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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

Il 19 novembre verrà presentato alla Pontificia Università Lateranense un nuovo Evangeliario (Gorle, Velar, 2010) contenente il testo completo dei quattro vangeli nella versione ufficiale della Conferenza episcopale italiana, corredato da indicazioni liturgiche a margine per la proclamazione della Parola. L'opera è arricchita anche da illustrazioni tratte dalla Bibbia Aragonese, capolavoro dell'arte miniaturistica medievale, conservata presso la Biblioteca Beato Pio ix della Lateranense. Pubblichiamo il testo della introduzione.

di Manlio Sodi
Tra i libri liturgici del Rito romano ce n'è uno che occupa il primo posto:  il Lezionario. Edito in nove volumi dalla Chiesa italiana, esso costituisce la più eloquente risposta a quanto prescritto dai padri del Vaticano ii nella Sacrosanctum concilium:  "Nella celebrazione liturgica la sacra Scrittura ha una importanza estrema. Da essa infatti si attingono le letture che vengono poi spiegate nell'omelia e i Salmi che si cantano; del suo afflato e del suo spirito sono permeate le preghiere, le orazioni e i carmi liturgici; da essa infine prendono significato le azioni e i simboli liturgici. Perciò, per promuovere la riforma, il progresso e l'adattamento della sacra liturgia, è necessario che venga favorito quel gusto saporoso e vivo della sacra Scrittura, che è attestato dalla venerabile tradizione dei riti sia orientali che occidentali" (n. 24).
"Affinché risulti evidente che nella liturgia rito e parola sono intimamente connessi, nelle sacre celebrazioni si restaurerà una lettura della sacra Scrittura più abbondante, più varia e meglio scelta" (n. 35).
"Affinché la mensa della Parola di Dio sia preparata ai fedeli con maggiore abbondanza, vengano aperti più largamente i tesori della Bibbia in modo che, in un determinato numero di anni, si legga al popolo la maggior parte della sacra Scrittura" (n. 51).
Come tutti i libri liturgici, anche il Lezionario si apre con un'introduzione in cui si presentano gli elementi per la comprensione teologica dell'annuncio "liturgico" della Parola di Dio, insieme a indicazioni che riguardano competenze chiamate in causa dalla Liturgia della Parola. È all'interno di queste pagine che l'introduzione sottolinea l'opportunità di separare le letture della Scrittura dalle pagine del Vangelo. Così si legge nel n. 113:  "Si raccomanda l'antica consuetudine di pubblicare in edizione separata il volume per i Vangeli e quello per le altre letture dell'Antico e del Nuovo Testamento".
Perché questa "raccomandazione"? La risposta è l'uso che se ne fa nella tradizione liturgica del Rito Romano. Nell'ordinazione diaconale il diacono riceve l'Evangeliario con queste parole:  "Ricevi il Vangelo di Cristo del quale sei divenuto l'annunziatore:  credi sempre ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni". Nell'ordinazione episcopale l'Evangeliario è tenuto aperto sul capo dell'eletto durante la preghiera di ordinazione; inoltre, alla consegna del libro dei Vangeli il vescovo ordinante dice:  "Ricevi il Vangelo e annunzia la Parola di Dio con grandezza d'animo e dottrina". Nelle celebrazioni solenni la processione d'ingresso è aperta dal diacono che porta l'Evangeliario che viene deposto al centro dell'altare, e dal quale sarà ripreso per essere portato processionalmente all'ambone e ivi incensato. Nelle celebrazioni presiedute dal vescovo, al termine della lettura del Vangelo l'Evangeliario è portato alla cattedra perché il vescovo lo baci e con esso benedica l'assemblea.
Da queste indicazioni scaturisce l'importanza dell'Evangeliario. L'introduzione al Lezionario ha parole emblematiche in ordine a un'opera come questa. Due testi meritano attenzione:  "Tra i riti della liturgia della Parola si deve tener presente la venerazione dovuta alla lettura del Vangelo. Dove è a disposizione l'Evangeliario (...) è molto opportuno che il diacono o, in sua mancanza, un presbitero, prenda l'Evangeliario stesso dall'altare e, preceduto dai ministranti con ceri e incenso (...), lo porti all'ambone" (n. 17).
"Poiché l'annuncio del Vangelo costituisce sempre l'apice della Liturgia della Parola, la tradizione liturgica sia orientale che occidentale ha sempre fatto una certa distinzione fra i libri delle letture. Il libro dei Vangeli veniva infatti preparato e ornato con la massima cura, ed era oggetto di venerazione più di ogni altro libro destinato alle letture. È quindi molto opportuno che anche attualmente nelle cattedrali e almeno nelle parrocchie e chiese più grandi e più frequentate ci sia un Evangeliario splendidamente ornato, distinto dall'altro libro delle letture. Non senza ragione lo stesso Evangeliario viene consegnato al diacono nella sua ordinazione, e nell'ordinazione episcopale viene posto e tenuto aperto sul capo dell'eletto" (n. 36).
Oltre al Lezionario è doveroso fare riferimento anche a ciò che è racchiuso nell'introduzione al Messale. Tra le cose da preparare per la messa con il popolo si ricorda che "sopra l'altare si può collocare l'Evangeliario, distinto dal libro delle altre letture, a meno che non venga portato nella processione d'ingresso" (n. 117 e n. 122); nel n. 119 si ricorda, comunque, che esso va preparato in sacrestia insieme a tutto ciò che serve per la celebrazione.
Nei riti d'introduzione si accenna al lettore "che può portare l'Evangeliario un po' elevato, ma non il Lezionario" (nn. 120 e 194-195). Nella processione d'ingresso, se il diacono porta l'Evangeliario lo depone sull'altare (cfr. nn. 173 e 306).
Nella presentazione dei gesti e atteggiamenti del corpo si accenna al diacono "che porta all'ambone l'Evangeliario o il libro dei Vangeli prima della proclamazione del Vangelo" (n. 44); in questa linea, al n. 133 si afferma:  "se l'Evangeliario è sull'altare [si] prende e (...) si reca all'ambone, tenendolo un po' elevato" (cfr. anche nn. 172 e 175).
La proclamazione del Vangelo "culmine della Liturgia della Parola" richiede "segni di venerazione che si rendono all'Evangeliario" (n. 60). "Secondo l'uso tramandato, la venerazione dell'altare e dell'Evangeliario si esprime con il bacio" (n. 273; cfr. anche n. 390); inoltre è incensato "con tre colpi di turibolo" (n. 277).
In conclusione, tra le suppellettili destinate all'uso della chiesa si legge al n. 349:  "Si curi in modo particolare che i libri liturgici, specialmente l'Evangeliario e il Lezionario, che sono destinati alla proclamazione della Parola di Dio e quindi meritano una particolare venerazione, nell'azione liturgica siano davvero segni e simboli delle realtà soprannaturali, siano quindi degni, ornati e belli".
Il presente Evangeliario racchiude il testo dei quattro Vangeli. Attraverso l'Indice delle celebrazioni si individuano le pericopi da proclamare nelle domeniche, solennità e feste dell'anno liturgico. Le indicazioni dei versetti e degli incipit facilitano l'uso del testo.
La Liturgia della Parola è anche "scuola di bellezza"? Sì, pure questo può essere la mensa della Parola che in ogni domenica, solennità o festa si imbandisce per fedeli desiderosi di nutrimento prezioso; un cibo che passa attraverso l'ascolto, ma che può essere trasmesso anche attraverso il codice della bellezza. La cultura del bello alla luce della fede:  una cultura che educa alla relazione con Dio che ha parlato e continua a parlare attraverso tanti segni nel tempo. L'iconografia diventa allora supporto prezioso per cogliere nell'Evangeliario il volto di Dio che si è trasfigurato per restituire bellezza al volto dell'uomo.

(©L'Osservatore Romano - 19 novembre 2010)