È in corso a Todi, fino al 17 ottobre, nella se-de del Centro italiano di studi sul basso me-dioevo - Accademia Tudertina, il convegno storico internazionale «Il diavolo nel medioevo». Uno dei relatori ha anticipato al nostro giornale una sintesi del suo intervento.
di AGOSTINO PARAVICINI BAGLIANI
Tre lettere papali del Duecento e del primo Trecento testi-moniano di un secolare di-battito all’interno della corte papale sul legame che poteva esistere tra magia ed eresia. A questo di-battito non fu estraneo il processo che fu intentato contro la memoria dell’ultimo Papa del secoloXIII, Bonifacio VIII(1294-1303).La prima lettera reca la data del 13 giugno 1233 ed è nota agli studiosi con le sue prime tre parole, Vox in Rama. La let-tera, di Papa Gregorio IX (1227-1241), è in-dirizzata all’arcivescovo di Magonza, al ve-scovo di Hildesheim e a Corrado di Mar-burgo, l’inquisitore che era stato incaricato di indagare sugli eretici nella diocesi di Magonza. È la prima volta che una lettera papale descrive comportamenti di un gruppo ereticale — non meglio definito — i cui membri si sarebbero riuniti in conven-ticole notturne alle quali partecipavano uo-mini misteriosi, nonché rospi e gatti di di-mensioni insolite, che nel medioevo erano tradizionalmente considerati simboli de-moniaci. Nella lettera Gregorio IX usa frasi che rinviano alla sofferenza della Chiesa. Il Pa-pa esprime il suo dolore e si chiede: «chi potrebbe non adirarsi per tanta iniquità?», promettendo indulgenze a tutti coloro i quali si prodigheranno nella lotta contro questi eretici e che, per questo potranno beneficiare del privilegio dell’indulgenza come i crociati. Insomma, la Vox in Rama sembra essere il riflesso di un ampio dibat-tito che oscilla tra la sorpresa e la necessità di reagire a tanta novità. Anche la seconda lettera è nota agli stu-diosi con il riferimento al suo incipit,Ac c u -satus. Il 13 dicembre 1258, Papa Alessandro IV (1254-1261) risponde a richieste che gli pervenivano da vari inquisitori. È una let-tera ben differente dalla Vox in Rama. Ci troviamo di fronte a due momenti di pro-duzione cancelleresca completamente di-stinti. La bolla di Papa Alessandro IV è chiara testimonianza di un dibattito su questioni importanti e delicate: gli inquisi-tori vengono autorizzati a includere nelle loro inchieste anche «atti di magia» sol-tanto nel caso si tratti «manifestamente di atti eretici». La terza lettera è laSuper illius specula di Papa Giovanni XXII(1316-1334), redatta, sembra, nel 1326 o nel 1327. È una bolla «celebre e misconosciuta» secondo la bella definizione di Alain Boureau. Lo storico francese se da un alto evidenzia l’imp or-tanza straordinaria della bolla per il chiaro ed esplicito legame tra stregoneria ed ere-sia che la contraddistingue, elenca però tre obiezioni circa la sua autenticità e il suo interesse storico. La sua novità sarebbe in-fatti limitata se non altro perché «l’imputa-zione eretica» figurerebbe già nel Canon episcopi (presente in collezioni canoniche dell’alto medioevo) e anche perché «la realtà dei malefici non è affermata esplici-tamente nella bolla di Giovanni XXII». Di grande importanza è inoltre lo scarto cronologico esistente tra la data presunta della bolla (1326-1327) e il fatto che il suo testo ci è noto soltanto tramite il D i re c t o -rium inquisitorum dell’inquisitore domeni-cano Nicola Eymerich (1376). La terza obiezione riguarda infine l’autenticità del testo, che non fu accolta in nessuna collezione canonica e nemmeno nei registri di bolle di Papa Giovanni XXII. Notazioni importanti che rinviano ad al-tre osservazioni. La formula Ad perpetuam rei memoriam con cui si apre la bolla è sta-ta creata da Papa Bonifacio VIIIper intro-durre bolle di validità particolarmente so-lenne. Molte bolle Ad perpetuam rei memo-riam sono di scomunica, e venivano lette durante i processi generali che si celebra-vano tre volte l’anno, il Giovedi santo, l’Ascensione e il 18 novembre (come la Unam Sanctam). Le parole Ad perpetuam rei memoriamnon sono usate casualmente nel-la bolla di Giovanni XXIIche ha come sco-po precipuo appunto la scomunica degli eretici accusati di magia demoniaca. Il for-mulario della Super illius specula dovrà quindi essere studiato alla luce delle abitu-dini cancelleresche con cui venivano redatte le bolle Ad perpetuam rei me-moriam. Il fatto che la Super illius speculanon sia stata né registra-ta né accolta in una collezione canonica, anzi sia passata inos-servata per cinquant’anni, può inoltre indurci a pensare che più che un progetto di bolla fosse una bolla destinata a esse-re promulgata. Del resto, molti documenti curiali medievali non possono essere considerati documenti ufficiali. Nella sua edizione dei documenti sul processo di BonifacioVIII(Bo-niface VIII en procès. Articles d’accusation et dépositions des té-moins (1303-1311). Édition criti-que, introduction et notes(Roma, Fondazione Camillo Caetani, 1995, «Studi e documenti d’ar-chivio» 5), Jean Coste ha dimostrato che il racconto dei cardinali sull’elezione di Bene-detto Caetani a Papa Bonifacio VIII, conservato nell’A rc h i v i o Segreto Vaticano, deve essere considerato «un progetto di di-chiarazione (...) che non fu mai pubblicato». Il documento è una semplice bozza, vergata su quattro pezzi di pergamena, sprovvista di da-ta e di qualsiasi segno di autenticazione ufficiale e altro ancora. Anche la bolla con cui Papa Gregorio XI(1370-1378), poco prima di morire, avrebbe voluto abrogare la bolla Ubi periculum— la carta costituzionale del conclave — per permettere ai cardinali (francesi) di eleggere come suo successore un cardinale di loro scelta, prima ancora di entrare in conclave, non fu mai promulgata. Vale come documento storico, non come documento ufficiale. Il legame tra magia, demonologia ed eresia, al centro della Super illius specula,è presente in tutti i documenti del processo contro BonifacioVIIIdal 1302 al 1311, a tal punto da sembrarne un riassunto a poste-riori. Ciò vale per l’accusa rivolta a coloro che fanno sacrifici ai demoni. Fu sempre Jean Coste a dimostrare che la «dinamica delle accuse» contro BonifacioVIIIsi divi-de in due momenti cronologici distinti: tra il 1297 e il 1299, i Colonna fanno di tutto per dimostrare l’illegittimità di Bonifacio VIII; dal 1302 e fino alla fine del processo, i Colonna e i legisti di Filippo il Bello vo-gliono dimostrarne l’e re s i a . Tutto ciò ha implicazioni importanti per la Super illius speculache appare come il punto di arrivo di un lungo processo stori-co e culturale. Il suo valore storico consi-ste nel portare a un’estrema conseguenza giuridico-teologica (la magia comefactum h e re t i c a l e ) ciò che per anni era stato al cen-tro del processo contro Bonifacio VIII. Questo appare così una sorta di “lab orato-rio” per l’elaborazione di una sempre più complessa demonologia che verrà poi ap-plicata nel corso del Trecento alla lotta contro l’eresia.
© Osservatore Romano - 15-16 ottobre 2012
I Papi il diavolo e la magia
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