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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
bagnasco-5L’”iniziale ispirazione” di padre Gemelli “non è affatto superata: i tempi sollecitano a continuare con coraggio ed entusiasmo la strada dei padri in un rinnovato sforzo di riflessione culturale alta a tutto campo”. Lo ha detto il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nell’omelia della Messa celebrata questa sera, in occasione della solennità del Sacro Cuore (15 giugno), patrono dell’Università Cattolica, nella Chiesa centrale della sede romana dell’ateneo. “La pretesa di tutto ridefinire in base a criteri di pura soggettività – ha ammonito il cardinale - si rivolta contro l’uomo stesso che inevitabilmente diventa anch’esso oggetto di manipolazione di poteri forti in grado di condizionare il modo di pensare e di vivere”. L’Università Cattolica, ha esordito il cardinale, ha contribuito ad alimentare nella “storia del nostro Paese” quella “visione integrale della persona, aperta e trascendente, che sta al cuore dell’umanesimo cristiano e che ha ispirato la civiltà italiana ed europea”. Una lezione, questa, che insegna ancora oggi come “la necessaria cultura della specializzazione non deve diventare frammentazione, e nessuna ricerca specifica deve mai perdere il riferimento all’insieme antropologico che sembra essere oscurato e trascurato dal dibattito contemporaneo”. “La Chiesa che è in Italia guarda all’Università Cattolica con simpatia e fiducia”, ha assicurato il card. Bagnasco. Nel pomeriggio, presso l’Auditorium della Facoltà di Medicina e Chirurgia “Agostino Gemelli”, il cardinale ha partecipato alla festa patronale del Sacro Cuore e ha ricevuto, insieme al direttore di Avvenire Marco Tarquinio, un omaggio dell’Ateneo.

Una felice intuizione. “Come sarebbe possibile – si è chiesto, infatti, il presidente della Cei - affrontare in modo adeguato le questioni odierne – penso alla bioetica, alla biopolitica, alla famiglia, al bene della libertà di educazione e di religione, ma anche al diritto e alla medicina – senza una visione antropologica completa e aperta? E come contribuire in modo efficace e argomentato alla volontà di ridefinire le cose - compreso l’uomo, l’autonomia, l’amore, la vita, la famiglia – come se tutto fosse a nostra assoluta disposizione? Oggetto di qualunque opinione individuale e culturale?”. “Se lo studio è palestra dell’intelligenza, e quindi disciplina globale della persona nel suo essere persona e nel suo stare con agli altri – ha proseguito il card. Bagnasco - allora possiamo dire che tra studio e libertà responsabile esiste un rapporto intrinseco, e il mondo accademico deve essere scuola di intelligenza per la ricerca della verità oggettiva, di libertà per saper scegliere il bene vero, di cuore per poter amare la società e le persone anche con il sacrificio di sé”. “Fucina di intelligenze, di formazione, di cultura cattolica”: questa è stata l’Università Cattolica del Sacro Cuore per la “felice intuizione” del Beato Giuseppe Toniolo. In essa, ha ricordato il cardinale, “si sentiva forte l’esigenza di un crogiolo di alto livello dove l’incontro tra ragione e fede, Vangelo e cultura, potesse avvenire in modo non occasionale ma sistematico, onesto e sereno, come metodo virtuoso e fecondo a beneficio dell’uomo e della società”. E “così è stato nella storia del nostro Paese”.

La “finezza” dell’amore. “E’ l’amore l’anima della legge di Dio: senza l’amore i comandamenti diventano un volontarismo scoraggiante, e senza i comandamenti l’amore resta astratto, senza opere coerenti che lo rendano visibile. Resta un semplice slancio, una velleità anche sincera ma momentanea, che dura quanto il soffio del sentimento”. Con queste parole il card. Bagnasco si è soffermato sulla “bellezza dell’amore”, la cui legge “conduce al cuore dei comandamenti: ci porta nel profondo. Anzi, ci porta in alto, fuori da una lettura grossolana e superficiale”. “Questa finezza della coscienza – ha spiegato il cardinale - è frutto di una coscienza illuminata dall’amore e dalla verità. E la finezza dell’amore non è qualcosa di raffinato e di esile, ma ha la forza di spostare le montagne e di correre sulle funi della vita pur di non venire a compromessi, pur di non diventare dei mercanti”. “Sapere che il fratello ha qualcosa contro di noi ci deve sollecitare ad andare da lui per riconciliarci. Il Signore non dice se noi abbiamo qualcosa contro, ma se l’altro ha rancore verso di noi”. La “logica di chi ama”, quindi, ”capovolge la prospettiva del semplice buon senso”. Per questo, secondo il presidente della Cei, “non dobbiamo temere”: “Anche nelle vicende complesse della vita, davanti alle prove e alle incertezze, non dobbiamo perdere la fiducia; dobbiamo mantenere la speranza non tanto nelle nostre forze o nei nostri programmi, ma nel Signore che non ci abbandona, nella possibilità di capirci, di guardare a Lui insieme e quindi al nostro futuro. Dio è con noi”. In precedenza il cardinale presidente della Cei, Marco Tarquinio e don Nunzio Currao avevano avuto un omaggio dall’Università Cattolica per il loro servizio alla Chiesa (cfr. servizio quotidiano).

© www.agensir.it - 14 giugno 2012