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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

Alba Halloween Quarta di copertina media credit by Maria Chiara Ciliadi Paul Freeman

Come è già stato sviscerato con rigore e dovizia di fonti nel testo di Lucia Graziano e del sottoscritto (Halloween, alba dell’eternità: un itinerario di chiarificazione, Edizioni Zammerù Maskil), Halloween - anzi All hallows’ eve - è vigilia nata nell’ambito dei celti convertiti al cristianesimo come momento propedeutico e popolare in preparazione alla Solennità di tutti i Santi e alla memoria dei fedeli defunti.

E a quell’origine occorre tornare, se si vuole comprendere adeguatamente il significato di questa ricorrenza. I suoi travisamenti risalgono tutti all’era Elisabettiana: il clima che l’ha contrassegnata ha defraudato la vigilia del suo autentico significato spirituale, sia per mancato discernimento dei credenti che per involuzione, fino a giungere alle odierne degenerazioni carnevalesche, commerciali e talvolta legate al mondo dell’occulto (e marginalmente a quello del satanismo vero e proprio).

IL NEMICO ODIA L’UOMO E LA SUA CARNE PER INVIDIA

Non va certo sottovalutata questa deriva occultistica fino alle tinte “demoniache” che tale ricorrenza ha assunto ai giorni nostri, e gli allarmi spesso lanciati a questo riguardo sono senz’altro opportuni. Purché ben motivati e adeguatamente presentati dal punto di vista pastorale.

Il nemico, in quanto essere spirituale, è nozionisticamente preparatissimo e al tempo stesso maliziosamente furbo, tutto dedito a rubare e a manipolare (Gv. 10,10; cfr. anche Satana il nemico dell’uomo e ladro della gioia). La sua azione non è plateale e scoperta, ma all’insegna del sotterfugio e della deformazione, sempre sfiorando le corde degli autentici bisogni dell’uomo, per sviarne lo sguardo e sfigurarne la natura profonda. Il nemico, con tutta la sua teologia-manipolativa e la sua intelligenza spirituale, non può che essere manicheo, perché con la sua ribellione ha negato a sé stesso ogni possibilità di comprendere l’Incarnazione. Quella che avrebbe potuto essere per lui festa di lode e gaudio, si è inesorabilmente tramutata in spasmo ingolfato di rabbia e disordine. Tutto il calpestamento, il male, che il nemico infligge all’uomo - nel corpo e nella mente - per inquinarne il cuore e lo spirito, ogni forma di abuso (fisico e ancor più spirituale), nasce da quest’odio irrefrenabile e smodato verso il mistero dell’Incarnazione. Ogni uso non casto del corpo, ogni violenza sul corpo, ogni guerra e tortura, ogni deformazione e disordine in ciò che il Creatore ha pensato come buono, reca in sé la firma del nemico. Il nemico, pur essendo colmo di nozione teologica, è del tutto privo di Scienza, Intelletto e Sapienza; ed è anche privo di Timore e di Pietà perché, in quanto essere spirituale ingolfato, si contorce costantemente nella propria contraddizione spasmodica di essere persona al modo di non-persona (*): spirito acutissimo, ma incapace di Scienza.

ASPETTO LA RESURREZIONE DEI MORTI

Il mistero della Redenzione, poi, ha svelato questo gioco deformante del nemico di cui troppo poco siamo coscienti e di cui, purtroppo, ben poco si parla nella formazione permanente pastorale. Cristo, come da Lui detto a Santa Angela da Foligno, “Non ci ha amato per scherzo” (Libro di Santa Angela cap XXIII) e, come epilogo e gloria dell’Incarnazione, è risorto con un corpo spirituale: il suo vero e unico corpo, glorificato. Questo è per noi caparra, speranza e certezza. Risorgeremo con il nostro corpo che sarà di una sovra natura glorificata, per essere finalmente figli nel Figlio e inseriti per sempre nella Vita divina.

Tutto questo è per il nemico un qualcosa di totalmente inconcepibile: non possiede infatti i mezzi intellettivi di comprensione perché non ha lodato e adorato un mistero di Kenosi e di Amore così profondo e radicale come quello operato da Dio in Cristo.

Solo Dio poteva amare fino a quel punto, e, con la sua ribellione, il nemico ha mancato l’occasione per essere ciò che poteva, in un modo che superava infinitamente i suoi desideri. Gli angeli che non hanno seguito il nemico, invece, questo mistero di Amore bene lo hanno compreso e sempre lo comprendono, con Gaudio e Scienza che è pura luce nella Luce. Questo dovremmo annunciare senza timore nella pastorale, ordinaria e straordinaria, al momento opportuno e in quello non opportuno. Occorre cantarlo con la vita:

“Io credo, Risorgerò.

Questo mio corpo vedrà il Salvatore” (Io credo Risorgerò, G. Stefani)

Per tale motivo la nostra carne è così preziosa. E lo proclamiamo ogni domenica nel Credo:

«Aspetto la risurrezione dei morti
e la vita del mondo che verrà»
 
(Denzinger-Schönmetzer n.150)

Questo è l’elemento più scardinante ed unico della nostra fede, legato strettamente al mistero dell’Incarnazione.

Per questo, dunque, la custodia del corpo con il consiglio evangelico della castità, l’orientamento secondo lo Spirito di tutte le nostre passioni e di tutti i nostri desideri, è per noi caparra di Eternità. La visione manichea questo non lo comprende e anzi attribuisce ideologicamente al nemico alcune situazioni, eventi e date particolari. Ma il nemico ha perso, e in modo definitivo. Ben lo ricorda l’Apostolo:

“Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo che vengono ridotti al nulla; parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria.” (1Cor. 2, 6-8)

ALLERTA, MA NON DEMONIZZAZIONE

In ragione di tutto ciò, non è bene vedere le cose - le date e gli eventi - attraverso un filtro demonizzante. Facendolo, calpesteremmo l’Incarnazione, che è la necessità di ogni teologia e del retto pensiero. I richiami di allerta sono benvenuti e doverosi, ma le demonizzazioni appartengono a una visione soteriologica ferita, che è tipica del mondo protestante e che di fatto ha sviato tale giorno di vigilia della solennità di tutti i santi e la memoria dei fedeli defunti e altresì la lettura di alcuni noti fratelli sacerdoti nell'esorcistato che, di fatto, e lo hanno anche ammesso, hanno utilizzato sostanzialmente fonti evangeliche per creare un "casus belli" su Halloween. Visione che si è consolidata come un "marchio di identità" della categoria. Ma in principio, come dicevamo, non era così e oltre l'alert occorre, se adeguati e fruttuosi pastoralmente, ri-significare.

Nei confronti di tale giornata, occorre dunque, con ogni mezzo e fantasia nello Spirito, recuperare il senso autentico di vigilia propedeutica, di luce aurorale che precede il sorgere del Sole e nasce e che risplende in tutti i santi e ci lega ai fedeli defunti. Anche per rispetto della Grazia, come dicevamo, che tanto ha lavorato nei nostri fratelli Celti ed Inglesi prima dell’avvento di Elisabetta I, regina di Inghilterra.

Non è di certo apprezzabile anche ogni semplice carnevalata fatta nelle scuole e tanto più permessa con pastorale accomodante e “piaciona” in alcune parrocchie: occorre recuperare il senso virile e autentico della preparazione alle cose belle. Queste mascherate, con la scusa del “gioco innocente”, ingenerano infatti dissociazione cognitiva nei bimbi, sollecitano non la veicolazione simbolica archetipica (verso le profonde domande dell’uomo), ma piuttosto una visione degradata.

Diseducano al senso autentico della morte e della vita e, soprattutto distraggono da ogni autentica preparazione (nutrita di silenzio, preghiera e festa) tipica di anime che attendono qualcosa di speciale e di grande. Tutto diventa mercato e tutto viene sacrificato sull’altare della vanità e del disimpegno educativo. Non entriamo in tematiche riguardanti il “capodanno satanico” (già trattate da Lucia Graziano nel libro “Halloween, alba dell’eternità”) perché tale misere appropriazioni del nemico, svelano che la “scimmia di Dio” non è padrone di nulla (non delle date, non del tempo, non dei corpi). Il “potere” temporaneo concesso da Dio al nemico, in certe rarissime situazioni (quando non dovuto a scelta di peccato grave del soggetto), ha spesso un carattere propedeutico. Ne parlo con cognizione e perché ho assistito personalmente a fatti scientificamente e antropologicamente inspiegabili. Non dimenticherò mai ciò che vidi avvenire in una persona “posseduta”: la “forza” che ne deformava le ossa del cranio come se fossero fatte di elastica gomma. Dio, comunque, guida o permette sempre in ordine a un Bene o per il rispetto, fino in fondo, della libertà dell’uomo.

Ed è infatti l’uomo, piuttosto, che - ingannato e toccato nei bisogni fondamentali del sé - si abbevera a cisterne screpolate. Né è accettabile concedere credito a quanto il nemico afferma in merito a queste date durante alcuni momenti di esorcismo. Ogni esorcista, equilibrato e pastoralmente attento, sa bene quanto il Perdente sia menzognero e manipolatore. Lo ricorda l’Apostolo amato dal Signore:

“Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna.” (Gv. 8,44)

L’umiltà, la preghiera e il digiuno, la consegna di sé a Dio, creano spazio alla Grazia facendo fiorire il deserto, convertendo le rocce perché possa sgorgarne acqua zampillante e facendo addirittura risorgere i morti da gran tempo.

Aveva ragione Papa Francesco a ricordare che con il diavolo non bisogna discutere, perché è astuto nella menzogna e la risposta che possiamo dire e dare è solo quella di rendere lode a Dio per l’Incarnazione e la Redenzione. Ed è piuttosto amaro constatare come diversi fratelli, i quali hanno ricevuto la grazia dell’esorcistato, si spingano oltre i giusti richiami e propendano per una manichea demonizzazione di Halloween, facendo proprie fonti e modalità teologiche più vicine alla riforma protestante che al cattolicesimo. Tra l'altro avendo letture storiche e antropologiche oramai ampiamente sorpassata dagli studiosi che gettano discredito sulla stessa attività di esorcistato, così imortante nella pastorale.

Non si tratta solo di un cortocircuito intellettivo, logico e di perdita di aderenza storica ma ancor più di un ossequio alla soteriologia protestante che, come ben sappiamo, è teologia fortemente ferita. E ciò non è privo di conseguenze dal punto di vista pastorale perché si infiltra nel sottobosco di fede debole e tendente alla faziosità dei fedeli, diventando una sorta di ossessione paranoica e di stimolo del “prurito” verso il male che anima non poche coscienze. E questo è grave oltre che paradossale. Perché non solo instilla debolezza (e ciò è responsabilità pastorale di cui rendere conto), ma offre il fianco al nemico che si prende gioco di questi fratelli, i quali finiscono per diventarne - per ingenuità teologica - veri e propri coadiutori. Demonizzare e portare all’ossessività le anime deboli chiude alla Gioia, alla Speranza del Risorto e cristallizza nel culto necrofilo di credere al male piuttosto che al Bene presente e possibile e a solleticare il “demone” della Tristezza ben conosciuto dai padri orientali (ne abbiamo parlato qui È per il demone della #tristezza che ci sbraniamo - il volto oscuro dell'Accidia).

Ricorda Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium n° 83:

“Si sviluppa la psicologia della tomba, che poco a poco trasforma i cristiani in mummie da museo. Delusi dalla realtà, dalla Chiesa o da sé stessi, vivono la costante tentazione di attaccarsi a una tristezza dolciastra, senza speranza, che si impadronisce del cuore come «il più prezioso degli elisir del demonio»” (Papa Francesco, Evangelii gaudium n° 33 citando Georges Bernanos, Journal d’un curé de campagne, Paris, 1974, p. 135)

E le fazioni, manicheisticamente istruite, sono incapaci di ascolto, perché chi crede solo al male non ascolta più ma, piuttosto, vive di empatia con il nemico pensando di combatterlo. E il nemico ha tratto a sé persino chi sembra combatterlo con accanimento. Ma satana è furbo.

ET-ET CATTOLICO DAVANTI AD HALLOWEEN

Nel libro (ndr Halloween, alba dell’eternità: un itinerario di chiarificazione), con Lucia Graziano, diamo tanti capillari suggerimenti sui tre ambiti della Pastorale: la Liturgia, la Catechesi e la Carità. E non in ultimo, in un sano recupero in chiave propedeutica della paraliturgia, del “conductus” ai misteri di Luce che si avvicina con la Solennità di tutti i Santi e la memoria dei fedeli defunti. Lucia e il sottoscritto abbiamo seminato e Dio compirà, come vorrà e quando vorrà, la Sua opera di Bene.

Ma tornando al punto della preparazione ai grandi Misteri - l’Incarnazione e la Redenzione - non si può non pensare al Santo Natale e alla Santa Pasqua e, al tempo stesso, ai periodi che precedono e preparano questi eventi così preziosi nell’anno liturgico e nella vita della Chiesa.

Ed ecco che, in tal senso, come momento di penitenza e di ritorno a Dio, l’Avvento sta al Santo Natale come la Quaresima sta alla Santa Pasqua. E analogamente Halloween sta alla Solennità di Tutti i Santi e alla memoria dei fedeli defunti. La Pasqua come centro dell’anno liturgico illumina ogni cosa. Illumina il Santo Natale e significa la Comunione dei Santi e la Santità. Per questo ogni momento di preparazione adeguata e di penitenza, con tutti i mezzi che la Chiesa esorta e suggerisce, sono un conductus per la gioia. Che senso può avere, dunque, festeggiare Halloween con streghe, mostri e vampiri quando tale giornata ha senso solo per prepararci a entrare nella Gioia del Nostro Signore e farci stare in comunione autentica con i fedeli defunti? Ricorda San Tommaso citando S. Agostino:

“Per questo dice il Signore: «Prendi parte alla gioia del tuo padrone» (Mt 25, 21); e Agostino aggiunge: «Tutta la gioia non entrerà nei beati, ma tutti i beati entreranno nella gioia. Mi sazierò quando apparirà la tua gloria»; ed anche: «Egli sazia di beni il tuo desiderio». Tutto quello che può procurare felicità, là è presente ed in sommo grado. Se si cercano godimenti, là ci sarà il massimo e più assoluto godimento, perché si tratta del bene supremo, cioè di Dio: «Dolcezza senza fine alla tua destra» (Sal 15, 11). La vita eterna infine consiste nella gioconda fraternità di tutti i santi. Sarà una comunione di spiriti estremamente deliziosa, perché ognuno avrà tutti i beni di tutti gli altri beati. Ognuno amerà l’altro come sé stesso e perciò godrà del bene altrui come proprio.  Così il gaudio di uno solo sarà tanto maggiore quanto più grande sarà la gioia di tutti gli altri beati.” (San Tommaso, Conf. sul Credo; Opuscula theologica 2; Torino 1954, pp. 216-217)

LA MAESTRA DELLA GIOIA E DELLA PREPARAZIONE ALLA GIOIA

E se parliamo di Gioia - e di preparazione alla Gioia - non possiamo non rivolgere il pensiero alla Beata sempre Vergine Maria.

Non viene detto spesso, ma Maria, senza ombra di dubbio, per tutta la Sua giovane vita avrà implorato la venuta del Messia, dell’Emmanuele. Lei, figlia del suo popolo e discepola di Dio, con profondo senso di appartenenza, avrà implorato continuamente il Cielo per il compimento dei profeti. Prima che concepirlo nel Suo corpo, la Sua persona beatissima, era tutta orientata a questo evento di maternità. Di cui certo non si riteneva degna, ma sperava nella venuta dell’Emmanuele secondo i piani di Dio.

Ma ecco che poi Gabriele dona la Gioia e l’annuncio che cambia la storia; e così Maria poi esulta dichiarando che “Egli ha guardato l’umiltà della Sua serva”  (Lc. 1,48) e si rallegra nel Suo cantico che attraversa il tempo e va oltre il tempo e, in certo qual modo, dona senso al tempo della Chiesa. Ed infatti, tale lode vespertina è il Cantico che la Chiesa è chiamata a proclamare come corpo di Cristo.

Per tale motivo Dio si commuove in Maria, perché in Lei vede la creatura perfetta, infinitamente umile che potrà accogliere l’Umiltà vera del Verbo; vede la figlia perfetta, vede la Chiesa come dovrebbe essere.

«Un uomo non può sminuire la gloria di Dio rifiutando di adorarlo più di quanto un pazzo possa spegnere il sole scarabocchiando la parola “buio” sui muri della sua cella», ricordava CS Lewis ne “Il problema della sofferenza” e così parimenti si comporta il nemico nella sua perniciosa e infestante pazzia.

Per tale motivo, satana non sopporta Maria: perché gli ricorda il suo fallimento di angelo decaduto, insipiente e incapace di Lode e di adorazione. Dove lui ha negato, Lei ha detto sì; dove lui ha ceduto alla superbia, Lei è stata umile in una forma quasi divina; dove lui ha negato la Scienza, Lei è trasalita di gioia, vedendo e contemplando. Dove il nemico si è ripiegato nella rabbia e nella tristezza che non ha fine, Lei è Gaudio degli angeli, dei santi e di Dio. Dove lui opera la morte, Lei è tutta orientata al Bene e alla Vita. Dove lui non ha osato nel Bene presente Lei ha osato nel Bene per il Bene con tutto il Bene. Dove lui non ha colto e con avarizia insaziabile ha perso la timorosa vista che tutto schiude, Lei, per tutta la vita, tutta la Sua diaconia, l’ha vissuta come Ancella e come portatrice esemplare del dono di Scienza.

Maria non reclama spazi, diritti, tantomeno potere: Lei è tutta di Dio, la sempre umile ancella. Ed è qui, tra l’altro, che la Chiesa si comprende e, soprattutto, si auto-comprende, in ogni suo ministero ed in ogni suo carisma.

Se, dunque, dobbiamo pensare ad una creatura fatta preparazione alla Gioia non possiamo che guardare a Maria. È Lei il filo d’oro che unisce gli eventi di preparazione alla Gioia dei Santi, all’Incarnazione e alla Redenzione.

È Lei il conductus che niente e nessuno ci potrà togliere, scippare e deformare; è Lei la vigilia dell’Eternità.

Paul Freeman


 (*) «Wenn man fragt, ob der Teufel Person sei, so müsste man richtigerweise wohl antworten, er sei die Un-Person, die Zersetzung, der Zerfall des Personseins, und darum ist es ihm eigentümlich, dass er ohne Gesicht auftritt, dass die Unkenntlichkeit seine eigentliche Stärke ist - Se ci si chiede se il diavolo sia una persona, allora si dovrebbe rispondere correttamente che egli è la non-persona, la decomposizione, la disintegrazione della personalità e quindi è peculiare per lui il fatto di apparire senza volto, che l'irriconoscibilità è la sua vera forza», Joseph RATZINGER, Dogma und Verkündigung, Erich Wewel Verlag, München–Freiburg im Breisgau, 1973, p. 233

-> VD anche

RI-SIGNIFICAZIONE E RI-APPROPRIAZIONE DI HALLOWEEN