In attesa dell’arrivo di Papa Francesco sabato 25 agosto, è la sua esortazione apostolica Amoris laetitia a fare da guida ai partecipanti all’Incontro mondiale delle famiglie (Ifm) in corso a Dublino. Sui nove capitoli del testo papale, infatti, è scandito il lavoro dei tre giorni di congresso pastorale che, dal 22 al 24, stanno vivendo i 37.000 partecipanti provenienti da 116 paesi. Testo alla mano, in decine di incontri, tavole rotonde e conferenze quotidiane, le famiglie si mettono a confronto con le tre virtù teologali, fede, speranza e carità. Ma, ha spiegato nel suo intervento Linda Ghisoni, sottosegretario del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, «non in maniera astratta, non come trattato teologico, bensì riferendoci alla vita concreta che noi famiglie viviamo nel quotidiano, laddove abitiamo, nel contesto vero e proprio in cui siamo calati». Dialogo, confronto, testimonianze, con quella parresìa che il Pontefice non si stanca mai di raccomandare. Oltre i contenuti, così, emerge uno stile, un modo di essere Chiesa, come ha spiegato ancora Ghisoni ai partecipanti al gruppo da lei coordinato, che ha discusso del brano della lettera ai Corinti in cui san Paolo ricorda che delle virtù la «più grande di tutte è la carità». Le famiglie vivono ogni giorno mille difficoltà, ha detto, e certo «non tutto magicamente si trasformerà dopo Dublino 2018, non saremo esenti dalle sfide e dai problemi quotidiani»; ma «se avremo vissuto un’esperienza di Chiesa, di comunione, senza pregiudizi, in cui ciascuno arricchisce l’a l t ro con la propria testimonianza di vita, allora potremo portare a casa un metodo ecclesiale basato sul vivere la comunione, la condivisione, oltre ad alcuni strumenti per essere fedeli alla nostra vocazione ed essere davvero felici». Ad aprire i lavori, mercoledì mattina, è stato il cardinale Christopher Schönborn, che ha guidato il gruppo di confronto dedicato alla celebrazione della famiglia nella tradizione giudeocristiana. È stata un’o ccasione per ribadire il tema dell’indissolubilità del matrimonio fondata sulla relazione personale con Dio e quello della tutela dell’interesse dei bambini. Idealmente ogni momento della giornata di una famiglia viene scandagliato, cercando, nelle esperienze personali e nelle riflessioni dell’ Amoris laetitia , le risposte ai dubbi, i suggerimenti per superare difficoltà, le indicazioni per una vita più piena e consapevole. Si va dal ruolo genitoriale alla preghiera nelle mura domestiche, dall’impegno nella società e nel posto di lavoro a quello nelle comunità parrocchiali, dall’importanza di trovare contromisure alla cultura dello spreco all’affascinante ma a volte anche pericoloso confronto con il mondo digitale. E ancora: il dialogo tra genitori e figli, la vita sacramentale (a cominciare dal significato e dall’importanza della celebrazione del matrimonio in chiesa), la sessualità, la salute e la malattia, il dono dei figli, il fondamentale ruolo dei nonni. Non manca il dibattito su come debbano rapportarsi le famiglie cristiane nei confronti di grandi problemi che affliggono il pianeta: dai fenomeni migratori, con le sofferenze di profughi e rifugiati, al criminale traffico di esseri umani, dalla crisi economica alla dignità da salvaguardare nel mondo del lavoro. Fino al grande tema della tutela ambientale e della cura della nostra casa comune. Su tutto, ha ricordato Ghisoni, è possibile declinare i puntuali suggerimenti dell’inno alla carità di san Paolo: che «non è una ricetta per persone perfette» ma, come spiegato nel quarto capitolo dell’ Amoris laetitia con suggerimenti molto concreti, un vero e proprio «progetto di amore» che, a partire dall’amore di Dio per ognuno di noi, non prevede chiusure o individualismi: «Noi siamo, come famiglia, solo se amiamo, se ci amiamo e se doniamo questo amore, che in tal modo si moltiplica e genera vita».
© Osservatore Romano - 24 agosto 2018
AMORIS LAETITIA
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