaticanista di lungo corso  tra i più preparati e intelligenti del panorama informativo italiano. Ma per chi giorno dopo giorno ha avuto l'onore di lavorare con lui, Giuseppe è stato semplicemente un uomo buono. Buono anzitutto nella professione: voleva e sapeva, con la più grande naturalezza, mettere a disposizione di noi «giovani» collaboratori la sua esperienza, le sue fonti, il suo mestiere. Tutto ciò con straordinaria spontaneità e senza chiedere nulla in cambio, se non una dose di vulcanico entusiasmo almeno pari alla sua.


Molti, anche tra i colleghi, lo hanno spesso scambiato per una persona rude: non hanno capito niente del suo cuore. Giuseppe voleva bene al suo prossimo e al suo lavoro, un mestiere che viveva quotidianamente abbeverandosi a una fede autentica, profonda, sempre discreta, fatta di amore per la Chiesa e di reale comprensione delle cose. Era nato a Lodi, 58 anni fa. E ogni giorno, mangiando insieme in mensa, mi confidava che il suo sogno, una volta andato in pensione, era di poter tornare a fare il contadino. Di quel mondo conservava l'intuizione diretta ed elementare, poi modellata da fini studi filosofici e teologici. Il giornalismo lo ha avvinto quasi subito, per Il Popolo, per Il Tempo e per la Rai, l'azienda in cui ha compiuto quasi tutta la sua carriera.


Da vaticanista del Tg1 ha seguito per un ventennio l'amatissimo Giovanni Paolo II nei suoi innumerevoli viaggi. Per poi fondare Rai Vaticano, la struttura che attualmente dirigeva. Tra le iniziative più clamorose da lui pensate e realizzate «La Bibbia giorno e notte», un'idea unica e incredibile: far leggere l'intero testo sacro, Antico e Nuovo Testamento, integralmente e senza interruzioni da oltre milleduecento lettori che si sono alternati sul leggìo della chiesa romana di Santa Croce in Gerusalemme. Per merito di Giuseppe De Carli la più lunga diretta televisiva mai realizzata dalla televisione pubblica italiana ha avuto come tema la fede, la religione, il senso del sacro. E fu proprio Benedetto XVI, il Papa da lui tanto amato, ad aprire l'evento, con la lettura del primo capitolo della Genesi. Tra i canti e letture bibliche, in quei giorni e in quelle lunghe notti, più volte l'ho visto piangere scosso dall'emozione della fede. Dal letto del Gemelli, dove era ricoverato, qualche giorno fa mi ha sussurrato: «Benedetto XVI ha capito tutto, ha compreso che la sorte del cristianesimo in Occidente si gioca soprattutto sul piano culturale».


E mi ha parlato di progetti, di analisi e convegni sullo stato dell'informazione religiosa in Italia, di spinose questioni ecumeniche, di articoli da scrivere per il nostro blog. Già, il blog: perché De Carli era talmente moderno da aver proiettato la struttura Rai Vaticano sul web, attraverso uno spazio internet stracolmo di contenuti e un blog che è diventato punto di incontro abituale per decine di migliaia di utenti della rete. E in tutto questo aveva anche il tempo e la volontà di scrivere tanti libri. L'ultimo, tradotto in dieci lingue, ristampato e più volte riedito, scritto con il Segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone, aveva come oggetto l'ultimo segreto di Fatima. Oggi che le mie lacrime davvero non vogliono fermarsi, spero che anche il lavoro di quest'uomo a cui io ho voluto profondamente bene possa continuare attraverso i progetti che ha lasciato a me a i miei colleghi. Ciao Giuseppe, il tuo affetto non è stato vano.

© Il Tempo - 14 luglio 2010