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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

L'Università Cattolica del Sacro Cuore ospiterà, dall'11 al 13 novembre, il convegno "Dal lògos dei Greci e dei Romani al lògos di Dio. Ricordando Marta Sordi". Introdurrà i lavori - che prevedono relazioni, tra le altre, di Luigi Franco Pizzolato, Francesca Calabi, Angela Maria Mazzanti, Roberto Radice, Leonardo Lugaresi, Domenico Pazzini, Ilaria Ramelli e Ysabel de Andía - il cardinale Camillo Ruini, vicario generale emerito della diocesi di Roma. A trarre le conclusioni sarà il direttore del nostro giornale.

di Alfredo Valvo

Il convegno che si apre alla Cattolica rappresenta un progresso ulteriore della ricerca intrapresa alcuni anni or sono da Marta Sordi insieme a studiosi delle università di Bologna, di Catania, di Genova, di Roma La Sapienza e della Cattolica stessa intorno all'evoluzione del significato dei termini lessicali che il cristianesimo ha fatto propri ma che hanno le loro radici nell'esperienza del mondo classico.

La parola è sempre stata espressione di una esperienza. Da Platone in poi la nascita della parola ha costituito un interrogativo che ha aperto squarci impensabili del pensiero umano. L'attenzione dei filosofi è stata attirata dall'humus razionale nel quale la parola sembra essere sorta, ma in ogni parola è contenuta sempre, anche se talvolta nascostamente, un'esperienza. Talvolta il pensiero cerca, spesso vanamente, il modo migliore, più calzante o meno approssimativo, per indicare ciò che ha percepito o che il sentimento ha colto; talvolta alla parola viene imposto un corso obbligato imposto dalle circostanze, non di rado di natura politica; talvolta la parola assume un significato completamente diverso da quello che aveva in precedenza. Incidentalmente ricordo, in proposito, l'arguta e altrettanto preziosa osservazione di due studiosi francesi, Alfred Ernout e Antoine Meillet, che nell'introduzione del loro dizionario etimologico della lingua latina osservano come i Romani, da buoni contadini, non buttassero via mai niente:  ciò può spiegare come alcuni termini assumano significati diversi e apparentemente inspiegabili in epoche successive e come l'accezione lessicale dipenda anche dalle situazioni contingenti. Ma a parte questi casi, diffusi soprattutto nel linguaggio istituzionale, le parole suggeriscono sempre l'esito di una esperienza e di una storia.
La continuità col pensiero greco-ellenistico e la risposta all'attesa, culturale e religiosa insieme - alimentata nei secoli che precedettero la venuta di Cristo da una tensione instancabile verso la conoscenza della verità - doveva comprendere anche la continuità sul piano linguistico, e contribuiva, anch'essa, al raggiungimento della "pienezza dei tempi" (Galati, 4, 4).
Queste sono alcune premesse della ricerca condotta fin qui, i cui risultati emergeranno anche dalle relazioni presentate nel corso del convegno.
Venendo al tema del lògos, la complessità dei significati assunti nel tempo da questo termine nella cultura greca si approfondisce nel passaggio al contesto cristiano. Le valenze emblematiche inerenti alla "parola", lògos, come rivelazione oppure come identificazione della razionalità umana o della realtà presente e intelligibile o di una entità metafisica, mutano, pur mantenendo alcuni elementi stabili, e assumono un'esistenza singolare ed esclusiva.
Dobbiamo domandarci quali connotati semantici determinarono l'uso del vocabolo presso i primi autori cristiani che lo identificarono con la persona stessa di Gesù; quali tramiti concettuali e storici hanno reso possibile tale accostamento lessicale; quali apporti intellettuali ed esistenziali provenienti dalla cultura giudaico-ellenistica furono fondamentali per l'uso di lògos da parte dei Padri apostolici e delle fonti posteriori; infine come adeguatamente comprendere il vocabolo verbum nella trasposizione linguistica.
L'indagine storica e filologica intorno a una questione di tale rilievo nasce dall'esigenza di continuare nell'approfondimento degli studi condotti fin qui. L'attualità dell'indagine trova conferma in numerose riflessioni elaborate dal Magistero ecclesiastico, che si è soffermato a considerare la concezione della razionalità in rapporto alla natura di Dio quale emerge dall'incontro del pensiero greco con il messaggio biblico. Di qui il titolo del convegno:  "Dal lògos dei Greci e dei Romani al lògos di Dio".
Infine una breve notazione di metodo, apparentemente superflua ma che pare invece appropriata per chi affronta temi come quello che sarà oggetto precipuo del convegno. Le fonti, di qualsiasi natura esse siano, vanno prima di tutto "ascoltate", e l'interpretazione di esse non può essere condizionata da pregiudizi di alcun genere, col rischio, in tal modo, di perderne di vista il vero contenuto. Questo principio, non sempre rispettato nell'affronto dei problemi storici, è cruciale per procedere intorno al delicatissimo tema del lògos.
A chiarirne il contenuto ci aiuta la sempre efficace ironia di Clive Staples Lewis e la consumata esperienza di Berlicche, che tranquillizza il diavoletto principiante preoccupato che persone particolarmente intelligenti leggessero i libri della sapienza degli antichi e in tal modo potessero mettersi sulle tracce della verità, dicendogli:  "L'unico problema che con sicurezza non si porrà mai è quello della verità di quanto si è letto; ci si interrogherà invece su influssi e dipendenze, sullo sviluppo dello scrittore interessato, sulla storia degli effetti della sua opera e così via". È auspicabile che non rappresenti per gli studiosi un impegno secondario smentire il diabolico ottimismo di Berlicche.

(©L'Osservatore Romano - 11 novembre 2009)