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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
Eucarestia Mio Dio mio TuttoMeménto, Dómine, famulórum, famularúmque tuárum N… et N… (iúngit manus, órat aliquántulum pro quibus orare inténdit: deínde mánibus exténsis proséquitur)
et ómnium circumstántium, quorum tibi fides cógnita est, et nota devótio, pro quibus tibi offérimus – vel qui tibi ófferunt – hoc sacrifícium láudis, pro se, suísque ómnibus: pro redemptióne animárum suárum, pro spe salútis, et incolumitátis suae: tibíque reddunt vota sua aetérno Deo, vivo et vero.

Ricordati, Signore, dei tuoi servi e delle tue serve N… e N… (congiunge le mani e prega un istante per coloro per cui intende pregare: quindi apre le braccia e prosegue) e di tutti quelli che sono qui, dei quali tu conosci la fede e ti è nota la devozione, per i quali ti offriamo – anzi, essi stessi te lo offrono – questo sacrificio di lode, per loro e per tutti i loro [parenti e cari]: per la redenzione delle loro anime, per la speranza della loro salvezza e della loro incolumità – a te, eterno Dio vivo e vero, sciolgono il loro desiderio.
(Dal Canone Romano, Preghiera Eucaristica I)



I gesti nella liturgia, lontano da un mero estetismo o rubricismo, indicano simbolicamente (cioè su ciò che un simbolo è e a cui riconduce) ad un'azione inclusa nella "paternità" nel triplice significato che altrove ho scritto.

Significato di officio, di ontologia e di bellezza.
In tal senso i gesti richiamano il momento creativo del Genesi, soprattutto quando Dio, compiacendosi di quanto creato, perché rispondeva a qualcosa a cui non manca nulla, appunto molto buono, gioisce ed ama. Ama e gioisce. In tal senso, ad esempio, va intesa la proclamazione del Gloria (ne ho parlato qui Non ci indurre in tentazione: quale significato e traduzione?).
E tanto più va intesa in tal senso la Redenzione, specie quando essa comporta che un figlio o una figlia, che era perduto, viene ritrovato e che dunque da morte e da sé ingolfato passa alla vita.

Congiungere le mani, nella prece Eucaristica significa che ove non vi sia "concorso di popolo" è comunque azione di Cristo Capo e della Chiesa con "concorso di popolo", Come ricorda al n° 33 la Mysterium Fidei: ".. anche se privatamente celebrata da un sacerdote, non è tuttavia cosa privata, ma azione di Cristo e della Chiesa, la quale nel sacrificio che offre, ha imparato ad offrire sé medesima come sacrificio universale, applicando per la salute del mondo intero l'unica e infinita virtù redentrice del sacrificio della Croce." E nel n° 34 si ricorda il senso della Devozione (nel nostro caso il gesto simbolico dell'unire le mani). "..celebrino la Messa ogni giorno degnamente e con devozione, perché essi stessi e gli altri fedeli cristiani usufruiscano dell'applicazione dei copiosi frutti provenienti dal sacrificio della Croce. In tal modo contribuiranno molto anche alla salvezza del genere umano."

Ecco perché la cura dei gesti (e non l'idolatria dei medesimi) significa, tra l'altro, rispettare correttamente la Sacrosanctum Concilium e lo Spirito che l'ha voluta. La regia liturgica e non l'approssimazione, specie all'ultimo minuto, è funzionale a questo rispetto e a questa custodia di ciò che viene donato dall'Opera di Dio, Ergon tou Theou, che precede ogni nostra Liturgia, cioè ogni nostra Sacra Azione di rendimento di grazie. È l'opera di Dio che significa la Sacra Liturgia.

Ed ecco perché il catecumenato liturgico-esistenziale (risonanza autentica del luogo teologico e quindi del luogo mistico-misterico) è la priorità nella ricostruzione della Chiesa, semper reformanda, in ogni tempo. I santi questo lo hanno compreso prima di tutti, in ogni tempo.

E tale modalità, benché risplenda eminentemente nel Sacerdote essa è presente anche nella dimensione sacerdotale della preghiera personale, che non è mai preghiera solitaria ma sempre orazione ecclesiale ed orazione ecclesiale per il mondo. Certamente ha carattere universale ma anche locale, imemdiato. Verso i volti che ci sono affidati. Dio che ha fiducia nella nostra capacità di Bene ci affida i Volti non in base alle simpatie ma proprio in base al vissuto, duro ed aspro che sia, talvolta, perché siamo responsabili di ogni Persona.

Così ogni prece, così ogni gesto, così ogni anelito, così ogni lode e gaudio, così ogni lacrima, così ogni digiuno e così ogni via penitenziale, così ogni gesto di amore, così ogni solitudine ed impotenza. Anzi il nascondimento, talvolta, ne autentica la dimensione universale, cattolica, umana.

Sull'appartenenza in Cristo, e in quel Corpo e quel Sangue, offerto e dato, innalzato, si gioca la vita di Orazione e Devozione (come direbbe il poverello di Assisi) di questi giorni.

In quell'Amen fragoroso (S. Girolamo, in Gal 2, r; PL 26, 355c), come un fiume di grandi acque, trema di gaudio (e si compie) la Chiesa.

PiEffe

Qui due spunti:

Giovanni Marcotullio
Nessun prete “celebra da solo”: ognuno “ri-capitola” la comunità


e Padre Pietro Messa, ofm
Messa senza popolo secondo Paolo VI