di Maurizio GronchiPontificia Università Urbaniana
All'interno del complesso evento storico del modernismo, la figura di Giuseppe Toniolo si distinse per la sincera e ragionata posizione di un intellettuale credente che fu in grado di sostenere le proprie idee con chiarezza e coraggio, lungi da interessi personali e da pregiudizi ideologici. Dal momento che non si tratta qui di celebrarne la santità, riconosciutagli dalla Chiesa, ma di evidenziarne alcuni tratti storici, pare sufficiente rendere ragione del suo stile di uomo di cultura e di fede, che non è classificabile entro schemi precostituiti.
In breve, il profilo di Toniolo, si caratterizza per quella sua apparente paradossalità che coniuga obbedienza e libertà, sia nei confronti delle controverse questioni del suo tempo che della Chiesa cui appartenne. Nel cattolicesimo d'inizio del ventesimo secolo vi era senza dubbio una legittima e prepotente esigenza di libertà e di rinnovamento: Toniolo vi contribuì alla sua maniera, attraverso la difficile forma dell'obbedienza. Per Toniolo, dunque, si trattava di sostenere la Chiesa, in obbedienza alla sua dottrina, offrendo una via di salvezza alla società contemporanea, sia con la difesa e la proposta di persone che con il contributo di idee. Dalla corrispondenza riservata con Pio X e con il cardinale Pietro Maffi, arcivescovo di Pisa, emerge il profilo di un uomo influente per lo stile, sinceramente stimato, operativo e concreto, lontano da ambiguità clericali e da vantaggi personali.
Non mancarono segnalazioni d'intellettuali conosciuti personalmente da Toniolo, come il gruppo di professori dell'Associazione italiana di liberi credenti, responsabile della rivista mensile "La Riforma italiana". A loro riguardo, scriveva a Pio X il 19 luglio 1914: "Essi obbediscono tutti a quella legge di logica fatalità per cui chiunque pretende di mantenersi in qualche senso religioso, pur distaccandosi dalla Chiesa, ricade verso una "religione senza dogmi", che poi si risolve in un soggettivismo neo-kantiano o nel panteismo hegeliano". La sua preoccupazione si rivolgeva direttamente verso alcuni docenti dell'università di Pisa, dove egli stesso insegnava, al punto da esclamare: "O povera nostra gioventù, la quale si trova ben peggio insidiata da questi pseudo-spiritualisti che dallo sfacciato materialismo di Molescott o di Heckel o di Spencer!".
Tale posizione di Toniolo, in effetti, era già chiara e pubblica fin dalla promulgazione dell'enciclica Pascendi Dominici gregis, alla quale aveva aderito in modo convinto, ritenendo altresì di non doversi limitare alla condanna degli errori, quanto d'indicare nuove vie da percorrere. Era quanto sosteneva, ad esempio, circa l'importanza delle unioni professionali di cattolici: "Conviene correggere eventuali traviamenti in proposito, ma guai arrestare un movimento organico di classi autonome e cristiano-cattoliche nel centro della odierna società (…) soffocata in alto da un panteismo di stato assorbente, sfruttato dai socialisti riformisti, e in basso stritolata sotto gli assalti delle moltitudini a servizio del sindacalismo rivoluzionario, l'uno e l'altro del pari nemici giurati di Dio e della sua Chiesa". Dunque, in sintesi: correzione sì, ma non generalizzata; riforma sì, ma senza rotture.
Per Toniolo, dunque, vi era una possibilità di adattamento del pensiero cristiano tradizionale alle nuove sfide odierne, mentre la filosofia moderna s'avventurava sul crinale di una nuova forma di positivismo psicologico, da cui derivavano "tre deduzioni disastrose": "un sistema soggettivistico che prende le mosse dal dubbio o dalla sfiducia intorno alla facoltà dell'intelletto di cogliere con certezza il vero", per cui tutto è relativo; un "misticismo panteistico" che concorre a sminuire la libera volontà umana, e la tendenza "a falsare il concetto di progresso sociale-civile identificandolo con quello di evoluzione" trascurando il carattere discontinuo del progresso umano rispetto al determinismo delle leggi biologico-evolutive. Il problema di fondo consisteva nella diversa comprensione della libertà umana e del suo sviluppo storico-sociale.
(©L'Osservatore Romano 12-13 agosto 2013)