Presidente Martinez, si è appena concluso il Convegno internazionale da lei fortemente voluto per festeggiare il fondatore del Partito popolare italiano, il servo di Dio don Luigi Sturzo, a cinquant'anni dalla sua morte. Qual è oggi la sua eredità e com'è spendibile nel perenne scontro frontale che caratterizza la scena politica italiana?
Il pensiero di don Luigi Sturzo costituisce oggi la migliore via d'uscita alle continue rimozioni storiche che stanno pesantemente segnando la vita civile, sociale e morale insieme, del nostro paese. Il trasporto affettivo e la lucida razionalità di cui don Luigi fu capace sono per noi il miglior monito per superare l'anomalia di un paese che registra sempre più inefficienza e corruzione, di una società troppo timida, remissiva e conformista dinanzi al male. Noi crediamo che si possa ripartire da don Luigi Sturzo, da quella nozione a lui cara di «autentico umanesimo integrale», con la quale può riassumersi quella sociologia "cristianamente ispirata" che va da Leone XIII a Giovanni Paolo II. Don Sturzo sintetizzò la vita sociale e la forza morale dell'impegno dei cattolici in politica riproponendo l'originalità del "metodo cristiano", da lui riassunto in tre parole, «amicizia, collaborazione e aiuto reciproco». Il nostro Convegno internazionale sturziano ha dimostrato che enti e istituzioni, politiche ed ecclesiastiche, religiose e non, possono collaborare fattivamente per rimettere in auge la società civile, con i suoi ideali ancora non sopiti, le sue buone prassi, le sue interazioni virtuose. La mia esperienza mi permette di affermare che è possibile creare "luoghi prepolitici", piattaforme di laicità pensata e vissuta, in cui dare spazio alla creatività e al protagonismo sociale delle nuove generazioni. È quanto continueremo a fare a Caltagirone, nei siti sturziani recuperati e rifunzionalizzati.
Nell'ambito dei festeggiamenti sturziani, in collaborazione con il governo, sono stati inaugurati diversi progetti. Tra i più rilevanti il Polo di eccellenza "Mario e Luigi Sturzo" volto anche a un processo di "liberazione integrale" dei carcerati e delle loro famiglie, a una vera e propria "redenzione" del mondo carcerario. Ce ne parla?
La storica residenza rurale della famiglia Sturzo, alle porte di Caltagirone (una villa di 1.100 metri quadrati circondata da 50 ettari di terreno e arricchita da un baglio agricolo) è oggi la sede del Polo di eccellenza Sturzo, una cittadella in cui ai detenuti o ex detenuti e alle loro famiglie viene data l'opportunità di una redenzione innanzitutto spirituale e morale. Un'opera imperniata sulle quattro "invarianti sociali" che fondano l'autentica promozione della dignità dell'uomo: la famiglia, la chiesa, il lavoro e la cultura; quattro formazioni vitali attraverso cui l'uomo cresce, si realizza, si relaziona, produce. Grazie a un protocollo d'intesa tra la Fondazione "Mons. F. Di Vincenzo", che attua il Polo Sturzo, e il ministero della Giustizia, nasce ora l'Agenzia nazionale reinserimento e lavoro destinata al mondo carcerario, un progetto di rete che "esporta" in alcune regioni d'Italia le esperienze di sussidiarietà orizzontale maturate presso il Fondo Sturzo con il supporto economico del Comitato nazionale per il microcredito. Inoltre, nel Palazzo Sturzo sito nel cuore della città di Caltagirone, dopo cinquant'anni di chiusura, stiamo riconsegnando al paese la vista e la fruizione pubblica del "genius loci" sturziano, con la creazione di una casa museo che rifunzionalizza tutti gli spazi (tremila metri quadrati) di questo splendido sito.
Su invito riservato lei ha partecipato alle ultime edizioni della National Prayer Breakfast, la tradizionale colazione di preghiera a cui partecipa il presidente degli Stati Uniti, le massime cariche dei poteri costituzionali, rappresentanti del Congresso, leader religiosi e promotori di attività umanitarie. Ha quindi conosciuto e pregato sia con Bush sia con Obama. Ci racconta quest'America "naturalmente religiosa"?
La più grande sfida che non solo il presidente Obama ma la politica internazionale di questi ultimi lustri ha dovuto e dovrà affrontare è non permettere la "recessione spirituale" dell'uomo. È questa la madre di tutte le disuguaglianze economiche e giuridiche esistenti nel mondo. Un mondo sempre più piccolo e globalizzato, eppure sempre più frantumato e conflittuale. A Washington, ormai da sessant'anni, nella prima settimana di febbraio si ritrovano uomini di dialogo e di speranza che vogliono costruire un futuro ispirato al Vangelo di Gesù Cristo, desiderosi di trovare in Lui un modello di vita, di fondare in Lui una vera leadership e il più proficuo sistema di relazioni interumane. Il Prayer Breakfast, con i suoi rappresentanti da oltre 160 paesi del mondo, è poi un grande monito di speranza: il destino dell'uomo deve essere ricondotto al primato di Dio nella storia. L'uomo ha bisogno di Dio; Dio non può essere estromesso dal cuore degli uomini!
Lei è stato tra i protagonisti di "Insieme per l'Europa", progetto avviato nel 2004 dal movimento dei Focolari, dalla Comunità di Sant'Egidio e dal RnS. Oltre 60 movimenti e associazioni si sono dati appuntamento a Loppiano per uno scopo comune: rivitalizzare l'anima cristiana del Vecchio Continente. Se l'America vive con fierezza la sua religiosità, l'Europa sembra vergognarsi del suo passato. Emblematica è la cacciata dei crocifissi dalle aule da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo.
Nel 1997 Giovanni Paolo II così si esprimeva al riguardo: «Della buona novella del Vangelo sono vissuti in Europa, nel succedersi dei secoli fino al giorno d'oggi, i nostri fratelli e le nostre sorelle. La ripetevano i muri delle chiese, delle abbazie, degli ospedali e delle università; la proclamavano i volumi, le sculture e i quadri, l'annunziavano le strofe poetiche e le opere dei compositori. Sul Vangelo venivano poste le fondamenta dell'unità spirituale dell'Europa». Noi non vogliamo deviare il corso della storia, né permettere che altri portino alla deriva il cristianesimo. A noi è dato di tracciare vie nuove che facciano sbocciare i popoli nell'Europa dello Spirito; eppure c'è qualcuno che osteggia questo disegno, provando a cancellare il glorioso passato dei nostri popoli d'Europa, segnato, nobilitato, umanizzato dal Vangelo di Gesù Cristo, ieri con la recisione delle radici cristiane, oggi con l'abbattimento della croce cristiana. Quanta stolta miopia sorregge questa vuota e improduttiva deriva post-ideologica! Nessuno potrà mai togliere dalle pareti delle menti e dei cuori la croce di Cristo, perché nessuna civiltà ha potuto, ne potrà mai vantare un portato d'amore tanto grande, né una storia di prossimità così capace di difendere e promuovere la dignità dell'uomo.
Trenta persone sono state denunciate da Beppino Englaro perché negli ultimi giorni di sua figlia Eluana su alcuni blog hanno osato parlare di «omicidio legalizzato». Tra gli indagati anche don Gabriele Mangiarotti, responsabile di CulturaCattolica.it. In più non è affatto scongiurata l'introduzione di una legge sull'omofobia che se applicata coerentemente renderebbe rischiosa qualsiasi valutazione critica sulla "normalizzazione" dell'omosessualità. Come si è arrivati a questa sorta di inquisizione che impedisce di pensare ed esprimersi liberamente?
Bisogna, intanto, constatare il dilagare di quella campagna ideologica che tende a minare la nostra civiltà occidentale fondata sull'etica e sulla morale cristiana; una china iniziata in Italia quaranta anni fa con la cosiddetta "rivoluzione sessuale" (divorzio, contraccezione, aborto) e che ora continua su fronti ancora più estesi e problematici (omosessualità, fecondazione assistita, eutanasia, eugenetica) nel segno della modernità e della laicità dello Stato. È inaccettabile questa sorta di "anno zero" del diritto che i legislatori europei, e ora anche quelli italiani, cercano di imporre alla coscienza sociale delle nostre comunità civili, tributando il primato della legge sul diritto naturale. E mentre tutti argomentano di "giustizia sociale", nel segno della condanna dell'omofobia, noi vogliamo ribadire la profonda e inedita ingiustizia umana che si vuole consumare considerando un reato la difesa di princìpi incontrovertibili quali quelli legati all'istituto della famiglia, al maschile e al femminile.
Rinnovamento nello Spirito è un movimento che sembra procedere in base a una salutare autocombustione. Un esempio. A maggio, durante la 32esima Convocazione del movimento, uno degli incontri ha visto come relatori Angelino Alfano, Francesco Giorgino, Enrico Letta, Francesco D'Agostino, Stefano Zamagni, tutte persone estranee al movimento che però la preghiera ha entusiasticamente coinvolto. Come spiegare il "contagio spirituale" della preghiera comunitaria tipica del RnS?
Ogni realtà umana, a partire dalla politica e dall'economia, non potrà mai dirsi aliena dai valori dello Spirito, altrimenti "pensiero e azione" mancherebbero di un principio interiore capace di unificarli. Ci stiamo prodigando per rendere sempre più "ordinaria" questa visione del reale, invitando gli uomini e le donne del nostro tempo a riscoprire un nuovo amore per la vita interiore in un tempo palesemente esteriorizzato, così da trovare nella preghiera la soluzione alla crisi d'identità dell'uomo contemporaneo. Nella preghiera è il segreto del vero umanesimo, un umanesimo che include Dio, che non lo esclude dalla storia avvalendosi di una giurisprudenza, di una scienza, di una tecnologia che sfidano la creazione, le creature, il Creatore. Solo la preghiera non deforma l'uomo, ma lo ricrea, perché essa è alle radici dell'esistenza umana. Solo chi prega impara a vivere: si conosce in quanto uomo e si riconosce in quanto persona; impara a vedere nell'altro un dono, mai un problema. Chi prega non si rassegna a vivere, ma vive senza rassegnarsi, perché la preghiera è lotta, è sacrificio, è conquista, è premio. Concludendo la sua enciclica Caritas in veritate, Benedetto XVI ha scritto: «Lo sviluppo ha bisogno di cristiani con le braccia alzate verso Dio nel gesto della preghiera, perché nei momenti più difficili e complessi dobbiamo soprattutto riferirci al suo amore». Dunque un rinnovamento del mondo che passi dalla preghiera.
Insieme al Pontificio consiglio per la Famiglia e all'Ufficio nazionale per la Famiglia della Cei, il 5 settembre, il RnS ha organizzato il secondo Pellegrinaggio nazionale delle Famiglie per la Famiglia, da Scafati a Pompei. Quattordicimila pellegrini hanno accolto l'invito. Un'esperienza volutamente visibile in un contesto che ha urgente bisogno di scrivere pagine nuove, in special modo al Sud.
Il pellegrinaggio risponde a una sfida: mostrare il volto di un'Italia che non ha smesso di credere nell'amore e nella potente e materna intercessione di Maria, tanto cara alla nostra gente. Un grande, festoso, corale evento di popolo, un gesto che riavvicina tre diverse generazioni, sanando le fratture determinate dall'egoismo autoreferenziale degli adulti verso i giovani e l'indifferentismo dei giovani verso le memorie identitarie del passato: genitori e figli, nonni e nipoti, giovani e anziani in cammino, tra le mani la corona dal Rosario, per provare a ridire la bellezza della vita e l'originalità della famiglia cristiana. A Pompei rivive un'Italia che crede nell'unicità della famiglia, perché - parafrasando Cesare Pavese - siamo convinti che "una famiglia ci vuole"! Di qui la scelta del Sud, una terra che ancora pratica una religiosità viva, che ha nella trasmissione degli affetti e dei sentimenti un valido principio educativo. Il Sud può rappresentare per l'Italia il palcoscenico di una nuova speranza di rinnovamento.
Intervista di Valerio Pece
© Tempi - 17 novembre 2009
È in atto una campagna ideologica che mira a escludere Dio dalla storia
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«Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo» (At 2, 2-3). Se si vuole entrare nell'orizzonte di riferimento del Rinnovamento nello Spirito (RnS), movimento ecclesiale che in Italia conta più di 200 mila aderenti, non si può che partire dall'atto fondativo della Chiesa, la Pentecoste, di cui il movimento vuole testimoniare la continuità.
Più complesso, invece, è parlare delle sue reali dimensioni e della sua portata sociale. Torna utile l'immagine dei cerchi concentrici: il Rinnovamento nello Spirito è l'espressione italiana della più ampia corrente spirituale del Rinnovamento carismatico cattolico, esplosa improvvisamente alla chiusura del Concilio Vaticano II, i cui statuti sono approvati dalla Cei e riconosciuti dalla Santa Sede. Giovanni XXIII, nel 1961, in preparazione del Concilio, profetizzava così: «Rinnova nella nostra epoca i prodigi come di una nuova Pentecoste». Oggi il Rinnovamento carismatico cattolico è diffuso nel mondo in circa 205 nazioni ed è l'edificio spirituale per più di cento milioni di cattolici. Ma non è tutto. La corrente del Rinnovamento cattolico si è a sua volta innestata su un precedente risveglio carismatico, quello avvenuto nel mondo protestante americano già agli inizi del Novecento. Sta di fatto che oggi questa corrente carismatica è penetrata trasversalmente in tutte e tre le confessioni cristiane (cattolica, protestante e ortodossa) contando, secondo gli ultimi studi sociologici, circa 480 milioni di cristiani. Se quindi solo un secolo fa il movimento carismatico non esisteva, oggi nel mondo un cristiano su tre è entrato in contatto con questa corrente di risveglio spirituale, la più imponente dagli esordi della cristianità.