di Giovanni Dal PiazMonaco camaldolese
Proprio perché profondamente inseriti nella vita ecclesiale anche sui monasteri si riverberano le difficoltà, come pure le opportunità, caratterizzanti la presenza della Chiesa nelle diverse aree del mondo.
Non stupisce allora che in certi continenti, in particolare Europa e Nord America, la vita monastica conosca, come gli altri istituti religiosi, un calo numerico e una crisi vocazionale. Ciò appare evidente se guardiamo i dati nel loro insieme: in Europa tra il 1988 e il 2008 le monache professe sono diminuite di circa un terzo, passando da 40.321 a 27.332. Tuttavia quando dal generale si va al particolare la realtà appare differenziata e la diminuzione si presenta a "macchia di leopardo", accanto a monasteri in evidente declino ve ne sono altri fiorenti e in espansione aventi energie nuove a sufficienza per aprire nuove fondazioni.
Così quando si passa a vedere la vita monastica in continenti dove l'evangelizzazione è relativamente più recente ci troviamo davanti a un cattolicesimo vivace, effervescente, generoso di nuove vocazioni. In Africa tra il 1988 e il 2008 le monache professe sono cresciute del 50 per cento con un parallelo incremento delle comunità passate da 90 a 135. Ancora più forte l'espansione in Asia dove negli stessi venti anni i monasteri sono passati da 186 a 265 e le monache hanno visto una crescita del 71 per cento.
Il monachesimo femminile si trova pertanto ad affrontare nei diversi continenti problemi del tutto differenti, quasi opposti.
In Europa c'è da reggere la sfida di comunità che invecchiano senza conoscere un adeguato ricambio generazionale. Non è infatti che manchino del tutto persone disposte ad accogliere la grazia della vocazione, ma il loro numero non è sufficiente a dare continuità a tutte le presenze così come oggi si configurano. La presenza di monache anziane in numero spesso elevato pone problemi mai prima d'ora affrontati che vanno dalla necessità di garantire un adeguato livello di assistenza sanitaria, al reperimento di adeguate risorse economiche per arrivare poi al come garantire una buona vita comunitaria a realtà umanamente sempre più deboli e fragili.
Di tutt'altro genere sono le questioni che si pongono in Asia, Africa, America Latina. Qui le comunità sono giovani, in crescita, spesso impegnate in progetti di sviluppo e crescita. Prioritario è allora garantire una adeguata formazione spirituale e consolidare una identità che sappia comunicare lo specifico del carisma monastico. Poi si tratta letteralmente di "costruire" le comunità dagli edifici alla elaborazione di una propria tradizione nei rapporti con l'ambiente ecclesiale e sociale.
Quando si parla dell'esperienza monastica femminile non basta limitarsi alla situazione italiana o europea, ma va assunto un atteggiamento effettivamente cattolico, ossia universale. È questa la frontiera sulla quale dopo 2000 anni oggi la Chiesa si affaccia ed è veramente una nuova primavera. Senza con questo fingere di non vedere le difficoltà di molte comunità alle prese con un declino che obbliga a scelte dolorose.
Nell'esperienza monastica si coglie quel cambiamento che sta mutando il volto del cattolicesimo: declino numerico in alcuni continenti crescita e sviluppo in altri. È un passaggio stretto che ha bisogno di essere accompagnato dalla sensibilità di tutti coloro che hanno a cuore la continuità della testimonianza di credenti che nulla antepongono all'amore di Cristo. Si tratta anzitutto di vicinanza nella preghiera, ma anche di solidarietà e aiuto per affrontare le difficoltà di ordine economico che nell'attuale situazione talvolta appesantiscono la vita dei monasteri.
(©L'Osservatore Romano - 20 novembre 2010)