Davanti ai doni di Dio, ordinari e non ordinari, come a Lui piace, si può "sentire" il desiderio di condividerli.
È normale e a volte fa parte della santa semplicità dei figli.
Tuttavia alcuni "doni", per così dire, sono talmente fuori dall'ordinario che, il solo svelarli, ci rende non solo ingrati verso il dono e il Donatore ma ci rende in certo qual modo ladri.
Se ben ci si conosce.
E non bastano di certo le buone intenzioni.
Davanti a certi doni è sempre valido il criterio del Pudore e della Temperanza.
L'unica cosa che può veicolare tale condivisione, e renderla retta ed onesta, è l'obbedienza.
È noto come Francesco non rivelò ad alcuno ciò che gli disse il Serafino quando ricevette le Stimmate sul Monte della Verna e che svelò le medesime "ferite" (chiodi di carne ritorti) sempre controvoglia, per amore ed obbedienza.
Sempre, il Minore, celò, il più possibile, la Ferita al Costato per il suo alto significato che tale ferita aveva per Cristo, la Chiesa e per Francesco stesso.
Perché, come dice il Libro di Tobia, non è mai bene "svelare il segreto del Re" (Tb. 12,7).
Diamo a Dio, che è il donante, il ritmo di svelare, nei modi e nei tempi che a Lui sono graditi, ciò che va riservato per pudore.
Questo è gradito a Dio perché ricorda, a noi, che è Lui che amministra ogni dono.
Il silenzio di Maria davanti a Giuseppe, per il concepimento straordinario, ci sia ritmo, misura e catecumenato.
PiEffe