Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
cristoallacolonna minidi INOS BIFFI

La pietà ecclesiastica popolare assegna in modo particolare il mese di luglio alla memoria e al culto del sangue di Gesù. Vi dedichiamo alcuni p ensieri. Sia l’antica sia la nuova alleanza vennero sancite nel sangue: la prima alleanza nel sangue «di tori e di capri » (Ebrei, 10, 4), ripetutamente offerto perché inidoneo a eliminare i peccati; la seconda «una volta per tutte» (Ebrei, 9, 28: 10, 10) con l’effusione del sangue di Cristo, mediatore della nuova alleanza, capace di cancellare i peccati di tutto il mondo e di santificarlo in modo definitivo. Ogni tempo e ogni età hanno bisogno di quel sangue, a cui soltanto si può attingere la salvezza.
E, infatti, perché i discepoli potessero fruire di quel sangue, Gesù lo lasciò loro nell’Eucaristia, che ne è il memoriale vivo, ossia il sacramento, che non ripete l’effusione, ma la ripresenta inesausta in tutta la sua verità ed efficacia. «Bevetene tutti — disse Gesù nell’ultima cena, alla vigilia del suo sacrificio cruento sulla croce — p erché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per la moltitudine» (Matteo, 26, 27-28). L’evangelista Luca osserva che il Signore «entrato in agonia, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono in terra» (22, 44). Non dobbiamo però soffermarci al sangue nella sua entità materiale, che in sé non avrebbe valore. Gesù lo effuse per significare il suo amore estremo, ossia come simbolo della sua carità assoluta per il Padre e come segno della sua fraternità per gli uomini: «Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, patì e fu sepolto». Il principio della morte di Gesù è stato il suo amore. È questo amore che genera la salvezza. Al riguardo potremmo osservare che è assolutamente fuori luogo fare l’elogio o l’apologia del dolore. Esso è non è un bene, ma un male, ed è opera preziosa di misericordia lenire la sofferenza, sia fisica sia spirituale. E per i beati che staranno davanti al trono di Dio è promesso che «Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi» (Apocalisse, 7, 17). Quanto ai discepoli di Gesù, sono quaggiù inviati a guarire i malati (Matteo , 10, 8), mentre la storia della Chiesa è tutta una storia di iniziative e persino di ordini e famiglie religiose vòlti a sollevare gli infermi, nei quali Gesù afferma di essere personalmente presente: «Ero infermo e mi avete visitato » (Matteo , 25, 36). Tommaso d’Aquino non ha mancato di dedicare la sua pia e acuta riflessione al sangue di Cristo. Nel Pange lingua, in cui fonde mirabilmente poesia e teologia, fa volgersi a lui con questi fervidi accenti: «O pio pellicano, Gesù Signore, / nella immondezza mondami con tuo sangue, / di cui anche una sola goccia potrebbe redimere / il mondo intero da ogni crimine». Anche una sola goccia del sangue di Cristo sarebbe bastata per salvare l’universo, proprio perché alla radice di quella goccia solitaria ci sarebbe stato l’amore infinito e divino di Gesù. Era del tutto aberrante la teoria di quanti ritenevano che Gesù aveva soddisfatto e quindi pagato col suo sangue i diritti vantati dal demonio sul peccatore. Diciamo nell’Anima Christi: «Corpo di Cristo salvami / sangue di Cristo inebriami». Il motivo del sangue di Cristo ricorre spesso in sant’Ambrogio, che vi dedica diverse considerazioni, accompagnate dagli accenti commossi della sua appassionata partecipazione: «Io non mi glorierò — egli scrive — p erché sono stato di vantaggio, o perché qualcuno mi ha avvantaggiato, ma perché è stato effuso per me il sangue di Cristo» (De Iacob 1, 6, 21); «Il sangue di Cristo è il prezzo pagato per tutti» (Exp. Ps. 48, 15, 3); «Col prezzo del sangue il mondo è comprato da Cristo» (Exp. ev. Luc. x); «Col sangue di Cristo è stata comprata la Chiesa» (De Abr. II, 11, 79). Per tornare all’Angelico, ecco quanto ancora con rara finezza scrive: «Legge nuova prese inizio dalla manifestazione della carità di Dio, dal momento che l’alleanza nuova venne sancita nell’effusione del sangue di Cristo, che fu il segno di una carità perfettissima» (In 3 Sent. d. 40, q. 1, a. 1, ql 2, c); essa «ha la sua radice principale non nel timore ma nell’amore».

© Osservatore Romano - 29 luglio 2016