Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

"Non siamo certo usciti vittoriosi e trionfanti dalla svolta del 1989. Al contrario, la quotidianità in questa nuova libertà si dimostra faticosa, gravosa":  ma non per questo si deve lasciare il passo al pessimismo, alla paura della società secolarizzata o delle proprie debolezze. È un richiamo all'essenziale della fede che genera la missione quello che il cardinale Christoph Schönborn ha rivolto ai cattolici ungheresi in occasione della celebrazione dei mille anni della diocesi di Pécs, presieduta domenica 23 agosto come inviato speciale del Papa.


Un millennio che ha un significato speciale non solo per l'Ungheria ma per tutta l'Europa, come ha ricordato Benedetto XVI nella lettera di nomina del cardinale di Vienna. Proprio riprendendo il pensiero del Papa, Schönborn si è chiesto nell'omelia:  "Che ne è dell'Ungheria cristiana? Che ne è dell'Europa cristiana? Non si è allontanata già da tempo mille miglia dalle proprie radici cristiane? Oggi l'Ungheria, come tutta l'Europa, è vittima di una secolarizzazione postcomunista e postcapitalista che non considera più l'idea di un'Europa cristiana. E il cristianesimo è diventato, forse nel migliore di casi, un fenomeno marginale".
Ma fatta questa cruda analisi, il cardinale ha invitato a rimboccarsi le maniche:  "Credo che oggi il Signore desideri che noi, proprio in questa Europa secolarizzata, mostriamo qualcosa di importante. Siamo passati dal ventesimo al ventunesimo secolo indeboliti, mortificati, derisi, depauperati, assolutamente privi di gloria. Ma ora prepariamo qualcosa di nuovo". Una missione da promuovere dal basso, partendo dalla vita di ogni giorno. "Il popolo di Dio - ha affermato - deve essere umile, povero, quella "feccia" che Gesù ama particolarmente e che si aspetta tutto da Lui".
Secondo Schönborn, il segreto per fare missione è lasciarsi interpellare da Cristo "senza lamentarsi" per i problemi e "senza saccenteria". I cristiani devono chiedersi cosa hanno fatto del battesimo e ricordarsi che è sempre in loro come "fonte nascosta che alimenta l'umanità dei nostri paesi; fonte dalla quale sgorgano le forze dell'altruismo, della generosità, dello spirito di sacrificio". Una fonte che non si esaurisce, perché non si esauriscono mai le radici da cui hanno attinto i cristiani di mille anni fa, come anche "i numerosi martiri del ventesimo secolo, per restare fedeli a Cristo e alla Chiesa e per amare i loro nemici che li hanno perseguitati, torturati, uccisi". Dalla freschezza di questa fonte, di queste radici, nascono le famiglie cristiane, le vocazioni al sacerdozio, la capacità di perdono e la misericordia di cui ogni uomo ha bisogno. È stata questa riflessione il filo-conduttore delle celebrazioni per il millennio di Pécs, come indica anche il motto tratto dalla Lettera di san Paolo ai Romani:  "Se è santa la radice, lo saranno anche i rami".
Ripercorrendo la storia della diocesi ungherese, il cardinale ha ricordato "gli alti e i bassi, i tempi luminosi e le ore difficili", come i centoquarant'anni di dominio turco e il quasi mezzo secolo di regime comunista:  "Sempre soggiogata, quasi scomparsa, essa vive di nuovo oggi, libera, in un'Europa aperta". Fondata il 23 agosto dal re santo Stefano, la diocesi ha ricevuto la visita di Giovanni Paolo ii nel 1991.
Ai cattolici ungheresi l'inviato del Papa ha chiesto di "guardare Cristo" e di prendere sul serio l'evangelizzazione:  "Il mio invito è lo stesso di sempre nella Chiesa:  andate e non vi fermate! Non abbiate paura! Prendete il largo e gettate le reti anche se sembra inutile! La società secolarizzata oggi è piena di nostalgia e di ricerca di senso e di felicità! E le vostre debolezze sono il presupposto per un servizio umile, improntato all'amore di Cristo, verso coloro che non conoscono ancora o non conoscono più il Vangelo".
La celebrazione delle radici cristiane di Pécs è valsa anche da preparazione per il 2010, quando la città avrà il ruolo di capitale europea della cultura. La settimana di iniziative artistiche e spirituali che ha preceduto la messa di domenica ha infatti rivestito di una dimensione spirituale l'eredità culturale di Pécs, rimarcandone la matrice cristiana:  ritrovamenti archeologici confermano che il cristianesimo è arrivato in quei territori già con i romani.
Tantissime le persone che hanno partecipato alla celebrazione nel duomo. Per l'occasione accanto all'altare era stata posta la reliquia di santo Stefano, fondatore della diocesi. Nella liturgia sono stati usati diversi idiomi, tenuto conto delle minoranze linguistiche presenti nel territorio. Hanno concelebrato il cardinale primate Peter Erdo, l'arcivescovo Juliusz Janusz, nunzio apostolico, quasi tutti i vescovi ungheresi, a cominciare dal vescovo di Pécs, monsignor Mihály Mayer, e rappresentanti degli episcopati dei Paesi vicini. Numerose le autorità civili. Ad accompagnare il cardinale la missione pontificia composta dai sacerdoti Nyúl e Takács, docenti all'Istituto superiore vescovile di teologia a Pécs.

(©L'Osservatore Romano - 24-25 agosto 2009)