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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
Patriarca KirillBISMOSCA, 22. «Le sofferenze sono sempre presenti nel mondo, ogni giorno “sentirete di guerre e di rumori di guerre” (Matteo, 24, 6). Ma l’amore che porta Dio al genere umano è immenso. Il mondo continua a esistere malgrado e contro le forze del male». Nel suo messaggio di Natale, il patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Cirillo, ricorda che l’amore umano e i valori della famiglia resistono «nonostante gli immensi sforzi che tendono a distruggerli definitivamente, a ingiuriarli e ad alterarli».
La fede in Dio «è presente nei cuori della maggioranza degli uomini» e, «malgrado gli ultimi decenni di persecuzione e tutto ciò che è stato intrapreso ai nostri giorni per screditarla, la Chiesa è e resta il luogo del nostro incontro con Cristo». Il primate ortodosso sottolinea che la Natività di Cristo è l’avvenimento faro della storia dell’umanità: «Gli uomini sono sempre stati alla ricerca di Dio, ma è nell’incarnazione di suo Figlio che il Creatore, Dio uno e trino, si è manifestato al genere umano. Egli viene in questo mondo peccaminoso per rendere gli uomini degni della benevolenza del Padre celeste e di creare le fondamenta della pace dicendoci “Vi lascio la pace, vi do la mia pace” ( Giovanni , 14, 27)». Il Figlio dell’uomo «viene nel mondo per, attraverso il suo sangue, liberarci dal peccato, affinché l’uomo non tema più l’aculeo della morte». I re magi vennero ad adorare Cristo portandogli dei doni. «Qual è il dono che saremo in grado di portare al nostro divino maestro?», si chiede Cirillo, rispondendo che «è il dono che sollecita lui stesso: “Fa ’ bene attenzione a me, figlio mio, e piacciano ai tuoi occhi le mie vie” ( P ro v e r b i , 23, 26). Cosa significa donare il proprio cuore? Il cuore è il simbolo della vita. Se cessasse di battere, l’uomo morirebbe. Dare il proprio cuore a Dio significa consacrare a lui la propria vita», ma questa consacrazione — spiega il patriarca di Mosca — «non implica la rinuncia a tutto ciò che è nostro. Siamo chiamati solo a sopprimere nel nostro cuore tutto quello che è di ostacolo alla presenza di Dio. Quando tutti i nostri pensieri conducono solo al proprio “io”, quando nel nostro cuore non resta posto per il prossimo, il Signore non può esservi presente. La presenza del prossimo nei nostri cuori è innanzitutto funzionale all’attitudine a compatire il dolore altrui earispondere aquestasofferenza con misericordia operante». Il Signore, osserva, «ci chiede di osservare il suo cammino», ovvero di «riconoscere la presenza di Dio nella nostra vita, nella storia dell’umanità. Ciò significa vedere le manifestazioni dell’amore divino ma anche la sua giusta collera». Cirillo fa accenno all’anno che sta per concludersi, caratterizzato dalla commemorazione del centenario della rivoluzione d’ottobre, portatrice di «avvenimenti tragici che hanno segnato il ventesimo secolo e persecuzioni della fede», ma anche dalle gesta dei nuovi martiri e confessori che «hanno degnamente testimoniato la loro fedeltà a Cristo». Ma «in quest’epoca terribile vissuta dal paese il Signore ci ha manifestato la sua misericordia: dopo un’interruzione di due secoli è stato ristabilito il patriarcato in Russia. In questo tempo di terribili prove la Chiesa ha trovato nella persona del santo patriarca Tikhon, eletto per essere il suo primate, un pastore saggio e coraggioso. Grazie alle sue ardenti preghiere rivolte al Creatore, la nostra Chiesa e il nostro popolo hanno potuto attraversare quest’ep o ca crudele». Per questo, conclude, l’augurio è che il prossimo sia «un anno di pace e benessere».

© Osservatore Romano 23 dicembre 2017