di GIULIANA FABRIS L’«Anno europeo per lo sviluppo», coincide con il il 130° e il 170° anniversario della nascita, rispettivamente, di Romano Guardini e Giuseppe Toniolo. Una coincidenza celebrata il 26 settembre scorso con un convegno dal comune di Isola Vicentina, insieme con il Centro studi Romano Guardini di Vicenza, la Fondazione nazionale di studi tonioliani e la sezione vicentina della Fuci. Entrambi, Guardini e Toniolo, furono profeti nel loro tempo per questo tempo, per questa nostra epoca di crisi, che ha radici molto lontane, in quell’atteggiamento per cui l’uomo si è sempre più fidato delle proprie convinzioni e conquiste razionali, perdendo l’orizzonte dell’umano.
Infatti non si riesce né con la sola ragione né con la sola scienza ad afferrare la vita, poiché questa sgorga nella totalità. E come può l’uomo avere uno sguardo, una presa sulla totalità se di questa egli è parte? Ecco l’imp ortanza, sia per Guardini sia per Toniolo non solo della fede — e nello specifico cattolica in quanto aperta a tutti — ma della mediazione della Chiesa, che non è fra parti né fra pari, ma fra l’umanità e Dio. Una mediazione che non è autorità fine a se stessa ma, invece e soprattutto, studio e proposta concreta al servizio della storia umana, perché in questa si realizzino le forme possibili di equità, giustizia e custodia della terra, quelle comandate da Dio fino dalle origini. Guardini all’esordio della sua vocazione intese in questo modo il ruolo della Chiesa. La fedeltà alla Chiesa era, nel suo sguardo, l’unica garanzia per non cadere sotto l’orgoglio e i limiti dell’io. Toniolo aveva alle spalle la dottrina cattolica e anticipava quella che sarebbe stata la dottrina sociale della Chiesa, che ebbe un acme nella Populorum progressio di Paolo VI. Una visione già allora troppo avanti per la nostra modernità e quindi, direbbe Guardini, oggi ancora un compito da assolvere. Guardini e Toniolo mostrano come ognuno nel proprio tempo possa essere annunciatore secondo le sue precise istanze storiche togliendo quindi il cristianesimo dalle posizioni idealiste che ne avevano fatto un sogno perduto. Toniolo vide il rapporto individuo-Stato nella sua grande dissimetria ma affatto idealisticamente. Consapevole del grande rischio dell’abuso di potere che il Novecento ha pienamente mostrato, sottolineò l’imp ortanza dei corpi intermedi (famiglia, piccola e media impresa) come paradigma cui riferirsi nella contrattazione con lo Stato. Anche Papa Francesco, nell’omelia di domenica 27 settembre a Philadelphia, ha sottolineato che la famiglia, con le sue piccole cose di grande importanza relazionale, è il modello della società nell’amore cristiano. Un amore che predica l’uguaglianza fra gli uomini, ma non senza giustizia, e una giustizia esiste non dove c’è omologazione di massa, ma dove c’è rispetto delle differenze, che sono le diverse possibilità in cui l’uomo si esplica nel sociale, ma anche quelle che definiscono la sua personalità. Nel mentre il pastore Guardini avrebbe sottolineato proprio la necessità che ognuno diventi se stesso, al di fuori della massa e del potere storico, l’economista Toniolo avrebbe preannunciato la moderna democrazia come società in cui le classi esistono in ordine alla responsabilità sociale: significa che chi ha e può di più ha un dovere morale verso chi ha e può di meno. L’uomo è fatto di mondo, come sottolinea Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’, l’uomo partecipa di tutti i livelli e di tutte le parti che costituiscono il vivente, e deve salvaguardare il mondo per proteggere se stesso. Nella sua parte spirituale, l’uomo è fatto di relazioni con altri e porta tutta l’eredità di quelli che prima di lui hanno ambito alla conoscenza. Quindi l’uomo è fatto di tutto il vivente e di tutta l’umanità. Deve occuparsi di sé in questo modo, occupandosi di salvaguardare il vivente e l’umano. Il cristianesimo, diceva Guardini, non è una religione ma è la Verità. Occorre, scriveva santa Teresa d’Ávila, rendersi conto di camminare al cospetto della Verità, e quindi assumere grande serietà. Il cristianesimo non è una idea di nobiltà dell’anima, ma è la via per la nobiltà dello spirito.
© Osservatore Romano - 5-6 ottobre 2015