di RICCARDO BURIGANA Il futuro dell’ecumenismo è stato il tema che ha fatto da sfondo all’in-contro annuale della Scottish Frien-ds of Ecumenism (Sfoe), tenutosi a Perth, capoluogo del distretto di Perth and Kinross, dal 16 al 17 feb-braio. Sfoe è un’associazione inter-confessionale sorta allo scopo di ri-definire e rilanciare l’opera di coloro che in Scozia, sotto varie forme, era-no già fortemente impegnati nella costruzione dell’unità dei cristiani. Dal 2006 a oggi, la Sfoe ha svolto un’azione diretta nelle singole comunità, in modo da favorire la riscoperta di quegli elementi in grado di rendere sempre più fruttuosa la missione e la testimonianza dei cri-stiani.
Questa azione si è realizzata an-che grazie a una serie di iniziative, come per esempio gli incontri setti-manali in tante comunità, che han-no lentamente posto l’attenzione sulla necessità di una riflessione teo-logica e di una pastorale ecumenica nel senso pieno del termine. Le ini-ziative hanno permesso il supera-mento di pregiudizi che avevano impedito non solo lo sviluppo di un cammino comune, ma soprattutto l’approfondimento della centralità della dimensione ecumenica nella vita delle comunità locali. Pertanto, proprio in considerazione del nuovo clima creatosi, negli ultimi anni si è aperto un ampio dibattito all’inter-no della Scottish Friend of Ecume-nism «per una rivalutazione degli scopi e degli obiettivi dell’asso cia-zione». In tale contesto si è giunti alla re-dazione di un documento, presenta-to durante l’assemblea dell’o rg a n i z -zazione, il 23 giugno 2012, nel quale viene sottolineata la necessità «di affrontare una visione ecumenica per il futuro e discutere della stessa struttura della Sfoe, poiché ci si de-ve interrogare se non sia necessario procedere alla creazione di un nuo-vo soggetto per la promozione dell’ecumenismo in Scozia». Nel documento emerge soprattutto l’af-fermazione che «l’ecumenismo im-pone una trasformazione della Chie-sa, dallo stato di frammentazione nella quale si trova attualmente alla piena unità per essere uno strumen-to che sia segno e anticipazione dell’unità e del rinnovamento dell’intera umanità». Con questo documento si chiede inoltre ai cristiani, non solo a quelli in Scozia, di rafforzare il cammino verso la piena unità con la quale rendere più efficace l’annuncio dell’evangelo. All’incontro svoltosi a Perth si è discusso di come passare dai princi-pi enunciati nel documento del giu-gno scorso a un’azione concreta. I partecipanti hanno così affrontato il tema del futuro dell’ecumenismo, a partire dalle proprie esperienze di dialogo nella Chiesa e nella società. Nel corso dei lavori è stato messo in evidenza quanto sia importante, proprio nella prospettiva del dialogo ecumenico, che ogni Chiesa e co-munità ecclesiale tenga conto delle altre comunità tutte le volte che de-cida di prendere una decisione in grado di mutare la propria vita. Al tempo stesso si è lamentato il fatto che spesso non si ha piena cono-scenza dei passi del dialogo bilate-rale, anche a livello nazionale, e questo costituisce un grave limite nella valutazione dello stato del-l’ecumenismo. Si è insistito, inoltre, sul fatto che si devono moltiplicare le occasioni di condivisione di progetti e di per-corsi formativi, che devono essere sempre più ecumenici nelle proget-tazione e nell’insegnamento; così come è stato chiesto di esplorare nuove strade, anche alla luce di quanto già viene fatto in alcune co-munità, per la definizione di forme di preghiera che siano condivise e aperte a tutti i cristiani. Una rifles-sione a parte è stata fatta per quan-to riguarda la spiritualità ecumeni-ca, anche perché essa chiama in causa la valorizzazione dei carismi di ciascuna comunità nella costru-zione dell’unità della Chiesa. Infine, la discussione è stata incentrata sul-la questione di come favorire un dialogo tra la Chiesa e la società. L’ultima giornata è stata dedicata all’identificazione delle priorità ecu-meniche per la Sfoe, riprendendo delle proposte che erano emerse nel-le tre sessioni tematiche. A tale ri-guardo si è insistito molto sul fatto che la Scottish Friends deve prose-guire e rafforzare il proprio cammi-no in sintonia con quanti già opera-no per il dialogo ecumenico in Sco-zia, così da mostrare la profonda sintonia che guida i cristiani nella ricerca delle forme con cui vivere la comunione ecclesiale. Per l’associazione, il futuro dell’ecumenismo risiede in una sem-pre maggiore condivisione di quan-to si è fatto e già si fa per l’unità della Chiesa, affidando alla scoperta dei carismi delle singole comunità la possibile definizione di nuove strade per una testimonianza ecumenica dell’evangelo.
© Osservatore Romano - 18 - 19 febbraio 2013