“La cultura odierna vuole fare credere a tutti, ma in particolare ai giovani, che non è possibile assumere impegni definitivi e che il ripetersi tutti i giorni e tutti gli anni delle stesse persone stufa ed è noioso”. Per questo “Il dramma più grave” di una certa cultura oggi dominante “è di far credere, con la violenza delle idee urlate e dei mali esempi, che la fedeltà nell'amarsi per sempre è impossibile e noiosa”. Così l'arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco che questo pomeriggio, nella cattedrale di San Lorenzo ha celebrato una Messa in occasione dell'iniziativa '50 anni insieme' organizzata dal Comune di Genova per le coppie che nel 2010 hanno festeggiato la ricorrenza dei 50 anni di matrimonio. “Ma se dal pensare comune si vuole bandire e demonizzare tutto quello che sa di fatica e di sacrificio - ha aggiunto il cardinale Bagnasco - allora eliminiamo tutti i valori che contano, come il dovere, il lavoro, la parola data, l'amicizia, le responsabilità” . Però ha aggiunto, la vita è proprio il contrario perché, alla base c'é il dono di sé agli altri e, prima di tutto, a coloro che scegliamo e decidiamo di amare per sempre”.
“Anche in questa situazione economica contingente che stiamo vivendo - ha affermato ancora il porporato - la famiglia si rivela, ancora una volta, come il principale punto di riferimento, di sicurezza e di garanzia, anche di tipo economico”. Infatti “dove la famiglia costituisce il punto fermo, anche le difficoltà economiche si vivono e si affrontano meno pesantemente perché ci sono maggiori sostegni e sicurezze”. E' anche per questo, che “di famiglia si sente sempre più bisogno” ha affermato ancora il cardinale. “Le nuove generazioni – ha poi affermato rivolgendosi ai numerosi fedeli presenti che hanno gremito la cattedrale - hanno il bisogno e desiderio di vedere, attraverso il vostro esempio e la vostra testimonianza, che è possibile e bello stare insieme nel vincolo matrimoniale e familiare per tutta la vita, nonostante i sacrifici, gli ostacoli e le prove”. L'invito che il porporato ha rivolto ai presenti è stato quello di “parlare con i giovani”.
“Si parla di cesura, di taglio e di incomunicabilità tra le generazioni – ha affermato ancora il cardinale – ma quando in una società ed in una cultura si crea questa difficoltà a parlarsi, la cultura finisce perché ci si taglia dalla propria storia”. “Voi – detto rivolgendosi ai presenti - siete i custodi della tradizione migliore della nostra storia: parlate con i giovani, non abbiate paura di parlare con loro perché, soprattutto gli adolescenti, hanno un grande bisogno di sicurezza e la sicurezza siete voi”.
© SIR - 16 novembre 2010