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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
Miracle Francis from PaolaNella presentazione del Compendio della Dottrina sociale della Chiesa è riportata come data di pubblicazione dello stesso volume il 2 aprile 2004, «Memoria di San Francesco di Paola». Non fu una scelta casuale, e se questo grande santo non è (più) universalmente noto e amato nella Chiesa, è giunta l’ora di restituirne la memoria agli uomini del XXI secolo.

di don Daniele De Rosa

Pochi sono a conoscenza che la chiesa di Santa Trinità dei Monti che con i suoi due caratteristici campanili fa da sfondo alla celebre Piazza di Spagna a Roma, nonché la famosa scalinata che conduce alla chiesa, hanno origine da un’eremita calabrese che nel XV secolo ebbe gran parte nel traghettare la Chiesa Cattolica dalla fine del Medioevo agli inizi dell’epoca Moderna: San Francesco di Paola. Il Santo calabrese, nel 1493, in Francia, fonda l’Ordine dei Minimi. Nel 1494, a nome di Carlo VIII, giovane sovrano francese, molto devoto del frate, San Francesco di Paola acquistò una piccola chiesa sul Monte Pincio a Roma, al tempo un luogo periferico rispetto al centro della grande città, per impiantare nella Città Eterna una prima comunità dei suoi frati eremiti Minimi, convento appartenuto all’ordine del Paolano fino al 1800, anno della confisca napoleonica.
In questo modo una tra le più fotografate piazze al mondo ha origine da San Francesco di Paola. Così come è strettamente legata al Santo calabrese un’altra rinomata piazza italiana, Piazza Plebiscito di Napoli, la cui chiesa che ricorda il Pantheon, fu dedicata all’Eremita Paolano da Francesco I di Borbone come voto verso colui che, dal 1738, era il Patrono del Regno delle Due Sicilie, e costruita sull’antico convento di San Luigi fondato da San Francesco stesso, nel 1481, nella sua sosta nella città partenopea lungo il suo viaggio verso la Francia. Così come ancora pochi sanno che addirittura la Paulaner, uno tra i più conosciuti marchi di birra bavarese, ha origine dall’Eremita Paolano. Alla loro nascita, agli inizi del XVI secolo, i Minimi si diffusero in tutta Europa: in Italia, Francia, Spagna e Germania. Dal popolo i frati dell’eremita calabrese erano benevolmente chiamati “Paolotti”, in Italia, in riferimento alla cittadina calabrese in cui nacque San Francesco, Paola; “Paulanskji”, in Boemia; “Paulaner” in Germania, nome che poi passò alla birra prodotta nel 1634 dai Minimi di Monaco di Baviera. Anche la birra Paulaner, insomma, deve la sua esistenza proprio a San Francesco di Paola. Queste sono solo alcune tra le tante eredità spirituali e culturali lasciate da questo eremita, nato a Paola, in Calabria, il 1416 –ricorre, quindi, quest’anno il VI Centenario della sua nascita-, da genitori in età avanzata devoti di san Francesco, che proprio all’intercessione del santo di Assisi attribuirono la nascita del loro bambino. Di qui il nome e la decisione di indirizzarlo alla vita religiosa nell’ordine francescano. Dopo un anno di prova, tuttavia, il giovane lasciò il convento e i francescani e proseguì la sua ricerca vocazionale con viaggi e pellegrinaggi a Roma, Assisi ed alcuni eremitaggi, forse gli eremiti di Monte Luco, vicino Spoleto. Scelse infine, verso i 16-17 anni, la vita eremitica e si ritirò a Paola in un terreno di proprietà della famiglia. Qui si dedicò alla contemplazione, ad una vita molto austera, caratterizzata da un’alimentazione di cibi di strettissimo magro, suscitando stupore e ammirazione tra i concittadini. Tutta la sua spiritualità penitenziale è concentrata sul Cristo Crocifisso come espressione più alta dell’amore di Dio per l’uomo. Ben presto iniziarono ad affluire al suo eremo molte persone desiderose di porsi sotto la sua guida spirituale. Seguirono la fondazione di numerosi eremi in Calabria e in Sicilia e la nascita della congregazione eremitica paolana, la quale è all’origine dell’attuale Ordine dei Minimi. La sua approvazione fu agevolata dalla grande fama di taumaturgo di Francesco che operava prodigi a favore di tutti, in particolare dei poveri e degli oppressi che numerosissimi accorrevano a lui, i quali, spesso, venivano anche difesi dall’eremita contro le angherie dei baroni o dello stesso sovrano del Regno di Napoli. La fama di santità di Francesco giunse fino in Francia, alla corte di Luigi XI, allora infermo. Il re chiese al papa Sisto IV di far arrivare l’eremita paolano al suo capezzale. L’obbedienza prestata dal solitario costretto ad abbandonare l’eremo per trasferirsi a corte, passando per la corte di Napoli e sostando presso la Santa Sede, fu gravosa ma feconda. Luigi XI non ottenne dall’Eremita la guarigione, ma il dono di una morte serena e rappacificata con i suoi sudditi, con i suoi familiari e con le monarchie vicine. Desideroso di ritornare nella sua terra, Francesco, stimato dalla famiglia reale e da molti religiosi francesi, accettò di restare in Francia, espandendo in terra gallicana e in tutta Europa la sua congregazione eremitica che si trasformò in un vero e proprio nuovo ordine religioso, l’Ordine dei Minimi, «i più piccoli tra coloro che imitano la vita del sacrosanto Vangelo del Signore Nostro Gesù Cristo», formato da un Primo Ordine di Frati, un Secondo Ordine di Monache e un Terz’Ordine di laici di entrambi i sessi, caratterizzato da un quarto voto particolare, oltre ai tre consueti di povertà, castità e obbedienza della vita religiosa: il quarto voto di vita quaresimale perpetua, ovvero il non nutrirsi per tutta la vita della carne e dei suoi derivati, come segno di continua conversione all’amore di Dio, proposto anche ai laici, anche se lasciato alla loro libera scelta. Lo stemma dell’Ordine è Charitas, Amore, come segno del più grande amore che il Fondatore ha saputo esprimere verso Dio attraverso una vita penitenziale più rigorosa rispetto ad altri ordini religiosi, e dell’amore che ha saputo esprimere verso il prossimo, soprattutto i più piccoli e poveri. Nei 25 anni che restò in Francia, Francesco rimase un uomo di Dio, un riformatore della vita della Chiesa, rivelandosi anche un abile diplomatico che avviò un periodo di rapporti favorevoli tra le nazioni europee del tempo. Morì nel suo convento di Plassi-lez-Tours il 2 aprile 1507; era Venerdì Santo e spirò mentre gli veniva letta la Passione secondo Giovanni: segno di una conformazione a Cristo Crocifisso che lo ha animato per tutta la vita, fino all’ultimo istante. Nonostante la sua vasta influenza nella Chiesa e società del XV secolo, Francesco di Paola è una figura ai più sconosciuta. Certamente il Santo calabrese non è stato uno di quei grandi che riassumono tutto un periodo storico. È giusto però riconoscere che fu un uomo straordinario che, attraverso la propria spiritualità, seppe rispondere ai bisogni morali del suo tempo. L’oblio di questo santo dipende da tanti fattori, come la soppressione degli ordini religiosi decretata da Napoleone il 25 aprile 1800, che decimò in modo impressionante l’Ordine dei Minimi, i cui conventi erano fiorenti in tutta l’Europa, cancellando così in molti luoghi la memoria di san Francesco di Paola. Ad accantonare Francesco nell’angolo della sola devozione popolare ha contribuito anche una letteratura sul Santo incentrata soprattutto sui miracoli, offuscando così l’impegno da lui dato alla vita sociale, politica e religiosa del suo tempo. In occasione dei 6oo anni della nascita di questo ultimo grande eremita dell’Occidente, riscopriamo la figura di questo san Francesco, quello di Paola, spesso confuso con l’altro san Francesco, il più universale “poverello d’Assisi”, cogliendo anche tutta la modernità della sua figura. L’attualità di San Francesco di Paola sta innanzitutto nella sua opera di riforma della Chiesa in quel delicato momento di passaggio tra la fine del Medioevo e gli inizi dell’epoca Moderna. Infatti Francesco diede il suo contributo per il rinnovamento del volto della Chiesa. La sua presenza di santità e il suo Ordine dei Minimi, attirò tutte le più grandi anime che si impegnarono concretamente nella riforma ecclesiale. Amico e devoto di Francesco di Paola era Jean Standonck, maestro di Erasmo da Rotterdam, rettore del collegio parigino di Montaigu che ospitava giovani aspiranti al sacerdozio e che al concilio di Trento fu modello di ispirazione per la creazione dei seminari; fu tale la sua ammirazione per l’Eremita calabrese che nella Regola per il rinnovamento del collegio inserì princìpi ispirati all’Ordine dei Minimi. Minimo era monsignor Gaspare del Fosso, arcivescovo di Reggio Calabria e teologo che, su insistenza del suo amico San Carlo Borromeo, tenne il discorso di riapertura del Concilio di Tento nel 1561. Diversi importanti santi, che poi attuarono il concilio di Trento, si rifecero alla spiritualità dell’Eremita calabrese. Terziari Minimi erano san Giovanni di Dio, fondatore dell’Ordine ospedaliero Fatebenefratelli; san Francesco di Sales; san Vincenzo de’ Paoli e il venerabile Jean-Jacques Olier, fondatore dei Sulpiziani. Il movimento di rinnovamento spirituale operato da San Francesco di Paola è esemplare ancora per noi oggi, in questo frangente storico dove tutta la carica riformatrice del Concilio Ecumenico Vaticano II fatica a trovare una corretta interpretazione ed una vera applicazione rinnovatrice della vita cristiana nel mondo contemporaneo, per essere una riforma nella continuità della grande Tradizione spirituale della Chiesa; anzi, prendendo un elemento della Tradizione andato dimenticato e trascurato, la pratica ascetica dell’alimentazione quaresimale, l’Eremita calabrese ne ha fatto la chiave di volta di una spiritualità penitenziale che richiama i grandi Padri del Deserto, aperta, però, alle nuove esigenze della carità sociale tipica dei tempi moderni; una riforma condotta senza nessuna rottura con il grande corpo della Chiesa, sempre in obbedienza al Papa, cercando di rinnovare le persone e gli ambienti, ecclesiali o civili che siano, con cui l’Eremita entrava in contatto, in un ambito che anticipa la riforma cattolica e il Concilio di Trento. San Francesco di Paola è ancora attuale, inoltre, per essere il primo iniziatore di quella che oggi chiamiamo “dottrina sociale della Chiesa Cattolica”. Nella Presentazione del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, è riportata come data di pubblicazione dello stesso volume la data del «2 aprile 2004, Memoria di San Francesco di Paola». Non è casuale, poiché l’allora Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, il cardinale Renato Raffaele Martino, non ha mai nascosto la sua devozione e ammirazione per la spiritualità dell’eremita paolano. Nel corso dell’omelia per la presa di possesso della Chiesa di San Francesco di Paola ai Monti in Roma, di cui è ancora oggi titolare, il 25 gennaio 2004, il cardinale Martino aveva ricordato la frase: «Guai a chi governa e mal governa; guai a chi è chiesto di fare giustizia e loro fanno il contrario», che il santo calabrese scrisse nel febbraio del 1447 all’amico Simone Alimena in difesa della gente di Paola, colpita dagli esattori del fisco del Re di Napoli, Ferrante di Aragona. Allora, il cardinale Martino concluse l’omelia su San Francesco di Paola ribadendo la sua «spiritualità penitenziale e quaresimale per ritrovare Dio e, in Dio, ritrovare noi stessi: una spiritualità che porta a stabilire una giusta distanza dai beni materiali e a considerarci pellegrini in un mondo che non ci appartiene ma che ci è stato dato solo in uso». Il cardinale Martino pose sotto la protezione del Santo calabrese il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, perché intravide nel Paolano l’iniziatore, agli albori dell’epoca moderna, dell’apostolato e della dottrina della Chiesa in campo sociale. Infatti fu rilevante l’impegno politico e sociale di questo eremita che, dal silenzio dei suoi romitaggi, ha alimentato di carità un’Europa sempre più segnata da lotte dettate dalla sete di accrescere il proprio prestigio personale e nazionale. In mezzo al buio di queste discordie, Francesco di Paola fu luce di pace e di carità. L’impegno per il bene comune di San Francesco di Paola copre tutto lo spettro della vita sociale dell’uomo: difende la povera popolazione in balia del malgoverno dei potenti promuovendo la giustizia sociale; promuove la famiglia come luogo fondamentale di crescita della persona umana, mettendo pace nella vite familiari, aiutando spiritualmente le giovani madri nel momento delicato del parto, esortando a vivere il sacramento del matrimonio –cosa che lascia stupiti in un eremita del XV secolo-, come vera via alla santità; la sua influenza spirituale si intrecciò con le grandi conquiste geografiche e culturali del tempo: il primo evangelizzatore del Nuovo Mondo fu lo spagnolo padre Bernardo Boyl, dell’Ordine dei Minimi, che, ancora vivente Francesco, si imbarcò con Cristoforo Colombo nel suo secondo viaggio verso le nuove terre; davvero notevole fu la presenza diplomatica e politica di San Francesco di Paola nei grandi avvenimenti del tempo: scrive preoccupato a Re Ferrante di Napoli di lasciar perdere l’impegno nelle guerre d’Italia per sorvegliare le coste del sud Italia minacciate dal’invasione Turca; nel periodo francese unisce la Bretagna al resto della Francia, risolvendo così una questione ancora aperta dalla storica guerra dei Cent’anni; riconcilia il regno di Napoli con la Santa Sede; cerca di fermare la discesa in Italia di Carlo VIII; mette pace tra Francia e Spagna. Un’ulteriore tratto di attualità di questo Santo è dato dal fatto che con l’impegno diplomatico europeo di San Francesco di Paola inizia a farsi strada un modello di Europa non soltanto come fatto geografico di nazioni in conflitto tra loro, ma anche come idea politica con, accanto ai singoli sovrani del continente, l’autorità spirituale e morale del papa a rappresentare un momento unitario a garanzia di pace e unità. Dal 1732 una grande statua di San Francesco di Paola, per mano dello scultore Gian Battista Maini, giganteggia nella navata centrale della Basilica di San Pietro in Vaticano, oltretutto in un posto d’onore: di fronte all’antica statua bronzea di San Pietro di Arnolfo da Cambio. L’eremita si trova nel principale tempio della Chiesa Cattolica assieme ad altri santi –San Filippo Neri, Sant’Ignazio di Loyola, San Giovanni di Dio, San Gaetano Thiene-, fondatori, assieme al Paolano, di ordini o congregazioni religiose immediatamente prima o subito dopo il Concilio di Trento e sono perciò chiamati i Santi della Riforma Cattolica, perché, con la loro spiritualità hanno contribuito al rinnovamento del volto della Chiesa. San Francesco di Paola è stato inscritto tra questi grandi fondatori, a ricordo perenne dell’apporto e dell’attualità della spiritualità quaresimale del santo calabrese per una vera crescita della Chiesa e della famiglia umana verso una piena Civiltà dell’Amore.

© http://www.lacrocequotidiano.it/ - 14 maggio 2016

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