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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
di Raffaele Farina

Molto è stato scritto e trasmesso in questi ultimi tempi sui lavori di ristrutturazione edile e tecnica della Biblioteca Apostolica Vaticana (Bav) nei tre anni della chiusura agli studiosi. Il discorso è stato molto diversificato ma pur sempre concentrato attorno al tipo di intervento, alle modalità, alla tipologia e alle soluzioni tecniche adottate nella ristrutturazione, e anche alla tempistica degli interventi e alle evidenti novità di alcuni di essi. Sono emerse tuttavia dalla stampa e dalla televisione, nonché dalla corrispondenza tramite e-mail e web, alcune considerazioni che vanno al di là della materialità del fatto tecnico e gestionale. Sono state apprezzate le spiegazioni che io stesso ho ripetutamente fornito relativamente a un disegno generale di ristrutturazione, portato a compimento in un decennio circa; un disegno che si è andato precisando e affinando mano a mano che veniva realizzato. Questa dilatazione nel tempo era necessaria per consentire il reperimento delle risorse e per il fatto che non si voleva interrompere il servizio al pubblico internazionale degli studiosi fedeli alla nostra istituzione.

L'interruzione, pur se con notevole preavviso, è apparsa improvvisa, provocando in alcuni ambiti accademici, soprattutto universitari, rassegnazione preoccupata per l'incontrollabile (dall'esterno) durata dei lavori e reazioni e proteste per l'interruzione di un servizio ritenuto indispensabile e dovuto. Scorrendo le notizie apparse sui quotidiani, anche su "L'Osservatore Romano", dall'aprile al dicembre del 2007 si trova documentazione di questo disagio.
Il servizio di riproduzione (fotocopie, microfilm, digitalizzazioni, ektachrome) e la consulenza per corrispondenza, che hanno funzionato a pieno ritmo nei tre anni, ma soprattutto l'avveduta solerzia del prefetto monsignor Cesare Pasini hanno attenuato, e di molto, questo disagio. Mi riferisco particolarmente alla newsletter che periodicamente è stata inviata (e continuerà a esserlo) a un numero notevole di sottoscrittori da tutto il mondo.
Da questa situazione è apparso evidente un legame tra il nostro pubblico di studiosi e la Biblioteca Vaticana non facilmente definibile, data la molteplicità e la diversità delle persone, ma certamente importante, in molti casi abituale, affettivo, caratterizzato da un senso di appartenenza, del tutto naturale e degno di apprezzamento.
Questa testimonianza di adesione e solidarietà non ha lasciato indifferente la comunità della Biblioteca Vaticana. Lo staff della Biblioteca ha assimilato poco a poco e gustato quanto traspirava dalle notizie che circolavano, dalla stampa, dal sito in rete, dalla corrispondenza d'ufficio e da quella personale e amicale. Questi tre anni hanno contribuito notevolmente ad accelerare un processo in corso, quello di una maturazione verso una comune identità e appartenenza, talvolta anche una vera devozione, all'istituzione di cui tutti quanti siamo "dipendenti", la Biblioteca Apostolica Vaticana, di cui facciamo parte come membri di una famiglia, che apprezziamo e alla quale vogliamo bene.
Vale dunque la pena riflettere su alcune novità, che al di là degli edifici e delle mura, delle tecniche avanzate e della gestione rinnovata, ci toccano più profondamente e coinvolgono una cerchia di persone molto più vasta della nostra. I due aspetti sono inseparabili, come apparirà evidente da quanto intendo dire. La graduatoria stessa delle novità della ristrutturazione della Biblioteca Vaticana può esserne sconvolta.
Partiamo dalla gestione del personale. Nonostante le modifiche apportate nello Statuto e nel Regolamento della Biblioteca nel 1995, il prefetto rimane il punto di riferimento di qualsiasi decisione o di qualsiasi richiesta di approvazione:  il governo è nelle sue mani. La novità più importante, ma non l'unica, nel decennio trascorso è stata quella del coinvolgimento del personale nella gestione della Biblioteca, a vari livelli. I cambiamenti più evidenti si sono notati nella frequenza delle riunioni degli organismi statutari e nell'affidamento ai singoli membri del Consiglio della Biblioteca e del Collegio degli scriptores della responsabilità dell'uno o dell'altro degli uffici e servizi che costituiscono la spina dorsale della missione della Biblioteca, concretamente realizzata nei dipartimenti e nelle sezioni.
Si possono poi ricordare l'istituzione dell'orario continuato dell'apertura della Biblioteca:  per i dipendenti, dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle 14 ogni giorno, e due giorni alla settimana nel pomeriggio fino alle ore 18, per complessive 36 ore; per gli studiosi, dal lunedì al venerdì dalle ore 8.45 alle ore 17.30. A causa di tale orario la Biblioteca rimane chiusa il sabato. Inoltre sono stati costituiti nuovi uffici:  Protocollo, Archivio storico separato da quello corrente, Ufficio riproduzioni e copyright, mentre la gestione di alcuni servizi è autonoma:  Ufficio mostre, Centro elaborazione dati, Casa editrice.
Hanno contribuito notevolmente al funzionamento di quanto esisteva e all'assorbimento delle novità gli incontri periodici del prefetto con l'assemblea dei dipendenti. In tali incontri il prefetto, bonariamente, oltre a fornire le informazioni d'obbligo e gli avvisi, insisteva su quello che riteneva il contributo sostanziale del personale alla realizzazione della missione della Biblioteca Apostolica Vaticana:  ricordare che la nostra istituzione è una biblioteca e, come tale, deve osservare le norme di una biblioteca; e tuttavia, come biblioteca specializzata, oltre che osservare le norme deve "avere una marcia in più". Un altro punto su cui il prefetto insisteva era il senso della dignità del lavoro e il senso dell'onore nell'adempimento dei doveri a esso legati; la presa di coscienza del servizio diretto al Papa e alla Chiesa cattolica e della responsabilità di essere i custodi di un inestimabile patrimonio culturale dell'umanità.
Non posso fare a meno di citare un passo del rapporto da me inviato, il 26 agosto del 1997, al sostituto della Segreteria di Stato, a tre mesi della mia nomina a prefetto della Biblioteca:  "Si tratta - scrivevo - di un problema di mentalità, di educazione al "servizio":  da una parte chi, pur adempiendo i doveri/diritti di uno che lavora per guadagnarsi da vivere e mantenere la famiglia, fa dello stesso lavoro anche una missione culturale e religiosa; e dall'altra, la medesima persona sapendo di far parte di una grande famiglia, che supera il singolo settore, s'identifica prevalentemente con la Biblioteca e fa parte della famiglia del Papa, al quale presta un servizio diretto, orgoglioso di avere questo privilegio".
Negli ultimi anni, soprattutto nel periodo della chiusura, si poteva constatare che l'adeguamento dei servizi tecnici a standard superiori si accompagnava a una presa di coscienza da parte del personale del dovere di un adeguamento alla qualità e all'eccellenza che si richiedeva per le strutture.
Sempre a riguardo del personale va sottolineato l'aumento, anno per anno, a partire dal 1997, della presenza femminile nello staff della Biblioteca, anche a posti di responsabilità, fino ad arrivare al 40 per cento. È stato un inserimento graduale, ma efficace per la riqualificazione dell'ambiente di lavoro, un tocco di gentilezza, una sfida per un impegno superiore e di qualità.
Passiamo alla gestione economica. Superate, con l'aiuto della Segreteria di Stato, dell'Istituto per le Opere di Religione e dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, le precedenti difficoltà, la Biblioteca si è potuta riprendere gradualmente, soprattutto con un sussidio annuale proveniente dal Governatorato per la cessione ai Musei Vaticani del Salone Sistino e delle Gallerie della Biblioteca Vaticana. L'anno scorso abbiamo ottenuto la restituzione del Salone Sistino per farne una seconda sala di consultazione degli stampati e abbiamo rinnovato per altri dieci anni l'accordo riguardante le Gallerie della Biblioteca.
Sono stati dieci anni pesanti per due motivi. L'accordo siglato con la società californiana denominata "Cortile del Belvedere snc" ci ha lasciato in eredità contratti con altre due società, con le quali solo quest'anno siamo finalmente arrivati, con pesanti penalità, a un accordo e possiamo cominciare a respirare. L'altro motivo è che abbiamo dovuto fare sacrifici e risparmiare mettendo da parte il sussidio annuale del Governatorato e mettendo a frutto la somma che doveva servirci per i lavori triennali; senza tale previdenza non ci sarebbe stato consentito di realizzare il progetto.
Che cosa abbiamo imparato da queste vicende? È difficile dirlo. Certamente il convincimento della necessità di osservare le norme e le decisioni collegiali, di esercitare la prudenza, di tenere un basso profilo, nel senso di mirare all'efficacia e alla qualità ma in silenzio e senza fare pubblicità. D'altra parte un minimo di autonomia bisogna averlo e perciò, fin quando ci è concesso, siamo grati a quanti ci offrono in maniera del tutto gratuita aiuti e risorse che ce lo consentono. Né possiamo rinunciare a quella che Vittorio Sgarbi definisce "una seconda natura", cioè l'identità culturale italiana ("Panorama", 24 giugno 2010, p. 157), che è anche quella "vaticana".
Per quanto riguarda il rinnovamento del deposito dei manoscritti, va ricordato che la Biblioteca Vaticana è, come le altre biblioteche europee del secolo in cui è sorta, il xv, una biblioteca storico-umanistica e, come tale, un organismo che ha come missione istituzionale la ricerca e il progresso degli studi in un campo specifico. Tale missione si configura concretamente in una specializzazione, determinata da quella che è la sua ricchezza:  le grandi collezioni di manoscritti. Escludendo quelli di carattere archivistico, i volumi manoscritti raggiungono la cifra di circa 80.000. La scelta e l'accessione degli stampati sono funzionali allo studio dei manoscritti, secondo scelte operate già all'inizio del secolo scorso e perfezionate negli ultimi decenni. I manoscritti sono conservati in un deposito sotterraneo realizzato al di sotto del cortile della Biblioteca negli anni 1982-1983, e rinnovato del tutto nei recenti lavori del triennio 2007-2010. L'opera di conservazione, la messa a disposizione degli studiosi e la trasmissione integrale di questi tesori ai posteri costituiscono un impegno svolto sinora in maniera eccellente ed efficace, impegno attualmente affrontato, pur se con difficoltà, ricorrendo a studi e a tecniche avanzate, selezionando accuratamente i sistemi e le società che li forniscono.
Una delle novità della recente ristrutturazione del deposito è la separazione dei papiri dai manoscritti su pergamena e su carta o altro supporto. Per la conservazione dei papiri è stata approntata una piccola sala separata, con tutte le caratteristiche della sala più grande, ma garantendo un clima più secco, adatto ai materiali papiracei. Solo un'acquisizione del tutto eccezionale poteva indurci a tale realizzazione:  il Papiro Bodmer xiv-xv.
Il testo del Nuovo Testamento, anche materialmente inteso, partecipa, pur se strumentalmente, del mistero dell'incarnazione di Cristo. La Biblioteca Vaticana ha dato un contributo unico al mondo per la conservazione e trasmissione integrale di alcuni dei manoscritti più antichi e significativi della Sacra Scrittura, in modo particolare del Nuovo Testamento.
Il Vaticano greco 1209 o Codice b, o semplicemente Codice Vaticano, è stato per anni, per secoli, il punto di riferimento  per  indicare  e  quasi definire la  Biblioteca  Vaticana:   "La Biblioteca Vaticana  è quella del Codice b". D'ora in poi si dirà che "La Biblioteca Vaticana è quella del Papiro Bodmer xiv-xv".
Il 22 novembre del 2006 giunse in Biblioteca Vaticana il Papiro Bodmer xiv-xv. Furono presentati al Papa due fogli significativi il 22 gennaio del 2007 (il Prologo del Vangelo di Giovanni e il Padre Nostro del Vangelo di Luca), e in seguito l'intero papiro, in occasione della visita di Benedetto XVI alla Biblioteca Vaticana, il 25 giugno del medesimo anno.
Il Papiro Bodmer xiv-xv è arrivato a noi in 51 fogli (per un totale di 102 facciate) dei 72 originari, interi o frammentari, che contengono quasi tutto il Vangelo di Luca e oltre metà di quello di Giovanni. Il papiro è stato datato, sulla base di confronti con altri manoscritti, tra il 175 e il 225 dell'era cristiana. Il suo testo però - e qui sta la grande importanza di questo antichissimo manoscritto - è molto simile a quello attestato, in età costantiniana, dal Codice b, sopra ricordato.
Il Papiro Bodmer xiv-xv risulta dunque essere il manoscritto più prezioso attualmente posseduto dalla Biblioteca Apostolica Vaticana. Il giorno dopo il suo arrivo in Biblioteca, il 23 novembre del 2006, ho radunato tutti i dipendenti nella Sala Barberini e ho annunciato loro la grande notizia:  "Ricorderete questo giorno per tutta la vostra vita e potrete dire con orgoglio:  c'ero anch'io!". Secondo il desiderio del donatore Frank Hanna iii, la Sala dei Papiri, dove il codice è custodito, sarà intitolata alla Mater Verbi, come devoto omaggio alla Vergine Madre di Dio e in riferimento alla conclusione del Prologo del Vangelo di Giovanni, di cui il papiro costituisce la testimonianza più antica:  Et Verbum caro factum est et habitavit in nobis.

(©L'Osservatore Romano - 18 settembre 2010)