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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
04 Mani in preghiera miniMATERA, 28. «Non fu tutta la vita di Gesù una continua e umanissima liturgia fatta di parole e autentici gesti di sequela, vissuti nella semplicità quotidiana, tesi a rendere più umano, dunque anche più divino, l’uomo del suo e di tutti i tempi?».
Parte da questa domanda la sessantanovesima Settimana liturgica nazionale che si svolge a Matera, dal 27 al 30 agosto, attorno al tema «La liturgia risorsa di umanità “Per noi uomini e per la nostra salvezza”». In un momento storico dove regnano ritmi di vita e situazioni disumanizzanti, c’è il rischio di interpretare la liturgia e la propria esistenza come due elementi a sé stanti. Invece, spiega in un comunicato il Centro di azione liturgica (Cal), organizzatore dell’incontro, «la liturgia, azione divina, opus Dei, si dà in un’azione umana (per ritus et p re c e s )» e chiede di incarnarsi nel vissuto dei partecipanti, permettendo «il costituirsi stesso della fraternità e sororità ecclesiale nelle sue linee portanti», come scrive Giuseppe Ruggieri nel suo libro Chiesa sinodale. Attraverso gesti umani e parole umane, essa “a p re ” l’accesso al “m i s t e ro ” e spinge “in uscita” la Chiesa, abilitando i credenti a porre nel cuore del mondo rapporti autenticamente umani. Per far ritrovare alla liturgia questa sua specifica identità, con il concilio Vaticano II la Chiesa ha promosso una riforma che ha consegnato nelle mani dei fedeli libri liturgici rinnovati, accompagnandoli con l’avvertita esigenza di un’adeguata formazione. «Oggi — disse Papa Francesco un anno fa ai partecipanti alla Settimana liturgica nazionale — c’è ancora da lavorare in questa direzione, in particolare riscoprendo i motivi delle decisioni compiute con la riforma liturgica, superando letture infondate e superficiali, ricezioni parziali e prassi che la sfigurano». Della riforma «occorre conoscerne meglio le ragioni sottese», «interiorizzarne i principi ispiratori», «osservare la disciplina che la regola». In virtù di questo il Cal, insieme all'arcidiocesi di Matera-Irsina, ha accolto la consegna del Pontefice e invita ad approfondire la liturgia come “risorsa di umanità”, come «continuazione e attuazione nell’oggi del mistero dell’incarnazione, per alimentare nella Chiesa e nei singoli fedeli la santità vera». Il credente, infatti, nel passaggio dalla celebrazione alla vita «invera l’insegnamento conciliare che “chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, diventa anch’egli più uomo” ( Gaudium et spes , 41), e si lascia “a l l a rg a re l’anima con la forza dello Spirito”, per contribuire ad aprire sempre più vasti orizzonti di umanizzazione». I lavori sono cominciati ieri pomeriggio alla presenza del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, mentre domenica, in cattedrale, l’arcivescovo di Matera-Irsina, Antonio Giuseppe Caiazzo, ha guidato la concelebrazione eucaristica assieme al vescovo di Castellaneta, Claudio Maniago, presidente del Centro di azione liturgica. Tra i relatori figurano padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, padre Corrado Maggioni, sotto-segretario della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, padre Giulio Michelini, preside dell’Istituto teologico di Assisi, Goffredo Boselli e Raffaele Ogliari, monaci di Bose. «In sintonia con il convegno ecclesiale di Firenze e il magistero di Papa Francesco — afferma monsignor Caiazzo — la Settimana liturgica nazionale vuole mettere al centro l’incarnazione di Gesù Cristo che oggi, proprio attraverso la liturgia, continua ad attuarsi attraverso un “umanesimo in ascolto, concreto, plurale e integrale, di interiorità e trascendenza”. D’altronde la liturgia, mistero celebrato, si fa azione nella vita». È dall’ascolto dell’annuncio della Parola che Dio si rivela a ogni singolo credente: «Storia universale della rivelazione, quindi della nostra salvezza. Nonostante tutto, nessun credente sarà mai capace di cogliere Dio nella sua pienezza, ben sapendo che non possiede la verità, ma è posseduto dalla verità». Ciò significa, spiega ancora il presule, che, «per quanto Dio si sia rivelato, rimane pur sempre il Dio nascosto. Tutto questo lo si sperimenta con mano nell’azione liturgica della Chiesa dove l’opera di Dio-Trinità appare nella sua pienezza rivelatrice ma sempre misteriosamente nascosta. È, appunto, il mistero celebrato nell’azione per la vita. Ogni spiegazione teologica, razionale, emozionale, trova la sua concreta realizzazione nella santa liturgia». Quest’ultima, conclude l’arcivescovo di Matera-Irsina, «è il luogo privilegiato in cui si celebra l’umanità di Cristo, uomo tra gli uomini, che rivela la sua divinità perché gli uomini si rivestano di lui, celebrando la propria salvezza».

© Osservatore Romano - 29 agosto 2018