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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
papa-abbaraccio-4di LUCETTA SCARAFFIA

Chi non ha mai capito la portata innovativa della figura e del ponti-ficato di Joseph Ratzinger, e ha continuato a vederlo e a interpretare le sue parole e le sue azioni come prova di conservatorismo e rifiuto del nuovo, è stato smentito clamorosamente dalle sue improv-vise e impreviste dimissioni, una innovazione assoluta. Oltre che uno straordinario gesto di umiltà e di amore per la Chiesa.
Perché Joseph Ratzinger è stato per molti versi nuovo: non c’è mai stato, al-meno negli ultimi secoli, un Papa che fosse anche un grande intellet-tuale, capace di offrire interpreta-zioni nuove del momento storico che la Chiesa attraversava e pro-porre coraggiose vie di intervento per i cattolici. Il suo pontificato infatti è stato caratterizzato innanzi tutto da un grande e profondo lavoro intellet-tuale di comprensione del presente e di ricerca di nuove vie per rende-re attuale il messaggio evangelico: non solo, infatti, i suoi tre libri de-dicati a Gesù costituiscono una sintesi fra fede e ragione che per-mette un incontro con Gesù coe-rente e accettabile alla cultura del presente, ma molti dei suoi discorsi e delle sue catechesi gettano una luce nuova sulla situazione attuale densa di significati e ricca di proposte di intervento. Senza capire davvero cosa agita il mondo contemporaneo è difficile muoversi in qualsiasi direzione: è questo in sostanza il motivo della sua continua denuncia delle varie forme di relativismo, dell’app ello ad accompagnare sempre la fede con la ragione per non venire can-cellati dalla tendenza scientista in atto. Una costante volontà di capire che non ha escluso sorprese, come quando, davanti al Parlamento te-desco, ha elogiato le opinioni e le azioni di molti non credenti, che su certi temi sentiva più in sintonia di quelle dei cattolici. A cominciare dalla scelta del no-me, Benedetto, non si è stancato di segnalare come priorità la nuova evangelizzazione dell’Europa, di un continente che sta dimenticando le sue radici cristiane. La necessità di avviare un nuovo processo di evan-gelizzazione è stata infatti conside-rata da Ratzinger la priorità del suo pontificato, insieme con la pu-rificazione della Chiesa, condizione più che mai indispensabile per ri-dare credibilità al messaggio cri-stiano. E proprio il tema della purifica-zione — da lui enunciato come pro-gramma già prima di essere eletto — ha costituito il macigno che ha reso così pesante la sua azione di pontefice. Benedetto XVIha dovuto pagare gli errori di altri portando sulle sue spalle il peso dello scan-dalo della pedofilia, da lui affron-tato sempre con coraggio e verità già da Prefetto della Congregazio-ne della Fede. Con il medesimo co-raggio e ansia di verità ha conti-nuato a denunciare, nei discorsi al-la Curia, i velenosi effetti delle lot-te intestine per il potere e il dena-ro. Questo è stato senza dubbio il tema più spinoso e insidioso che ha dovuto affrontare: e proprio questo tema lascia come esigente eredità al suo successore. Con il suo stile mite e dolce, sce-vro da ogni carisma superficial-mente inteso, ha saputo parlare alle folle e scaldare i cuori, rinnovando la fede e l’entusiasmo di giovani e donne, anziani e sacerdoti. Con uno stile personalissimo, che è sta-to apprezzato e riconosciuto da tutti. Non c’è dubbio però che il si-gnificato più forte del suo pontifi-cato sta proprio in quest’ultimo ge-sto, una decisione che rivela fino in fondo la sua straordinaria statura spirituale. E, soprattutto, la sua fi-ducia in Dio, nelle cui mani ha ri-messo il destino della Chiesa. La sua fiducia che lo Spirito Santo sa-prà farsi sentire — come è stato fi-nora nei conclavi dell’ultimo secolo — spiazzando cordate e alleanze, e portando i cardinali a scegliere sempre il migliore, l’uomo adatto a quel momento storico. Così, anche se l’inaspettata decisione di Bene-detto XVIsembra lasciare i cattolici che molto lo amano nella tristezza e un po’ anche nell’abbandono, si può guardare insieme a lui con speranza e fiducia a ciò che Dio ri-serva nel futuro della Chiesa.

© Osservatore Romano - 13 febbraio 2013