Dall'inizio della storia alla fine dei tempi il «compito» degli angeli malvagidi Tullio Gregory
Nelle varie manifestazioni del demonio nell'orizzonte cristiano prevale sempre l'aspetto mostruoso, orribile, terrificante delle forze del male, portando all'estremo dell'assurdo e della nausea quella sconcertante esperienza del totalmente altro che è alla radice del sentimento del sacro. Il demonio seduce perché tremendo, terribile, presenza di una realtà numinosa che incombe sulla fragile creatura.
Raramente si presenta in forme amichevoli e suadenti: come quando prende l'aspetto di una bella fanciulla per una più elementare seduzione sessuale (era la demonizzazione del sesso) o quando assume forme di santi monaci, di angelo del bene, persino della Vergine o di Cristo per distrarre da pratiche religiose o mettere in crisi sicurezze di scelte o di fede: ma anche in questi casi al di là della seduzione (che pure appartiene all'esperienza del sacro), il diavolo, una volta smascherato, torna a presentarsi come realmente è, orribile, tutto "laidezza e fetore".
Se il mostruoso costituisce un elemento costante nelle manifestazioni del demonio - dalla più antica letteratura apocalittica e agiografica alle leggende popolari, ai poemi epici e cavallereschi neolatini e germanici e poi sempre nelle varie rappresentazioni iconografiche fino ai tempi moderni - un'altra caratteristica accompagna il diavolo come segno del diverso, del nemico: il colore nero, la sua nigredo.
È noto come il nero sia carico di connotazioni e riferimenti negativi nelle più diverse culture, anche se nell'esperienza del sacro, del totalmente altro, è possibile la compresenza di valori opposti: il nero delle tenebre infernali, dell'abisso del male, può divenire simbolo della notte della non conoscenza al vertice dell'ascesi mistica, contatto con l'assoluto. Le tentazioni più radicali e sconvolgenti sono quelle che il demonio riesce a suscitare nel profondo dell'anima, non con presenze mostruose ma operando sui sensi interni fino a condizionare pensieri e stati d'animo, dubbi sul senso della propria vita religiosa, sulla correttezza nella pratica dei sacramenti, delle preghiere, delle penitenze: il demonio insinua questi dubbi nell'anima del fedele "per impacciargli la testa", inducendolo "in una tiepidezza, in tremore e affanno di mente", nel "laccio della confusione", in modo da essere "privata dell'allegrezza ed è fatta insopportabile a se medesima".
Tutta la complessa fenomenologia della presenza del demonio nella storia e nella vita cristiana è un elemento essenziale della spiritualità medievale e della prima età moderna. L'inimicus, l'antiquus hostis è ovunque: la fede, la Bibbia, le vite dei santi, la liturgia, la Chiesa attestano la presenza dei demoni malvagi e fanno della vita cristiana un continuo certamen contro di essi.
Da un punto di vista storico non sembra quindi corretto il tentativo di separare la concreta esperienza dell'incontro con il demonio dalla riflessione filosofica e teologica che - nei vari contesti culturali - ha inteso darne una giustificazione e sistemazione razionale, perché questa non avrebbe motivo né oggetto senza quella esperienza.
Le manifestazioni dei demoni, creature anch'esse di Dio, non appartengono all'immaginario - astratta categoria storiografica se non è storicizzata - ma a una realtà quotidianamente esperita e razionalmente dimostrata all'interno di un universo ove fra Dio e gli uomini debbono esistere, nella scalarità ontologica delle creature, degli esseri spirituali intermedi, gli angeli, che, non potendo rimanere otiosi, svolgono varie funzioni in rapporto agli esseri a loro inferiori, secondo la posizione che occupano nel creato.
La notazione di Étienne Gilson che non si può omettere nel sistema di Tommaso d'Aquino l'angelologia (che non è di ordine teologico ma filosofico) senza "compromettere gravemente l'equilibrio del sistema", è vera per tutta la speculazione medievale.
(©L'Osservatore Romano 7 marzo 2013)