"Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna"Nel contesto biblico ed evangelico il termine "odia" ha un significato ben preciso.
Non si tratta di disprezzare o trascurare la propria vita, il ché sarebbe contro il quinto comandamento, ma piuttosto di darle la sua giusta collocazione.
In altre parole odiare significa mettere in secondo piano rispetto ad un piano primo.
Qual è dunque il primo piano del discepolo di Cristo?
È Cristo stesso stesso e tutto quanto viene da Lui.
È Cristo e la sua Chiesa, i nostri fratelli, amici e nemici.
È Cristo che genera discepoli chiamando;
è Cristo che genera ministri servendo;
è Cristo che genera padri guidando;
è Cristo che genera carità amando. Come solo Lui ha amato e ama.
È Cristo che genera vita perché è il vivente.
Non c'è segno più grande della fede che il martirio, cruento o bianco che sia.
Perché davanti ad ogni bene fondamentale: la salute, il benessere, la stima, il rispetto - persino di chi amiamo -, la vita stessa, si ribadisce che Cristo è più importante.
Si ribadisce che Cristo è il bene che dona ogni bene.
Questo, crediamo, San Lorenzo ci ha "gridato" con la sua vita, il suo servizio, la sua diaconia, il suo martirio:
"Cristo basta!"
Da questo grido scaturisce la Diakonia, che precede e sostiene il sacerdozio.
Ed assume molteplici forme che superano il genere sessuale e dinamicamente si generano nel grido: "Cristo basta".
Siano esse in solitudine eremitica o in grata di clausura, in evangelizzazione popolare o ad gentes, come genitori o come figli.
Come coniugi o casti single, come servitori della cosa pubblica o comunque dediti al servizio:
"Cristo basta!".
Tutto il resto che è buono e necessario non diventa indispensabile, ma rimane nella sua giusta collocazione:
tutto è dono.
San Lorenzo, nello stesso tempo, ci indica una via semplice e insieme concreta.
Come diacono della Chiesa di Roma serviva i poveri, perché questo facevano i diaconi.
Portato davanti alle autorità romane pronte a martirizzarlo, gli fu chiesto di consegnare i tesori della Chiesa che il Papa Sisto II gli aveva affidato.
Lorenzo voltandosi versi i poveri e i bisognosi che lo circondavano rispose: “Ecco il tesoro della Chiesa”.
La totalità di Cristo lo aveva portato al servizio e il servizio lo aveva portato alla totalità di Cristo.
E chi sono i poveri?
Non solo quelli che non hanno beni ma anche coloro che non conoscono il Bene ed anzi lo avversano.
Ecco perché il cristiano, il discepolo di Cristo, il Diacono per Battesimo, non stigmatizza ma, non cedendo un millimetro nel vero e nel bene, si dona anche ai suoi nemici.
Odiare sé, diaconia, servire i poveri e donare la vita per i nemici di Cristo.
Magari proprio per quei nemici che dovrebbero essergli amici.
La Diakonia, dunque, sorpassa i confini non solo del politicamente corretto ma anche dell'anti-politicamente corretto perché essa non cerca nemici ma nella Diakonia di Cristo rende tutti amici.
Perché anche il nemico e il peggior uomo o donna di questa terra, abbrutita nel male e nella dissolutezza, per Cristo ha valore, finché respiro lo sostenga.
Piccoli e miseri i nostri orizzonti. Rattrappita la nostra carità.
Confondiamo l'apologetica con l'avversione, la chiarezza nel Bene con lo stigma oppure operiamo il suo contrario, confondendo l'amicizia e il servizio in Cristo con la piacioneria e la collusione. Il silenzio di temperante con il silenzio accidioso.
Immensa e trascendente la via della Diakonia.
Chissà, dunque, che l'estate non porti il frutto buono del discepolato e ci faccia maturare nello spirito di lode, di gratitudine, di simpatia cristiana, di servizio e di donazione alla misura che ci è stata donata nel Battesimo.
(Da una vecchia riflessione fatta da Paul Freeman e Salvatore, membri dell'Associazione)