A cura di P. Pietro Messa, ofm«E quindi uscimmo a riveder le stelle» scrive Dante nell’ultimo verso dell’Inferno della Divina Commedia (Inferno XXXIV, 139). Questo fece nell’antichità Abramo su comando del Signore, ma poi anche i Magi che dall’Oriente si diressero verso Betlemme. Ma il personaggio per eccellenza che si mise a guardare le stelle fu certamente Galileo Galilei e l’accostamento al “Divin Poeta” non risulta assurdo se si considera che lo scienziato pisano nella sua vita per un periodo diede delle lezioni all’Accademia fiorentina Circa la figura, sito e grandezza dell’Inferno di Dante.
Lo storico interessato a individuare i percorsi lineari della scienza si chiede il motivo per cui Galileo merita di essere famoso e risponde con la scoperta della legge di caduta libera dei gravi. Lo storico interessato a collocare le teorie nel loro contesto storico si chiede perché Galileo meritava di essere famoso e risponde con l’utilizzo del telescopio nelle esplorazioni celesti. Lo storico attento alla figura di Galileo si chiede se egli voleva meritarsi la fama, e risponde un po’ imbarazzato che lo scienziato riteneva di aver trovato l’argomento definitivo per dimostrare il moto della Terra, ovvero l’argomento delle maree che è sbagliato. Fatto sta che Galileo è spesso più conosciuto come un “caso” per via della vicenda avuta con la Chiesa, mentre è meno conosciuto come lo scienziato al crocevia di un momento delicato e fondamentale della storia della scienza e della filosofia.
Flavia Marcacci – professoressa di filosofia della scienza presso la Pontificia università Lateranense e membro del Centro Italiano di Lullismo – con il libro Galileo Galilei. Una storia da osservare (Lateran University Press - Roma 2015) si propone di “osservare” la storia di Galileo sotto angolazioni che diano conto della complessità della vicenda, offrendo una via di accesso a questa complessità a quanti non frequentano abitualmente gli studi galileiani.